Home Cronaca Un’inchiesta che fa tremare la Regione Toscana

Un’inchiesta che fa tremare la Regione Toscana

by Rosario Sorace

Un terremoto colpisce la regione Toscana! Una nuova inchiesta coinvolge il capo di gabinetto del Presidente Giani, Ledo Gori. Un’inchiesta che si preannuncia dai risvolti clamorosi soprattutto per il Partito Democratico. Si tratta di fatti corruttivi e di un traffico illecito di rifiuti nel comparto conciario, in cui oltre a Gori è coinvolto un imprenditore legato alla ‘ndrangheta.

Nell’inchiesta non è indagato il Presidente Giani anche se viene citato da due degli arrestati che avrebbero chiesto in diverse occasioni e ottenuto la nomina di Gori a capo di gabinetto in cui quest’ultimo doveva garantire il comparto conciario.

In realtà secondo gli inquirenti operava un’associazione a delinquere che avrebbe avuto proprio in Gori un elemento essenziale che fungeva da trait d’union con la struttura della regione, quindi, la sua nomina era fondamentale nella dinamica de presunto patto corruttivo.

«In particolare da Aldo Gliozzi, Piero Maccanti, Giulia Deidda, Alessandro Francioni e Franco Donati, veniva formulata la promessa a Ledo Gori di utilità di carriera, consistita nel fatto che sarebbe stato riconfermato nel suo incarico dirigenziale anche con il nuovo presidente eletto, promessa accettata da Gori in cambio della sua incondizionata disponibilità a assecondare le richieste dei vertici del sodalizio criminoso in materia ambientale», afferma nell’ordinanza il giudice Antonella Zatini.

In effetti, due degli arrestati Gliozzi e Maccanti, che sono finiti ai domiciliari, hanno incontrato durante una cena nel marzo 2020 e in successive visite elettorali nel comparto industriale anche il presidente Giani e avrebbero fatto comprendere al futuro presidente che la nomina di Gori a capo segreteria «era una condizione essenziale per avere il sostegno dell’associazione conciatori, dei suoi imprenditori consorziati e del bacino di voti che erano in grado di orientare, essendo Gori il loro uomo di fiducia e gradimento», spiega il giudice.

Dunque Gori veniva nominato capo di gabinetto, con uno stipendio di 100 mila euro l’anno, appena il giorno dopo la proclamazione a presidente della regione Toscana di Eugenio Giani. Da quel momento in poi Gori si fa carico delle richieste di questo “sodalizio” svolgendo un ruolo di condizionamento sulle scelte del direttore dell’agenzia regionale di protezione ambiente anche perché si evitassero i controlli dovuti o che comunque fossero compiacenti.

Nel caso contrario si poteva anche giungere alla rimozione del direttore e, in tal senso, Gori si è impegnato a stabile accordi che contenessero prescrizioni derogatorie alle norme statali sugli scarichi. Secondo gli inquirenti questi suoi comportamenti illeciti sono iniziati nel 2010 quando era stato nominato capo di gabinetto e sono proseguiti nel tempo fino alla conferma, con l’elezione di Giani.

Sono ben 19 le persone indagate e a 16 viene contestata l’associazione a delinquere finalizzata alla commissione di delitti contro l’ambiente, a cominciare dall’illecito smaltimento degli scarti della lavorazione conciaria fino all’inquinamento ambientale di corsi d’acqua. Per queste attività con finalità illecite, l’associazione avrebbe esercitato pressioni sulla Regione e sulla pubblica amministrazione, in particolar modo sulla regione Toscana.

Oltre al capo di gabinetto Gori, risulta indagato anche un altro nome eccellente, il consigliere regionale del Pd Andrea Pieroni, che è accusato di corruzione poiché avrebbe presentato un emendamento, in materia di scarichi e autorizzazioni ambientali, del quale «non conosceva il contenuto tecnico dietro la promessa di 2-3 mila euro da erogarsi in concomitanza con la campagna elettorale delle elezioni regionali tenutesi nel settembre 2020».

Risulta indagato anche un noto imprenditore, Francesco Lerose, che è accusato anche dell’aggravante di aver favorito la cosca di ‘ndrangheta Grande Aracri, con cui manteneva un legame di natura affaristica. Tutto ciò gli ha consentito di ricevere lavori in collaborazione con altre imprese riconducibili a cosche alleate come quella Gallace-Arena per lavori finalizzati a occultare e smaltire illecitamente rifiuti.

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