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“Un paese senza Arbasino”

by Rosario Sorace

Alberto Arbasino si è spento dopo una lunga malattia all’età di 90 anni. Una figura importante della cultura e della letteratura italiana della seconda metà del novecento, possedeva una formazione illuminista che sapeva conciliare genialità, arguzia, umorismo e senso critico.

Un uomo inquieto che si è contraddistinto per la sua capacità di virare i percorsi culturali e le scelte di vita. Questa qualità si notò fin dalla più giovane età, infatti, si era iscritto alla facoltà di medicina a Pavia, per poi cambiare idea, passando a studiare legge alla Statale di Milano, dove si era laureato nel 1955 svolgendo, per breve tempo, anche il ruolo di assistente universitario.

Ma lui era un uomo dotato di creatività e fantasia, così si dedicò con voracità e intensità agli studi dei classici della letteratura. Arbasino, dimostrava fin da subito una cultura flessibile e immensa, ridondante di studi classici e di riferimenti europei, gli piacevano oltre ai libri, il teatro, le mostre e l’arte.

Cominciò a collaborare con riviste quali: L’illustrazione italiana, Officina e Paragone, fino a quando nel 1963, dopo aver pubblicato il suo primo romanzo Fratelli d’italia, entra a far parte del Gruppo ’63, un movimento sperimentalista che aspirava a modernizzare la letteratura italiana con stilemi e contenuti nuovi, e fu così che entrò in rotta di collisione con l’élite degli scrittori più famosi.

Arbasino amava viaggiare e girare l’Europa e il mondo, alla ricerca di differenze e sfumature che evidenziavano l’essenza delle varie realtà visitate. La trama dei romanzi, per lui, era solo un pretesto per descrivere colori ed atmosfere.

Scrittore, saggista, poeta, ha scritto libri davvero dotati di grande vitalità e originalità, essendo sempre all’avanguardia nell’asfittico e provinciale mondo culturale italiano. Tra le altre opere da ricordare: “Parigi o cara”, “Un Paese senza”, “Paesaggi italiani con zombi”, “L’ingegnere in blu” e “La vita bassa”, testi che hanno delineato il suo primo stile. Opere sempre colme della sua inimitabile ironia fatta di giochi di parole e satire esilaranti; tra questi ricordiamo “La casalinga di Voghera” e “gita a Chiasso”. Nel 2009 sono usciti i due volumi dei Meridiani dedicati ad Arbasino, curati da Raffaele Manica, che lo definiscono meritatamente come uno dei maggiori autori del Novecento.

Oggi ci svegliamo citando il titolo di un suo libro: “Un paese senza.. Arbasino”.

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