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UN DISEGNO NEO-CONSERVATORE

by Bobo Craxi

Bisogna cogliere la sostanza politica nella tradizionale conferenza stampa di fine anno del presidente del Consiglio che quest’anno per la prima volta era Giorgia Meloni.

Conferenze Stampa, sia detto per inciso, che hanno una formula antica che le trasforma di fatto in un lungo monologo del Capo del Governo perché il rappresentante della Stampa non ha alcun diritto di interlocuzione né di replica per dichiararsi soddisfatto o insoddisfatto della risposta (sorta di question-time). Roma sostanzialmente come Mosca.

Meloni gigioneggia essendo una politica empatica, nella sostanza ha sciorinato con acidità tutto il repertorio ammuffito del peggior reazionarismo, ma questo era abbastanza scontato (decretazione d’urgenza che strizza l’occhio ai novax, inasprimento inumano dell’ergastolo e delle incomprensibili nuove pene sulle festicciole illegali, rinominati “rave” dal governo che protegge la lingua italiana, offensiva contro le organizzazioni umanitarie attraverso sgambetti puerili del ministero dell’interno e ammende per scongiurarne l’azione).

I punti politici rilevanti però sono altri, almeno due abbastanza vistosi perché nascondono un disegno politico chiaro, legittimo ma che rileva una lucidità di cui Giorgia Meloni ne é solo l’interprete e non l’ispiratrice.

Innanzitutto la messa in liquidazione preventiva dell’attuale Presidente della Repubblica non a caso mai citato nel corso della conferenza se non indirettamente quando ha di fatto delegittimato il cosiddetto “patto del Quirinale” con la Presidenza Francese i cui contorni la Meloni ha definito “non chiarissimi”.

Un’aperta polemica con Mattarella, un ennesimo sgarbo al partner continentale. Europa di cui ha delineato i limiti (analisi condivisibile) ma di cui non intende affatto correggerne i difetti non volendone rilanciare il disegno politico ma annacquarlo e in definitiva scioglierlo nel mare dell’isolamento sovranista.

Vistosa contraddizione con l’analisi che ha compiuto sulle difficoltà di affrontare le conseguenze della Globalizzazione senza un adeguato “fronte comune” con le altre nazioni europee.

Il declassamento preventivo del Presidente della Repubblica avviene allorquando si profila la volontà di perseguire la via plebiscitaria, e non parlamentarista, al Presidenzialismo; e dietro questo disegno si staglia la figura di Mario Draghi, citato e ringraziato a più riprese anche con uno zelo in eccesso perché è a lui che il disegno neoconservatore si rivolge per guidare in Italia la nuova fase che si apre nel tentativo di riordine globale.

Per questo possono essere non accantonati ma derubricati i giudizi politici sulle rivendicazioni Almirantiane della Meloni sul MSI (“non rinnegare, non restaurare”) e la frettolosa analisi sulla crisi morale del Parlamento Europeo (che non intende affatto considerare istituzione fondamentale per l’avvenire) attribuita alla sola famiglia “socialista” canzonata con disprezzo, sentimento che ricambiamo con viva cordialità.

La navigazione governativa non procede affatto a vista perché é assai focalizzata ed ha un disegno chiaro in sintonia con una larga alleanza di neoconservatorismo internazionale che può contare oggi su un terminale italiano consistente nell’opinione generale del Paese.

Ma il primo punto in questione riguarda la “coabitazione” politica tra un Capo dello Stato legittimo ed un Governo che finge di ignorarne l’esistenza.

Ed il rapporto con un sistema Parlamentare che esiste ancora come esiste nel Paese, seppur tatticamente divisa, una opposizione di Centro e di Sinistra, progressista, laica, cattolica, liberale, riformista. Ed essa può e deve scongiurare l’affermazione di un disegno politico neo-conservatore nel nostro Paese.

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