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Un bis da non sprecare

by Nico Dente Gattola

Nel 2013 all’indomani della rielezione di Giorgio Napolitano, si disse che si trattava di un evento straordinario e che non si sarebbe dovuta più ripetere una circostanza del genere.

Il tutto accompagnato da un preciso impegno dei partiti e del Parlamento ad avviare concretamente un percorso di riforme.

Nove anni, nel 2022, volenti, o nolenti, siamo nelle stesse condizioni di allora con la rielezione al Quirinale di Sergio Mattarella, con i partiti paralizzati dai veti incrociati e del tutto incapaci di riuscire ad individuare una figura capace di succedere al Presidente uscente.

In una settimana la politica italiana ha dimostrato i suoi limiti e di essere, al di là della vicenda, impantanata e in preda all’immobilismo più totale.

Candidati e candidate bruciati a volte senza nemmeno entrare in aula, con modalità a dir poco approssimative, forse senza nemmeno consultare la prescelta o il prescelto.

Ogni nome veniva bloccato dallo schieramento opposto o anche dal proprio, con uno “scouting” che ha sollecitato più di una perplessità.

Per dire, i tanti esponenti politici che si sbracciano nel ribadire che nel nostro Paese manca ancora una parità uomo – donna, cui troppo spesso si manca di rispetto, non escono benissimo dalla vicenda.

Come giustificare altrimenti la scelta di puntare sulla figura, prima, di Elisabetta Casellati e, poi, su Elisabetta Belloni? Nel caos più totale, senza verificarne la fattibilità si è puntato su dei nomi, solo perché donna, per uscire dall’impasse.

Con la speranza che indicare una candidata donna, potesse convogliare voti e quindi risolvere il problema. Per inciso, per molti parlamentari, non era tanto trovare il successore di Sergio Mattarella, quanto piuttosto quello di evitare le elezioni anticipate.

Laddove invece una candidatura al Colle, deve restare coperta fino all’ultimo, e deve essere preparata con cura e ben organizzata nei dettagli.

Tanto per esser chiari, al di là dello schieramento politico, la candidatura Casellati, era di altissimo livello, perché si parla della seconda carica dello Stato, di una persona che ha una discreta esperienza politica.

Candidatura che, in linea teorica, avrebbe avuto tutti i requisiti per riuscire a fare breccia, ma che invece, buttata sul tavolo delle trattative all’improvviso e senza alcun presupposto ha finito per naufragare; bocciata persino da franchi tiratori del proprio schieramento politico.

Ma questa è solo una parte degli errori, che sono apparsi, è il caso di dirlo anche di strategia in primo luogo dei leader dei vari schieramenti.

Salvini e Conte, in tal senso, hanno dimostrato se non altro scarsa lucidità e acume politico, e anche se l’ex premier si può anche capire visto che sostanzialmente si è sempre ritrovato al di fuori delle esperienze politiche, eccezion fatta per Palazzo Chigi, dal Capitano ci si aspettava decisamente di più.

Questo al pari di Giorgia Meloni che, pur sentendosi forte di un consenso esteso nel Paese, alla prova dei fatti ha dimostrato di non riuscire a coalizzare gli altri leader attorno a se.

Enrico Letta e Matteo Renzi, si può dire che invece, siano riusciti a limitare i danni sia pur da prospettive diverse; il segretario Dem può sempre intestarsi l’elezione bis di Mattarella e quanto meno non vede segnali di logoramento della propria leadership.

Per quanto concerne Renzi, va detto che stavolta non era lui a dare le carte ma ha dimostrato fiuto politico, che lo ha portato a capire dove si stava andando.

Ma in ogni caso, senza cedere alla retorica e al populismo che ne deriverebbe, nella recente rielezione di Mattarella, la classe politica italiana non ne esce assolutamente bene, fornendo ulteriore prova dello stallo in cui si trova il nostro paese.

Sarebbe stato molto meglio , senza trascinare questa situazione per una settimana , puntare direttamente su questa soluzione si dal primo momento.

Anche perché i grandi elettori, non hanno mai dato davvero la prova di voler giungere ad una soluzione, perché in definitiva i nomi sul tavolo spendibili erano diversi.

In tal senso anche Pierferdinando Casini, sarebbe stato un candidato con tutte le carte in regola, ma che non è arrivato nemmeno lui in aula.

Un quadro per nulla positivo e che non lascia sperare niente di buono per il paese e non rimane che sperare che,0 a differenza del recente passato, il secondo mandato di Sergio Mattarella sia foriero di una stagione di riforme in primo luogo per la politica italiana.

Ecco perché questo è un bis da non sprecare, anche perché il livello delle istituzioni italiane è ormai vicino al collasso.

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