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Trump ha le prove: “Il virus cinese arriva da un laboratorio”

by Silvia Roberto

Continua la battaglia di Trump contro la Cina, additata come la colpevole (con dolo) dell’epidemia da Coronavirus. Il presidente Usa ha sempre sostenuto che il virus sia nato in un laboratorio di Wuhan e che la potenza cinese sapesse tutto. Parlando con la stampa alla Casa Bianca e rispondendo alla domanda di un reporter che gli ha chiesto da dove provenisse questa sua alta convinzione di responsabilità, Donald Trump ha risposto di non poter raccontare i dettagli affermando però: “Lì deve essere successo qualcosa di terribile. Può essere stato un errore, qualcosa che si è sviluppato inavvertitamente, oppure qualcuno lo ha fatto di proposito”. Ma c’è di più perché quando l’agenzia Reuters gli ha chiesto se avesse prove di quanto dichiarato lui ha risposto “Sì, sì, le ho viste”, precisando però di “non poter parlare oltre”.

E così la Dni, la Direzione Nazionale dell’Intelligence, (per capirci l’agenzia dei servizi segreti americani) prosegue l’indagine sull’origine della pandemia, nonostante escluda l’ipotesi che il virus sia stato creato da sperimentazioni in provetta. Le agenzie federali, come si evince da una nota, “concordano con il largo consenso scientifico riguardo al fatto che il virus che causa Covid-19 non è stato fabbricato dall’uomo o geneticamente modificato”. Ciononostante “la comunità di intelligence continuerà a esaminare in modo rigoroso ogni tipo di informazione per determinare se la pandemia trovi la sua origine da contatti con animali infetti o da un incidente in un laboratorio a Wuhan”.

Trump non molla neanche sul risarcimento che chiederà alla Cina. Gli Stati Uniti pretendono “centinaia di miliardi di dollari” da Pechino, come riparazione ai danni causati dalla diffusione della pandemia. A rincarare la dose c’è anche il Segretario di Stato Mike Pompeo, supportato da gran parte del partito repubblicano, che più volte, in queste settimane, ha accusato il Partito comunista cinese di aver nascosto i dati sul virus, impedendo di fatto, al resto del mondo, di agire per tempo. Inoltre, interrogato su possibili misure punitive contro la Cina per la pandemia di Coronavirus, il tycoon ha detto che non ha bisogno di fermare il pagamento dei debiti alla Cina e che può imporre tariffe.

Ecco, sul debito contratto dal Tesoro americano con la Cina è arrivata la proposta della senatrice repubblicana Marsha Blackburn, ovvero cancellare il rimborso dei titoli in scadenza senza più versare gli interessi che ammontano a circa l’1,2% sui 1.100 miliardi degli Us Bond in possesso dei cinesi. Anche il senatore repubblicano Tom Cotton, ha chiesto di “sganciare l’economia americana da quella cinese” imponendo alle multinazionali statunitensi attive in Cina di rientrare. Mentre Lindsey Graham, ha chiesto che Pechino venga “punita”.

Un tasto dolente quello di voler chiedere i danni alla Cina perché presupporrebbe “modificare” o addirittura “interrompere” i rapporti personali, che fino a oggi risultavano molto buoni, con il presidente Xi Jinping. In effetti un conto è confrontarsi su accordi commerciali, un altro invece è continuare a mantenere dei rapporti, professionali o personali che siano, anche quando si viene additati come responsabili di una pandemia globale. A Tal proposito un portavoce del ministro degli esteri cinese, Geng Shuang, ha dichiarato che “gli Usa dovrebbero sapere che il loro nemico è il Covid-19, non la Cina. Vogliono chiamarci a rispondere della nostre presunte responsabilità? Non ci sono basi legali, non esiste un precedente internazionale”. Chissà come andrà a finire. Nel frattempo un’altra storia inquietante e triste si è affacciata a Brooklyn, New York.

La polizia, chiamata a seguito di alcune segnalazioni di cittadini residenti nella zona, lamentando un odore nauseabondo proveniente da due camion di proprietà di un’agenzia di pompe funebri, la Andrew T. Cleckley Funeral Home, ha fatto una macabra scoperta. All’interno dei mezzi sono stati trovati un centinaio di corpi ammassati e accatastati gli uni sopra gli altri. Il titolare dell’agenzia si è giustificato dicendo che, a causa di un guasto del congelatore, ha dovuto noleggiare due autocarri per sistemare le salme in attesa di poter proseguire con la sepoltura o la cremazione. Una scena triste quanto raccapricciante che ci fa rendere conto di come questo virus ci abbia e ci stia facendo male.

Gli Stati Uniti risultano il primo Paese per decessi, anche se dire primo non è propriamente corretto in quanto l’America è molto più grande ed estesa, anche in rapporto al numero della popolazione, rispetto al nostro e ad altri Paesi coinvolti. A oggi, risultano oltre 1 milione di casi e oltre 60 mila morti. Tanti, troppi anche se sono in calo. L’augurio è che tutto questo possa finire presto, che si possa tornare alla quotidianità, ai rapporto sociali, alle cene con i parenti e gli amici, agli abbracci, alle strette di mano. Ma la domanda è: “Ma sarà davvero così? E quando?”

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