Home Attualità Trattativa Stato-Mafia, Alfonso Sabella: “L’intervento dei Ros fu un grave errore strategico, politico ed etico”

Trattativa Stato-Mafia, Alfonso Sabella: “L’intervento dei Ros fu un grave errore strategico, politico ed etico”

by Rosario Sorace

Ci sono innumerevoli reazioni alla sentenza sulla trattativa Stato-mafia e la maggior parte dei commentatori attendono le motivazioni che usciranno tra tre mesi.

I magistrati intervenuti sono stati assai cauti e tra questi spiccano le dichiarazioni di Alfonso Sabella che in modo schietto e onesto, come sempre, esprime un suo parere: “Non siamo pronti per conoscere e accettare laicamente cosa realmente accadde nel biennio delle stragi, abbiamo delegato la ricerca della verità ai giudici e solo in nostri pronipoti riusciranno a capire cosa è accaduto in Italia dal 1992 al 1994”.

Alfonso Sabella è stato un magistrato del pool antimafia di Palermo che catturò i capi mafia Giovanni Brusca, Leoluca Bagarella e Pietro Aglieri.

Attualmente è giudice a Napoli e offre la sua interpretazione sulla sentenza che sta destando tante discussioni e polemiche: “Ho letto di sconfitta, disfatta della procura di Palermo. Nulla di tutto questo è successo. I giudici d’Appello hanno confermato l’esistenza della trattativa, della minaccia di Cosa nostra allo Stato e dell’interlocuzione del Ros con i mafiosi. La ricostruzione è confermata, è mancato l’elemento soggettivo nei confronti degli uomini di Stato. La loro assoluzione dimostra che agirono per la ragion di Stato e non per minacciare il corpo politico dello Stato”, ha detto.

E sul fatto che i Carabinieri hanno agito al di fuori dell’ambito investigativo a loro concesso Sabella ha detto che “dobbiamo ripensare all’Italia nel 1992, vorrei ricordare l’espressione del viso atterrita dell’ex presidente della Repubblica Carlo Azelio Ciampi nel 1993 sul luogo delle bombe a Firenze. Eravamo un Paese in ginocchio ed è chiaro che l’intelligence, in questo caso il Ros, cercò di fermare le bombe. Possiamo discutere se fosse opportuna, se fossero loro i soggetti deputati, ma per chiedere una condanna vanno dimostrati i rilievi penali sui singoli comportamenti”.

Tuttavia, sul fatto che gli imputati non avessero coperture e che agirono autonomamente, Sabella ha rivelato che è “irreale pensare che si sia trattato di iniziativa autonoma di tre ufficiali, rimane da capire chi diede loro l’input. Ecco, questo è ciò che manca nel processo. Detto questo l’intervento del Ros fu un grave errore strategico politico ed etico. Fu sbagliato far capire alla mafia che lo Stato era pronto a scendere a patti. Per catturare Bagarella, Brusca o Aglieri, – ha sottolineato Sabella – non sono sceso a patti con nessuno”.

Tale processo e tutte le indagini, secondo il magistrato, “ci hanno consegnato una ricostruzione puntuale di quanto è successo e le condanne dei boss dimostrano che andava fatto. È mancato l’elemento soggettivo per gli ex ufficiali dell’Arma. Il concetto del non potevano non sapere non è stato sufficiente. Va detto che il Ros aveva il dovere di riferire alla procura e non di cercare coperture dalla politica”.

Sabella pensa anche che sia possibile ancora oggi ricercare la verità dei fatti e a tale proposito formula una proposta: “Solo una commissione parlamentare d’inchiesta che abbia i poteri dell’autorità giudiziaria, ma non sia legata a dover dimostrare le singole condotte delittuose può far luce su quegli anni”.

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