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Terapia al plasma: perché si è atteso così tanto?

by Romano Franco

Giorni fa, un’azienda ospedaliera di Padova aveva avviato una terapia sperimentale con il plasma. Ci sono stati 11 casi su 11 di persone guarite. Alcuni pazienti sono migliorati e sono stati dimessi dalla terapia sub-intensiva, nessuno è peggiorato. L’operazione richiede 2-3 donatori per paziente. Il sangue viene prelevato da un separatore cellulare che raccoglie il plasma e infonde la componente ematica del paziente.

L’intuizione è semplice e quasi elementare, ma perché si è atteso così tanto per attendere progressi in questo ambito, non è difficile pensare che la donazione di una persona che abbia sconfitto il covid-19 sia una specie di vaccino naturale, e dal principio dell’epidemia, quando ancora non era definita pandemia, hanno consigliato a tutta la gente, che ha contratto e sconfitto la malattia, di donare il sangue per effettuare gli studi. Ma nel frattempo cosa si è fatto?

Pure un ignorante capirebbe che mettere nel sistema piccole quantità di virus faciliterebbe il sistema immunitario a contrastarlo.

Il concetto di plasma convalescente è in pista da 30 anni. Inoltre, nelle altre due epidemie da coronavirus, ovvero la Sars del 2002 e la Mers del 2012 è stato adoperato con successo; infine l’Organizzazione mondiale della sanità ne ammette l’utilizzo nel caso di malattie gravi per cui non ci sia un trattamento farmacologico efficace.

Ma non era così per lo scienziato Burioni, medico pagato profumatamente che oramai stà più in televisione che a lavoro.

Una delle segnalazioni Whatsapp con il messaggio relativo all’ospedale di Mantova:

Ti do una buona notizia, certa, che è arrivata ufficialmente dall’ospedale di Mantova I morti per Covid-19 sono azzerati da quasi un mese. E viviamo in Lombardia, epicentro dell’epidemia. Ripeto AZZERATI. Anche soggetti quasi dati per spacciati, trasportati a Mantova sono guariti. Nessun miracolo, semplicemente a Mantova come sapete (e a Pavia) hanno utilizzato e testato il plasma iperimmune (ricavato dal sangue dei guariti). La fase di test è ultimata e la relazione che uscirà a breve sarà sorprendente.

Quindi la cura esisterebbe, e avrebbe costo quasi zero. Unico limite è che servono donatori, ma con la rete dell’Avis questo è possibile grazie anche all’opera di sensibilizzazione (a Mantova chi esce guarito dall’ospedale dona il sangue anche con piacere). Il noto virologo Burioni, quello che diceva che in Italia il pericolo era zero, ora va in tv (profumatamente pagato) a dire che il plasma ha un limite, e che sarebbe meglio un farmaco sintetizzato (chissà perché).

Nel messaggio viene poi riportato un post Facebook pubblicato dal Dott. Giuseppe De Donno dell’ospedale di Mantova:

Il Signor scienziato, quello che nonostante avesse detto che il Coronavirus non sarebbe mai arrivato in Italia, si è accorto in ritardo del plasma iperimmune.
Forse il Prof. non sa cosa è il test di neutralizzazione. Forse non conosce le metodiche di controllo del plasma. Visto che noi abbiamo il supporto di AVIS.
Glielo perdono. Io piccolo pneumologo di periferia. Io che non sono mai stato invitato da Fazio o da Vespa.
Ora, ci andrà lui a parlare di plasma iperimmune. Ed io e Franchini alzeremo le spalle, perché….
Importante è salvare vite!
Buona vita, quindi, Prof. Burioni. Le abbiamo dato modo di discutere un altro po’. I miei pazienti ringraziano.
PS: vedo che si sta già arrovellando a come fare per trasformare una donazione democratica e gratuita in una “cosa” sintetizzata da una casa farmaceutica.
Non siamo mammalucchi!
Sempre vostro
Peppino
PS: condividetelo amici. Forse arriviamo al Prof. E gli potrò chiedere un autografo!
NB: se voi condividete il post, attenzione! La mia introduzione scompare. Rimane solo il panegirico del Prof! Facebook ci spieghi?

Non si tratta di una tecnica nuova, la notizia è che in alcuni ospedali tale terapia sarebbe stata eseguita con successo. Il dottor Massimo Franchini, ematologo e primario del centro trasfusioni dell’ospedale di Mantova, lo spiegava bene il 2 aprile 2020 mentre annuncia la sperimentazione presso la sua struttura:

Al momento attuale, è evidente che in seguito a infezione naturale o sperimentale in modelli animali si sviluppano anticorpi policlonali in grado di neutralizzare il virus SARS-CoV-2. È in corso di consolidamento l’evidenza preliminare che la trasfusione di plasma da soggetti convalescenti a soggetti malati di SARS-CoV-2 possa avere una efficacia terapeutica. Va approfondito il ruolo degli anticorpi non neutralizzanti, che nel caso della SARS in alcuni casi hanno “stimolato” la replicazione virale. Tuttavia, risulta ancora difficile identificare le porzioni lineari o conformazionali bersaglio della proteina S, su cui impostare la produzione di anticorpi monoclonali a scopo terapeutico, su larga scala.

I requisiti:

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