Home Cronaca Tangenti all’Atm di Milano: l’ex Dirigente Paolo Bellini patteggia una pena a 5 anni

Tangenti all’Atm di Milano: l’ex Dirigente Paolo Bellini patteggia una pena a 5 anni

by Rosario Sorace

In Italia, piccole “tangentopoli” crescono. Infatti, proprio a Milano si è concluso il processo per tangenti all’Atm che ha visto come protagonista negativo l’ex dirigente Paolo Bellini che ha patteggiato una pena a 5 anni e che dovrà risarcire 150mila euro.

In questo caso vi è stata l’ammissione del funzionario che, dopo l’arresto, aveva chiarito nell’interrogatorio al Gip il sistema pilotato e truccato delle gare d’appalto tra le quali una grossa somma da oltre 100 milioni di euro.

Aveva ammesso di avere percepito mazzette e tangenti, mentre adesso, per gli altri indagati coinvolti, il processo è ancora in dibattimento.

Tutto nasce nel giugno del 2020 quando ci furono vari arresti nell’ambito di un’inchiesta nella quale viene evidenziata corruzione all’interno dell’Azienda dei trasporti milanesi e erano finite in carcere, oltre a Bellini, altre 12 persone.

L’inchiesta era coordinata dal Pm di Milano Giovanni Polizzi e si è riusciti a scoperchiare un “sistema” di mazzette e appalti truccati per i lavori di manutenzione ed innovazione delle linee della metropolitana.

Queste modalità, tipiche delle vecchie tangentopoli, erano state ideate proprio da Bellini che venne accusato di associazione per delinquere, corruzione e turbativa d’asta, patteggiando la pena e risarcendo 150mila euro, in parte già sequestrati nelle indagini.

Tale patteggiamento è stato accolto dal giudice Manuela Cannavale, che ha ratificato anche quello a 2 anni (pena sospesa) per Carmine D’Apice, dipendente dell’impresa Engineering Informatica.

Bellini aveva fornito la massima collaborazione davanti al Gip, Lorenza Pasquinelli ammettendo le colpe sul sistema di gare pilotate e sulle mazzette incassate.

Pertanto aveva riempito verbali di interrogatorio per descrivere il suo modo di agire definito nell’ordinanza appunto: “Metodo Bellini”, che si fondava “nell’offrire alle imprese interessate a partecipare alle gare” dell’Atm la sua “consulenza”, “sotto forma di fornitura di materiale e informazioni privilegiate, trafugate dalla stazione appaltante”, aveva ben chiarito nella nota il procuratore di Milano Francesco Greco subito dopo gli arresti.

In modo particolare, alle imprese veniva garantita la “possibilità di sopralluoghi riservati e perfino la supervisione e correzione delle bozze di offerta, sino all’indicazione precisa delle percentuali di ribasso da offrire ad Atm”, che è “parte lesa”, per prevalere sulle altre imprese concorrenti.

In tal modo Bellini incassava tangenti “proporzionali al valore dell’appalto e cadenzate mensilmente”. Di converso, le imprese vincitrici delle gare, dovevano “coinvolgere nell’esecuzione delle opere”, come subappaltatori, le società Ivm e Mad System “occultamente create e dirette dal funzionario infedele”, spiega la Procura , o altre imprese con cui poi Bellini “concordava” le mazzette.

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