Home Cronaca Steve Bannon, ex stratega di Trump, viene incriminato per oltraggio al Congresso

Steve Bannon, ex stratega di Trump, viene incriminato per oltraggio al Congresso

by Rosario Sorace

Tutti ricordano quando Steve Bannon, l’ex stratega di Donald Trump, venne accolto come un profeta dalla destra europea e italiana e quando fece il possibile per tentare di contribuire a costruire il rafforzamento delle spinte sovraniste.

Oggi l’ex braccio destro della della comunicazione della Casa Bianca è caduto in disgrazia negli Usa ed è stato incriminato per oltraggio al Congresso Usa, poiché ha rifiutato di offrire collaborazione alla commissione della Camera che si sta occupando dell’invasione a Capitol Hill dei sostenitori dell’ex presidente il 6 gennaio di quest’anno.

Adesso comparirà in tribunale e baldanzoso ha dichiarato: “Stiamo abbattendo il regime di Biden”. Nel caso di una condanna rischia un anno di carcere e una multa da 100mila euro.

Ora si è presentato negli uffici dell’Fbi ed è stato dichiarato in stato d’arresto, tenuto conto che risulta incriminato per oltraggio al Congresso avendo appunto negato la sua collaborazione alla commissione della Camera che sta indagando sull’invasione dei sostenitori dell’ex presidente Donald Trump.

Bannon è un esponente dell’estrema destra americana e dovrà comparire in tribunale. Sono due i capi d’imputazione a suo carico e oltre a quello di avere oltraggiato il Congresso c’è anche quello di essersi rifiutato di consegnare i documenti richiesti ed in tal senso si è rifatto allo stesso privilegio esecutivo di Trump sugli atti della sua presidenza invocando il medesimo diritto dell’ex presidente di rifiutarsi di consegnare alla commissione i documenti della sua amministrazione.

Bannon è stato uno degli artefici più importanti della vittoria elettorale di Trump del 2016, in particolar modo grazie all’infaticabile attivismo del suo sito di propaganda dell’estrema destra che dirigeva.

Poi Bannon è stato anche chiamato a ricoprire un ruolo dentro la Casa Bianca dove però è stato licenziato nell’agosto del 2017 dallo stesso Trump che aveva rimosso i vertici della sua prima amministrazione.

La svolta nella vicenda di questa figura del giornalismo e della politica americana è avvenuta lo scorso anno quando lo stesso è stato arrestato ed incriminato dai federali che lo accusavano di aver frodato i sostenitori di una campagna per la raccolta di fondi privati per la costruzione del Muro sul confine con il Messico.

Il 20 ottobre scorso la Commissione parlamentare ha approvato una risoluzione all’unanimità nei suoi confronti per il fatto che si è rifiutato di testimoniare nel corso dell’indagine e per questo aveva richiesto alla Camera di incolparlo formalmente.

A quel punto il presidente della commissione, il deputato democratico Bennie Thompson, ha sostenuto che l’ex guru “è solo nella sua sfida totale alla nostra citazione in giudizio”, mentre Liz cheney, anche lei rimossa dai vertici repubblicani proprio per avere osato criticare Trump, aveva sostenuto che la decisione di Bannon e dell’ex presidente di richiedere il privilegio esecutivo “sembra rivelare un’unica cosa”, ovverosia che lo stesso “Trump era personalmente coinvolto nella pianificazione e nell’esecuzione del 6 gennaio”.

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