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Seid Visin: Un Figlio d’Italia, masticato e sputato dalla politica ipocrita

by Romano Franco

E’ una triste verità che si va affermando nel tempo. L’Italia è un Paese intollerante e razzista, c’è poco da discutere. L’ennesima vittima del sistema è Seid Visin; l’ex promessa del Milan si è tolto la vita per colpa dei troppi commenti della gente sulla sua pelle.

Un caso che dovrebbe farci riflettere sui toni che molto spesso e volentieri utilizziamo per sfogare la nostra frustrazione, da destra a sinistra, nei confronti di una società che mira alla divisione e alla formazione di barricate che molto spesso e volentieri si propagano sulla pelle e il sangue delle povere vittime come Seid.

Il ragazzo si è tolto la vita come gesto estremo. Non riusciva a sopportare più la persecuzione legata all’intolleranza nei confronti del colore della sua pelle. Quanto può essere stupido e superficiale l’essere umano che giudica una persona solo da quello? Neanche il genio di Einstein riusciva a quantificarlo:

Due cose sono infinite: l’universo e la stupidità umana, ma riguardo l’universo ho ancora dei dubbi.

Il ragazzo, di origine etiope, era stato adottato da bambino da una coppia di Nocera Inferiore (in provincia di Salerno), aveva militato nelle giovanili del Milan e del Benevento.

Seid ha scritto che “ovunque io vada, ovunque io sia, ovunque mi trovi sento sulle mie spalle, come un macigno, il peso degli sguardi scettici, prevenuti, schifati e impauriti delle persone”.

L’addio di Donnarumma: “Ho conosciuto Seid appena arrivato a Milano, vivevamo insieme in convitto, sono passati alcuni anni ma non posso e non voglio dimenticare quel suo sorriso incredibile, quella sua gioia di vivere”. Gianluigi Donnarumma, giovane portiere della Nazionale di calcio, racconta all’Ansa il suo dolore per un compagno di strada perso troppo presto: “Era un amico, un ragazzo come me”.

Una sensazione terribile alla quale lui non era abituato, perché “non sono un immigrato. Sono stato adottato quando ero piccolo. Prima di questo grande flusso migratorio ricordo con un po’ di arroganza che tutti mi amavano. Ovunque fossi, ovunque andassi, ovunque mi trovassi, tutti si rivolgevano a me con grande gioia, rispetto e curiosità”.

Poi le cose sono cambiate: “Sembra che misticamente si sia capovolto tutto, sembra ai miei occhi piombato l’inverno con estrema irruenza e veemenza, senza preavviso, durante una giornata serena di primavera”.

Il testo integrale della lettera

Dinanzi a questo scenario socio-politico particolare che aleggia in Italia, io, in quanto persona nera, inevitabilmente mi sento chiamato in questione. Io non sono un immigrato. Sono stato adottato quando ero piccolo. Prima di questo grande flusso migratorio ricordo con un po’ di arroganza che tutti mi amavano. Ovunque fossi, ovunque andassi, ovunque mi trovassi, tutti si rivolgevano a me con grande gioia, rispetto e curiosità.

Adesso, invece, questa atmosfera di pace idilliaca sembra così lontana; sembra che misticamente si sia capovolto tutto, sembra ai miei occhi piombato l’inverno con estrema irruenza e veemenza, senza preavviso, durante una giornata serena di primavera. Adesso, ovunque io vada, ovunque io sia, ovunque mi trovi sento sulle mie spalle, come un macigno, il peso degli sguardi scettici, prevenuti, schifati e impauriti delle persone.

Qualche mese fa ero riuscito a trovare un lavoro che ho dovuto lasciare perché troppe persone, prevalentemente anziane, si rifiutavano di farsi servire da me e, come se non bastasse, come se non mi sentissi già a disagio, mi additavano anche la responsabilità del fatto che molti giovani italiani (bianchi) non trovassero lavoro”.

Dopo questa esperienza dentro di me é cambiato qualcosa: come se nella mia testa si fossero creati degli automatismi inconsci e per mezzo dei quali apparivo in pubblico, nella società diverso da quel che sono realmente; come se mi vergognassi di essere nero, come se avessi paura di essere scambiato per un immigrato, come se dovessi dimostrare alle persone, che non mi conoscevano, che ero come loro, che ero italiano, che ero bianco.

Il che, quando stavo con i miei amici, mi portava a fare battute di pessimo gusto sui neri e sugli immigrati, addirittura con un’aria troneggiante affermavo che ero razzista verso i neri, come a voler affermare, come a voler sottolineare che io non ero uno di quelli, che io non ero un immigrato. L’unica cosa di troneggiante però, l’unica cosa comprensibile nel mio modo di fare era la paura.

La paura per l’odio che vedevo negli occhi della gente verso gli immigrati, la paura per il disprezzo che sentivo nella bocca della gente, persino dai miei parenti che invocavano costantemente con malinconia Mussolini e chiamavano ‘Capitano Salvini’. La delusione nel vedere alcuni amici (non so se posso più definirli tali) che quando mi vedono intonano all’unisono il coro ‘Casa Pound’.

L’altro giorno, mi raccontava un amico, anch’egli adottato, che un po’ di tempo fa mentre giocava a calcio felice e spensierato con i suoi amici, delle signore si sono avvicinate a lui dicendogli: ‘goditi questo tuo tempo, perché tra un po’ verranno a prenderti per riportarti al tuo paese’. Con queste mie parole crude, amare, tristi, talvolta drammatiche, non voglio elemosinare commiserazione o pena, ma solo ricordare a me stesso che il disagio e la sofferenza che sto vivendo io sono una goccia d’acqua in confronto all’oceano di sofferenza che stanno vivendo quelle persone dalla spiccata e dalla vigorosa dignità, che preferiscono morire anziché condurre un’esistenza nella miseria e nell’inferno.

L’ipocrisia della politica continua a farsi sentire senza vergogna

“La disperazione che emerge dalla lettera di questo ragazzo giovanissimo, nel fiore degli anni e delle energie  – sottolinea Mara Carfagna, ministro per il Sud e la Coesione territoriale – è una macchia che deve riempire di vergogna chiunque coltivi il disprezzo verso l’altro”.

Le reazioni politiche: “Se puoi, scusaci”. Lo scrive su Facebook il segretario del Partito democratico, Enrico Letta, rivolgendosi a Seid Visin. “La lettera di addio di Seid Visin è un pugno allo stomaco. Ma che società vogliamo essere? Mi auguro che anche una “certa” politica rifletta sulle conseguenze delle sue sprezzanti parole” twitta Laura Boldrini, deputata del Pd. “Chi sostiene che in Italia non ci sia un problema di odio razziale si rilegga quella lettera d’addio” scrive in una nota il deputato di LeU Erasmo Palazzotto.

“Il suo gesto estremo deve portarci a riflettere sulla nostra società e ammettere che abbiamo fallito” scrive su Twitter la sottosegretaria Pd, Caterina Bini. “Oggi parlano tutti e giustamente di ambiente, di transizione ecologica per salvare il pianeta. A volte mi chiedo se saremo in grado di salvarci da noi stessi” commenta il ministro delle Politiche agricole, Stefano Patuanelli.

Non tende a cessare la falsità della politica che, anche dopo un fallimento come questo, non riesce a fare a meno dell’ipocrisia propagandistica; quindi, dopo aver alzato i toni da una parte e dall’altra, molto spesso in maniera anche violenta, ci si dovrebbe solo vergognare.

Sono le politiche messe in campo dai vari leader che hanno scatenato il tutto:

Far venire immigrati in maniera regolare per avere soldi dall’Europa per poter dare 80 euro, a categorie già protette e tutelate, per ottenere il 40% alle europee, ad esempio, è stato controproduttivo.

Dire all’italiano che “l’immigrato ruba lavoro”, semplicemente perché le condizioni del lavoro in Italia fanno pena e il diritto del lavoro è stato sempre più inflazionato nel tempo dalle varie politiche di “finta sinistra” a favore delle aziende, è ipocrita.

Mettere in moto un gigantesco business privato per gestire e sfruttare il traffico di esseri umani solo per far arricchire coop e privati senza scrupoli, è disumano.

Non ci sono termini per descrivere l’odio e la violenza sdoganata nei confronti di chi non ha neanche un potere decisionale. E’ questa la bomba creata dalla politica. Quindi, se oggi si vuole parlare semplicemente per mettersi in mostra e sfruttare questo momento per aumentare la propria notorietà, lo si può fare solo per dimettersi o per vergognarsi del proprio operato.

Al posto di fare le farse, si sviluppino dei canali sicuri, si cambino le regole del gioco, si inserisca un salario minimo. Basta dare soldi a privati senza scrupoli che guadagnano spudoratamente e senza un controllo sul traffico di esseri umani. I problemi sociali e di razzismo si sono sviluppati proprio perché questi fenomeni non vengono mai affrontati.

Ma perché non vengono mai affrontati questi problemi?

Da una parte, semplicemente, perché c’è chi ha messo sul campo business, legalizzati, più remunerativi del traffico di cocaina, dall’altra, c’è chi utilizza la rabbia e la frustrazione per creare consensi. Quindi perché cambiare.

Quanto alla politica, il tema dell’immigrazione è molto divisivo e viene utilizzato, da una parte e dall’altra, solo per creare consenso e per distogliere la gente da problemi più gravi. Quali corruzione, disuguaglianze e le continue repressioni delle libertà.

Sarebbe facile condannare l’odio istigato da Casapound, o dalla destra più estrema. Ma sarebbe un ragionamento così semplicistico da essere solo controproducente. Casapound e destra estrema fanno breccia sul malcontento ignorato dallo Stato, che grazie alle politiche poco congeniate e fregandosene completamente degli equilibri sociali, tendono a creare questa bomba sociale sempre pronta ad esplodere.

Queste realtà, come Casapound, grazie ai problemi sociali scatenati dalle politiche degli ultimi anni, che da una parte parlano di diritti umani ma che dall’altra si gonfiano i portafogli sfruttando la disperazione e la ricerca della felicità di questa povera gente, fanno terra bruciata e inglobano nella loro causa, anche solo in maniera apparente, la difesa dei diritti di queste persone che senza una voce finisce per venire ignorata. La colpa non è né degli immigrati, o del popolo frustrato… La colpa è della politica ipocrita che si sporca le mani col sangue dei poveri ragazzi come Seid.

Seid era figlio d’Italia ed è finito schiacciato dalla nostra società proprio grazie all’opportunismo della politica, sempre armata di: Odio, violenza e tanto, tanto, menefreghismo. Addio Seid, solo cambiando le cose potremmo tener vivo il tuo ricordo.

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