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Le riflessioni politiche in un colloquio con l’ex Ministro socialista Salvo Andò

by Rosario Sorace

Ritrovo Salvo Andò, che conosco dagli anni Settanta, con cui ho condiviso lunghi anni di impegno politico e di trascorsi umani soprattutto negli anni ottanta, per intrattenere un colloquio su temi dell’attuale scenario italiano. Ex ministro della Difesa del governo Amato, giurista e ordinario di diritto pubblico, è stato un personaggio politico di primo piano del Psi, assumendo incarichi e responsabilità di grande rilievo nella storia socialista, dal 1979 al 1994 è stato parlamentare nazionale. Oltre che un brillante uomo politico, è un acuto studioso e lungimirante osservatore della realtà, adesso collabora con diversi giornali tra cui la rivista gloriosa del socialismo italiano Mondo Operaio . È stato anche rettore all’Università Kore di Enna ed attualmente è presidente di Labdem. Un lungo itinerario politico e personale che fanno dell’ex ministro un’autorevole interprete degli eventi che viviamo.

Sembra scemata la spinta propulsiva del ‘sovranismo da operetta’ che, con uno stile casareccio, ai limiti del grottesco ha investito l’Italia e adesso colpisce l’uso strumentale della religione di cui Salvini si è reso protagonista.
“L’uso della religione come nuovo canale di propaganda elettorale rappresenta ormai una vera e propria strategia politica del leader leghista, che ostenta, nei suoi comizi, rosari e immagini sacre per spiegare che Dio è con i leghisti e che confida nella protezione della Madonna per vincere le elezioni. Si tratta di una forma di sovranismo feticista, ma lui replica che dalla sua parte c’è un variegato mondo del tradizionalismo cattolico che si sente tradito dalle tendenze terzomondiste di papa Francesco, dal suo egualitarismo sinistrorso, dal suo anticapitalismo politicante. Oltre ad essersi candidato a capo di un futuro governo di estrema destra, ha cercato di conseguire per il suo partito un nuovo insediamento territoriale, facendone un partito nazionale e non più padano. Adesso tenta di rappresentare il partito dei cattolici integralisti, impegnato a dare voce ad un tradizionalismo ingiustamente messo ai margini dalla Chiesa di papa Francesco. Sono in tanti a diffidare di questa improvvisa scoperta della dimensione religiosa da parte di un politico che non è certo fulgido esempio di virtù cristiane”.

Pare proprio il riproporsi di un vecchio paradigma storico in cui l’integralismo cattolico diviene un’arma in più per aggregare consenso elettorale.
“Infatti il ritorno a forme di pratica religiosa in pubblico e l’ostentazione di simboli religiosi in campagna elettorale hanno rappresentato il ritorno ad una forma di collateralismo religioso che non si era mai più vista dopo le elezioni del 18 aprile del 1948. In questa direzione Salvini sembra muoversi all’unisono con ambienti e settori della destra tradizionalista, che dalla questione religiosa fanno un punto fermo per rivendicare una svolta a destra – anzi, all’estrema destra – dei sistemi politici in Occidente, creando un parallelo tra esasperato conservatorismo religioso e conservatorismo politico. L’altra Europa cui questi conservatori guardano pare essere un’Europa che nel nome del cattolicesimo rifiuta anche le società multietniche, considerate società del disordine nella misura in cui predicano e praticano il pluralismo religioso. Nei disegni di Salvini pare chiaro che la Lega, non più partito solo del Nord, dovrebbe via via diventare, in quanto partito nazionalista e di estrema destra, un baluardo che si erige a difesa di memorie, valori, consuetudini sociali tipiche di un certo tradizionalismo cattolico: quello conosciuto nell’800, allorché si pose come macigno destinato a fermare l’Unità d’Italia. Sicuramente il cattolicesimo politico negli ultimi anni ha modificato il proprio aspetto. Lontano dalla classe dirigente che si era formata dentro il grande partito democristiano, o dentro i movimenti sociali come l’Azione Cattolica (quadri che avevano appieno assimilato la lezione del rispetto della democrazia interna e della fondamentale importanza del dibattito), ci troviamo oggi di fronte a movimenti populisti e sovranisti come la Lega al cui interno manca ogni forma di democrazia e di rispetto delle regole della rappresentanza”.

Oltre il tentativo di riportare indietro le lancette della storia con operazioni propagandistiche retrodatate pare un arretramento culturale della destra.
“Mi pare che dentro questa condizione italiana il progetto salviniano, così concepito e manifestato, non solamente sembra vilipendere quella coscienza laica del nostro paese già interiorizzata per opera dei Padri della Costituente, ed in seguito difesa anche dal gruppo dirigente della Democrazia cristiana negli anni di costruzione del processo democratico, a partire dalle elezioni politiche del ‘48, cercando di mettere la mordacchia all’azione svolta dagli integralisti dei comitati civici di Gedda): ma offende in profondità la sensibilità di un cattolicesimo evoluto, oramai maturo, che si riconosce pienamente nella svolta impressa dal concilio Vaticano II. Questa maggioranza cattolica prova a reagire di fronte alla crociata lanciata da un leader (peraltro per sua stessa ammissione non praticante) che intende parlare ad una Italia ultra-bigotta oggi assolutamente residuale. Ma ciò che più di altro indigna il mondo cattolico è l’uso spregiudicato della religione a meri fini elettorali e politici. Si tratta di un disegno che molto probabilmente sarà portato avanti dal leader leghista con ancora maggiore determinazione in vista di una campagna elettorale che nelle sue intenzioni avrebbe dovuto profilarsi abbastanza vicina, rivendicando egli quotidianamente il mantra delle elezioni subito. Ci sembrano scontati i richiami (dei suoi suggeritori più colti, tuttavia reazionari) alla Gemeinschaft di Ferdinand Tönnies, intesa come comunità di sangue, di luogo e di spirito, operante contro l’isolamento dell’uomo contemporaneo, oramai senza radici perché vittima della filosofia dei Lumi, dello spirito critico e del deismo. Per Salvini questa forma associativa è il solo dato “primitivo”sul quale poggiare la reciproca fiducia umana. Il bersaglio suo pare essere l’ individuo astratto e isolato che si pensa libero e titolare di diritti universali”.

Nella storia del pensiero ci sono i germi di questa degenerazione contro l’epoca dei lumi di tipo conservatrice o reazionaria propugnata in questa fase storica.
“Ricordiamo che contro questa prospettiva, si erano scagliati, fino all’indomani della Rivoluzione francese, Joseph De Maistre, Louis De Bonald e Robert Lamennais, esponenti di un cattolicesimo ultra-reazionario. L’anti-individualismo e l’anti-universalismo contemporaneo, segnali inequivocabili dell’odierno comunitarismo, trovano in questi autori ogni giustificazione: la forma somma e i toni esacerbati della propria ideologia. Sia sufficiente qui ricordare la supremazia della ragione sociale su quella individuale, primato tenacemente stabilito e difeso da De Bonald; e la famosa dichiarazione di De Maistre, che diceva di non avere mai incontrato l’uomo di cui parlano le Dichiarazioni rivoluzionarie dei diritti, ma soltanto sudditi (francesi, italiani o russi): per non dire del suo anticostituzionalismo universale, per il quale «una costituzione che è fatta per tutte le nazioni non è fatta per nessuna: è una pura astrazione». In questo senso il cattolicesimo di Salvini pare essere l’affermazione di un cattolicesimo primitivo, teorizzato tra fine Otto e primi del Novecento, che non ammette riserve ed assume un senso totale: in questa prospettiva esso riveste una funzione molto differente dalla Chiesa cattolica. Ossia: ci troviamo di fronte ad una reazione (che si avvale di strumenti teologici obsoleti) contro il senso corrente di un cattolicesimo inteso come una Chiesa particolare”.

In queste posizioni pseudo ideologiche di Salvini c’è la pretesa di giustificare la chiusura ai migranti e disvela una tendenza razzista che, comunque, la Chiesa e la maggior parte dei cattolici respingono anche se crescono aree di tradizionalismo nel mondo cattolico. 
“Salvini cerca di presentarsi come vittima di una serie di complotti e congiure ordite da non ben identificati poteri forti (anzi fortissimi) che si muoverebbero soprattutto al livello sovranazionale, egli ha finito con il perdere il senso della misura, mirando sempre più in alto e prendendosela anche con Papa Francesco. Costui si sarebbe reso colpevole di alto tradimento perché troppo caritatevole con i migranti e in genere con la povera gente: ma soprattutto perché piange i morti annegati nel Mediterraneo. Per il leader leghista questi disperati andavano bene solo per essere enumerati in un suo elenco, con il quale dimostrava alla nazione che il loro numero decresceva grazie alla sua politica, consistente nella sistematica omissione di soccorso ai naufraghi. Ciò nella considerazione che ogni migrante che riesce ad approdare sulle sponde europee non solamente minaccia la sicurezza nazionale, ma giunge per infettare e corrompere la stessa identità della nostra comunità nazionale. Perciò un Papa che parla del Mediterraneo come di un “cimitero liquido” rappresenta il vero pericolo per la spregiudicata campagna di Salvini, che teme le preoccupazioni umanitarie del Pontefice e gli effetti che queste possano avere in tutto il pianeta. Inneggiando alla religione dei santi (peraltro citati a casaccio senza conoscerne la storia), lanciando anatemi e pronosticando niente poco di meno che la prossima rottura dell’unità della Chiesa cattolica, Salvini intende proporsi come punto di riferimento – anche attraverso l’invito a scendere in campo al suo fianco di un tradizionalismo cattolico oggi sempre più minoritario – di un’area sociale che nel nome dei valori traditi vuole fare tornare indietro le lancette della storia europea. Sicuramente esiste in Europa un tradizionalismo cattolico che magari si sente collocato ai margini della discussione pubblica perché angosciato dalle sfide della modernità, e che guarda all’estrema destra come ad un interlocutore politico naturale. Tuttavia il Papa non è il solo obiettivo di Salvini: nel giro di pochi mesi ha financo dichiarato guerra all’Onu, definita da lui stesso come un’accolita di nullafacenti. Ha poi dichiarato guerra ai pubblici ministeri che indagano su di lui perché patriota. In questo caso la polemica è stata molto flessibile, perché il leader leghista ha cambiato opinione, a seconda che le inchieste consentissero ai migranti di sbarcare o che esse coinvolgessero il personale delle navi dei soccorritori per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. Infine, da ministro degli Interni aveva spiegato che in materia di ordine pubblico era l’unica autorità legittimata”.

Dietro queste posizioni retrive e strumentali sembra esserci un’idea dell’Europa che ha il sapore della becera mistificazione e della manipolazione populista di una destra immatura.
“La Lega che fischia in piazza il Papa e che lo richiama al rispetto dei propri doveri non solamente come capo della Chiesa ma del cattolicesimo universale tout-court sembra essere preda, più che di un delirio d’onnipotenza, di una vera crisi di nervi: fattore che non promette purtroppo nulla di buono non solo per la stabilità politica del paese, ma anche per la sua pace sociale. Ci troviamo di fronte ad un leader che non è più in grado di governare i propri istinti distruttivi. La ricerca del consenso e la furibonda competizione con i 5 stelle e il Pd sta facendo perdere a Salvini il senso della realtà, quando lancia la crociata religiosa: considerato che non si registra nell’Europa contemporanea, almeno sul piano dei valori religiosi, quell’omogeneità che caratterizzava l’Europa cristiana, idealizzata dall’Europa carolingia. Evidentemente di quello che è accaduto in Europa nei secoli dell’età moderna non se ne rende conto. Una volta che si è conclusa l’età del bipolarismo, che si basava su una disparità insuperabile di status internazionale tra grandi, medie e piccole potenze, oggi si ragiona universalmente nei termini di “bisogni” e “doveri” della comunità internazionale, peraltro organizzata sulla base di un principio di eguaglianza tra i suoi membri. Perciò dovrebbe essere più facile ragionare di religioni mediterranee che fissano le basi della convivenza pacifica tra gli Stati che ne fanno parte, divenendo fattori aggreganti e modernizzatori. Dentro questa prospettiva di duratura pacificazione delle società multietniche è da irresponsabili paventare la minaccia islamica come un pericolo concreto, in grado di travolgere la Civitas christiana. Piuttosto, è segno di grande maturità valorizzare ogni tentativo di dialogo proveniente dal sud del Mediterraneo, anche al fine di favorire la secolarizzazione dell’Islam. L’Europa, considerata l’intensità dei processi di secolarizzazione che ne hanno unificato lo stile di vita, non può non considerare la diversità religiosa come una ricchezza. A ciò si aggiungano fattori storici che sono da considerare primari: l’Europa è la patria del concetto stesso di identità cristiana, e al contempo il continente che ha per primo sperimentato la compresenza delle tre religioni abramitiche. Oggi il cristianesimo può essere rivitalizzato se riesce a costruire un volto di civiltà che al di là della dottrina immutabile sappia leggere la realtà sociale, che sappia stare nella polis. Il cristianesimo poi non solo è basato su una netta divisione tra politica e religione, ma è anche la religione della mediazione in quanto imperniata sulla incarnazione. Da ciò l’importanza che per essa riveste la cultura, anche quella politica: per la prima volta nella storia dell’umanità, il cristianesimo ha messo l’uomo cosciente di fronte alle responsabilità verso se stesso e di fronte allo Stato. Sicché ha invertito un rapporto classico: non è più la polis che fa il cittadino, ma è il cittadino che fa la polis. Salvini di volta in volta si intesta in modo confuso tutte le battaglie della paura che possono dargli visibilità politica in tempi più recenti, alla fine della Guerra fredda, proprio dal cristianesimo sono venute fondate speranze per il risveglio spirituale della civiltà occidentale. Su questo punto si è speso molto Giovanni Paolo II, difendendo i diritti umani, e spiegando che essi costituiscono un elemento preminente dell’ideologia democratica. Eppure Giovanni Paolo II ha finito con l’essere citato a sproposito da Salvini, pur avendo durante il suo pontificato svolto un’ azione meritoria a sostegno dei diritti umani anche contro i diritti degli Stati: ha sostenuto il dovere dell’ingerenza umanitaria, ignorando deliberatamente quei principi del diritto internazionale che sancivano la sacralità della domestic jurisdiction. Proprio grazie al suo pontificato il fattore religioso è divenuto uno dei più forti elementi di identità dentro il processo di riassestamento degli equilibri mondiali. Perciò occorre partire da questa acquisizione, e non dalle tradizioni a cui si richiama Salvini, per costruire un’altra Europa, impiegando tutte le risorse politiche e materiali di cui essa dispone per promuovere un dialogo con i paesi della sponda sud del Mediterraneo non più basato sulle forme, più o meno esplicite, di colonialismo culturale, né su un approccio rigidamente relativista ai problemi della diversità etnica. Piuttosto che creare muri tra cristiani e islamici, partendo dal preconcetto che sia impossibile un dialogo tra essi occorre essere ottimisti in ordine ad una possibile diversa lettura del Corano, peraltro, fortemente auspicata dalle popolazioni che sono state protagoniste delle rivolte della primavera araba. L’Europa deve perciò respingere ogni forma di chiusura culturale alla diversità, intraprendendo un percorso opposto a quello auspicato da Salvini e dai sovranisti europei. Anziché comprimere l’intero sistema delle libertà civili e politiche per favorire l’avvento al potere di regimi autoritari, occorre valorizzare questo patrimonio culturale di libertà che costituisce la vera ricchezza della civiltà europea. In primo luogo la libertà religiosa: che costituisce una risorsa strategica per realizzare una vera coesione sociale. Ignorare ciò significa peggiorare le condizioni di vita dei cittadini europei e farne regredire la cultura. Peraltro appare ovvio che il Dio a cui Salvini fa riferimento non è il Dio della pietà, ma è un Dio della vendetta: un Dio che prescrive la violazione dei diritti umani, misfatto che avviene attraverso l’esibizione di simboli che nella storia europea hanno piuttosto rappresentato l’età dalla vergogna della nostra civiltà. Il capo della Lega continua ad esibire il Vangelo per rendere moralmente lecito il mettere a rischio le vite umane di disperati che si sono imbarcati per raggiungere l’Europa e salvare la propria vita e quella dei propri cari.

Adesso ci troviamo ad affrontare la post pandemia come si colloca la destra in questa fase rispetto anche ad un’emergenza che appare davvero difficile da superare con mezzi ordinari?
“Nonostante i continui appelli del Capo dello Stato a collaborare con proposte compiute pur nella distinzione tra governo e opposizione sia Salvini che la Meloni continuano a fare guerra al governo, disertando gli incontri con il governo e purtroppo per loro senza grandi idee sul futuro. Gli incontri degli stati generale che si sono svolti  a Villa Pamphili,  anche se hanno avuto il tono di un’innocua  parata ,sono serviti a consegnare una serie di proposte delle parti sociali nel momento in cui il nostro governo avrà a disposizione le considerevoli risorse europee e nazionali per fare ripartire il Paese. Ho notato che la stessa Confindustria pur accentuando le posizioni di critica al governo si mantiene a distanza di sicurezza dalle opposizioni. In questo senso la Confindustria ha dichiarato di condividere gli attuali indirizzi della politica europea e, quindi, implicitamente di essere distante da un’opposizione, soprattutto quella leghista ce parla abusivamente a nome delle imprese attaccando l’Ue.  Occorre quindi più che mai una democrazia negoziale basata sul confronto con le parti sociali che è stata richiesta sia dagli industriali che dai sindacati”.

Si stanno cercando di mantenere i posti di lavoro evitando i licenziamenti con una proroga sino a fine anno della cassa integrazione ma si rende necessario garantire nuovi posti di lavoro.
“Solo attraverso massicci investimenti si possono difendere i posti di lavoro. Bisogna quindi prorogare il blocco dei licenziamenti, ma anche incentivare le assunzioni accettando la flessibilità dei lavoro per ripartire e far crescere la produttività. Provvedimenti come il decreto dignità in questa ottica vanno sospesi, se si vogliono stimolare i rinnovi dei contratti a tempo determinato rimuovendo i limiti in esso previsti, considerato che le imprese non possono fare miracoli”.

Il governo ha affrontato bene la prima fase dell’emergenza ma adesso si tratta di decidere sulle linee di finanziamento dell’Ue con progetti operativi. C’è il nodo del Mes che agita la maggioranza con visioni che sembrano più che altro dettate da posizioni ideologiche.
“Tutte le risorse europee e nazionali costituiscono un indebitamento che peserà sulle future generazioni. Non riesco a comprendere le ragioni per rifiutare il Mes che sono 37 miliardi utilizzabili per la sanità pubblica bisognosa di un reale potenziamento e che ci consentirebbe di liberare somme importanti dal nostro bilancio che potrebbero essere destinate a rilanciare l’economia”.

L’Italia viaggia verso un Pil che sarà tra i più negativi in Europa e c’è una grande occasione di riscatto dopo la lunga trattativa sul Recovery Fund che ci pone in una condizione di poter programmare le riforme necessarie e i piani per dare attuazione alla ricostruzione.
“Pare giunto il tempo per Conte di compiere sul terreno delle  riforme non più rinviabili delle scelte che diano al governo una linea meno ambigua di quella sin qui tenuta. Ha senz’altro goduto della copertura offertagli da Angela Merkel ma adesso una volta definito il pacchetto di aiuti l’U.E. pretenderà che l’Italia mantenga le promesse. Di fronte all’ambizioso disegno della Merkel di rilanciare l’U.e. attraverso una massa di miliardi da destinare alla ricostruzione. Deve scegliere se schierarsi con chi in Europa si batte per aiutare l’Italia agevolandone la crescita o con i 5 Stelle, che sono il partito delle mance e degli sprechi. In tal senso ribadisco che  i 37 miliardi del Mes saranno disponibili subito e conviene prenderli senza nessuna condizionalità e con tassi di interesse irrisori. Mentre i fondi del Recovery Fund arriveranno tra qualche tempo. Ancora una volta si sono scontrati in Europa in clima pessimo lo schieramento della solidarietà e quello del rigore che rischia di paralizzare l’U.e. con l’esercizio incrociato del potere di veto. E’ auspiscabile, dopo il buon risultato ottenuto, che l’Italia svolga una ruolo positivo, dimostrando anzitutto di sapere fare i compiti a casa propria per evitare incidenti di percorso nella gestione dei finanziamenti europei. Conte,dunque, deve adesso dimostrare di essere in grado di fare le riforme strutturali promesse ,costi quel che costi”.

Si consolida l’impressione che non si sappia bene che strada prendere in quest’Italia ‘indecisionista’.
“Il Paese non si salva nazionalizzando le aziende in crisi, ma cercando di incrementare la produttività ,di promuovere l’innovazione ,di stimolare la competizione soprattutto nel campo delle concessioni pubbliche, di adottare coraggiose politiche redistributive che tengano conto dei meriti e dei bisogni”.

L’opposizione sembra immobile dentro un recinto di luoghi comuni dell’anti-europeismo e non collabora con proposte concrete e credibili. 
“Salvini, che di questa opposizione è il leader, non ha un’idea di Paese , né di Europa. Continua a promuovere un’anacronistica crociata contro l’Ue della quale poi sollecita l’aiuto. La sua strategia sembra quella di rendere ancora più indebitato il Paese spingendola dalla recessione al default.Oggi abbiamo bisogno di riforme vere, e non più annunci di riforme o di riforme dal titolo eclatante ma dai contenuti modesti. In questo senso il dialogo costante con la Commissione europea può aiutare il premier a superare le prevedibili resistenze che verranno non solo dall’opposizione ma anche dalla maggioranza”.

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