Home Attualità Scompare il grande storico Angelo Del Boca: Denunciò i crimini del colonialismo italiano in Africa

Scompare il grande storico Angelo Del Boca: Denunciò i crimini del colonialismo italiano in Africa

by Rosario Sorace

E’ morto uno dei più importanti storici italiani e grande figura della cultura storiografica europea, Angelo Del Boca, che ebbe il merito di fare luce su tutti gli aspetti del colonialismo italiano e che si è occupato dei crimini commessi dall’Italia nelle occupazioni militari in Africa.

Del Boca, nacque a Novara nel 1925 e fu un giornalista, saggista, docente universitario nonché combattente partigiano divenendo una vera e propria memoria delle vicende turbolente e drammatiche del periodo fascista. Aveva compiuto 96 anni e oggi l’Associazione Nazionale Partigiani d’Italia lo celebra con parole di ammirazione e affetto esprimendo “Profondo dolore”.

Il suo grande merito è stato indubbiamente quello di fare delle vere e proprie ricerche storiche per ricostruire il vero operato dei militari nelle guerre di conquista volute da Mussolini e dal fascismo nel Corno d’Africa e in Libia. Un uomo pervaso da una forte coscienza civile e molto sensibile che era anche capace di commuoversi al pensiero degli anni in cui aveva vissuto la guerra di liberazione e la lotta la fascismo.

“I valori che avevo acquistato durante la Resistenza erano tali che sono validi anche oggi”, diceva spesso con orgoglio ed emozione. In particolare provò senza posa e denunciò con vigore l’uso di gas contro la popolazione civile africana da parte dell’esercito coloniale italiano.

Del Boca in gioventù venne anche costretto ad arruolarsi nella Repubblica Sociale, instaurata da Mussolini, dopo l’8 settembre 1943 per evitare l’arresto e la deportazione del padre da parte dei nazisti. Tuttavia appena ne ebbe la possibilità, dopo che fu inviato in Germania per l’addestramento e rientrando in Italia, disertò dalle truppe della Rsi e si unì alla guerra di Resistenza sin dall’estate del 1944.

Quindi entrò a fare parte dei partigiani col nome di battaglia di “Tenente Angelo”, e aderì alle divisioni di Giustizia e Libertà. Ricostruirà la sua esperienza partigiana in vari libri e in particolare nelle opere “ La scelta” del 1963 e “Nella notte ci guidano le stelle” del 2015.

Affermò sempre senza mezzi termini ripudiando il nazionalismo esasperato: “Combatto non per la Patria – scrisse – ma per rivedere il volto di mia madre”.

Appena finita la guerra Del Boca si iscrisse al Psiup e iniziò la sua attività di storico con l’acribia di uno studioso attento, serio e documentato. Scrisse un primo volume nel 1965 sulla guerra d’Etiopia, e a metà degli anni ’70 dopo avere svolto l’attività di giornalista in qualità di caporedattore al “Lavoratore” di Novara e dopo avere lavorato come inviato alla Gazzetta del Popolo e al Giorno.

Dopo avere lasciato quest’ultimo giornale nel 1981 e anche la militanza nel Psi nello stesso anno, Del Boca si dedicò e concentrò anima e corpo sullo studio del passato coloniale italiano che gli ha consentito di realizzare numerose opere, denunciando per la prima volta da un punto di vista storiografico quello che allora era un tabù per la ricerca e, cioè, l’utilizzo, da parte italiana, dei gas contro i membri della resistenza e la popolazione dell’Africa.

Del Boca avviò una poderosa ricerca storiografica che gli consentì di pubblicare quattro volumi dedicati alla colonizzazione italiana dell’Africa orientale, poi due volumi legati alla conquista della Libia e anche due ampie biografie su Hailé Selassié e Muʿammar Gheddafi.

Questa sua complessiva rivisitazione della storia militare e politica italiana in Africa terminò all’incirca a metà degli anni ’80, e questa sua opera modificò profondamente il panorama degli studi sul colonialismo italiano.

Fortemente sollecitata dalla ricerca di Del Boca nell’ambito accademico, nacque una nuova generazione di storici, non solo italiani, ma anche africani ed europei, che presero lo spunto per occuparsi della storia dei paesi che un tempo erano dominati dall’Italia e dalle altre nazioni colonialiste.

La memoria storica sino a quel momento era legata soprattutto alle esperienze dirette degli italiani in Africa che furono mandati a combattere o che vi si trasferirono per lavorare colonizzare i nuovi territori. Si comprese con chiarezza che la maggior parte degli italiani avevano vissuto l’esperienza coloniale solo attraverso la propaganda del regime, che per la verità negli anni del dopoguerra fu velocemente dimenticata.

Del Boca, quindi, fu tra i primi studiosi italiani a denunciare le atrocità compiute dalle truppe italiane in Libia e in Etiopia anche ricorrendo a bombardamenti aerei terroristici su centri abitati e talora persino all’impiego di armi chimiche come iprite, fosgene e arsina contro le truppe combattenti e la popolazione civile.

Documentò con dovizia di particolari, inoltre, la creazione e l’utilizzo di campi di concentramento per l’internamento di guerriglieri e personalità nemiche nonché il ricorso alle deportazioni di massa, come avvenne con le popolazioni libiche della Cirenaica.

Per le sue coraggiose denunce Angelo Del Boca è stato per anni contestato dalla stampa conservatrice e dalle associazioni di reduci e di profughi italiani dall’Africa. Innanzitutto dall’ex ministro dell’Africa Italiana, Alessandro Lessona, il quale appena Del Boca iniziò alla fine degli anni ’60 a produrre la vasta documentazione della storia della campagna d’Etiopia e il ricorso italiano ai gas, polemizzò con lo storico sostenendo energicamente fino alla sua morte che l’Italia fascista non aveva mai usato le armi chimiche in Etiopia.

Lessona ricevette immediatamente il sostegno da coloro che erano reduci e nostalgici e così sin dall’elezioni dell’aprile 1963, Lessona fu eletto in un seggio senatoriale a Firenze per il MSI. Mentre solo dalla seconda metà degli anni ’80, con la pubblicazione completa dell’opera “Gli italiani in Africa orientale”, il dibattito si fece più intenso e interessò anche il livello politico.

Del Boca venne chiamato in causa nel 1982 dall’Associazione nazionale reduci d’Africa che dichiarò di voler portare lo storico in tribunale per queste pubblicazioni e per difendere la «tutela morale del sacrificio compiuto dagli Italiani in Africa».

Nello stesso anno la rivista “Il reduce d’Africa” scrisse un articolo colmo di offese e invettive nei confronti di Del Boca, in cui si affermò che se qualcuno si fosse ritenuto offeso da quanto scritto poteva agire con violenza e “recarsi dai Del Boca vari e provvedere da solo, a propria difesa, a difesa di ciò che fu e fece”.

Intanto la sua opera fece crollare la manipolazione e mistificazione delle vulgate storiche che nascosero i misfatti e i crimini italiani in Africa facendo incrinare nell’opinione pubblica il mito degli «Italiani brava gente», spesso utilizzato dalle destre italiane e dagli ambienti neofascisti.

Del Boca stesso, si è scontrato duramente anche con la storiografia vicina agli ambienti conservatori per cui certe cose non si possono dire perché deve semprer passare l’idea retorica e falsa che siamo “brava gente”. Da ricordare anche la sua polemica del 1995 con il giornalista Indro Montanelli il quale confutava le tesi di Del Boca e sostenne ostinatamente l’opinione secondo cui il colonialismo italiano fu mite e bonario, portato avanti da un esercito cavalleresco, incapace di compiere brutalità, rispettoso del nemico e delle popolazioni indigene.

Montanelli negò sempre che l’aviazione italiana abbia usato armi chimiche in Etiopia. Mentre nel 1996 Montanelli ricusò le sue precedenti posizioni e si scusò pubblicamente con Del Boca quando lo stesso storico dimostrò con una mole di documenti l’impiego di tali mezzi di distruzione.

Del Boca dimostrò che i militare italiani riuscirono a mantenere segrete l’uso delle armi chimiche allontanando i giornalisti dal fronte e utilizzando squadre del servizio per la bonifica del terreno. Non si limitò a questo ma rese noto anche come lo stesso Montanelli, durante i primi episodi di impiego delle armi chimiche, era stato ospedalizzato ad Asmara e dopo le sue dimissioni non era più tornato al fronte, per cui non poteva sapere come fossero andate le cose e non poteva essere considerato attendibile.

Confermò le ricostruzioni di Del Boca nel 1996 anche l’allora ministro della Difesa generale Domenico Corcione, che riferì al Parlamento che erano state state ampiamente utilizzate bombe d’aereo e proiettili d’artiglieria caricati a iprite e arsine durante la guerra d’Etiopia.

Del Boca, ebbe anche il merito di far conoscere diversi crimini di cui si era macchiata l’Italia, come quelli commessi durante riconquista della Libia a cavallo del 1930, la strage di civili nella capitale Addis Abeba a seguito della rappresaglia scatenata dagli italiani dopo l’attentato al generale Rodolfo Graziani del febbraio 1937, il massacro di monaci copti nella città-convento di Debra Libanòs nel maggio del 1937 – diretto dal gen. Pietro Maletti, che era voluto e rivendicato dallo stesso Graziani e poi anche le famigerate operazioni di “polizia coloniale” con cui si cercò di pacificare con la repressione e il terrorismo le diverse regioni dell’Etiopia.

Angelo Del Boca è stato professore di storia contemporanea all’università di Torino e insignito di tre lauree honoris causa a Torino, Lucerna e Addis Abeba. Innumerevoli i libri sul colonialismo italiano.

Nel 2005 scrisse uno dei suoi libri più noti che ebbe un grande successo “Italiani, brava gente?” che demitizza la falsità storica degli italiani “incapaci di crudeltà”.

In questo poderoso lavoro valuta un’ampia prospettiva che parte dal 1861 con la repressione dello Stato Unitario del fenomeno del brigantaggio per arrivare ai crimini commessi in Libia ed Etiopia, alla guerra d’occupazione nei Balcani e denunciò il fenomeno vergognoso del collaborazionismo della Repubblica Sociale Italiana nelle deportazioni nei campi di sterminio che spesso conveniva attribuire solo ai nazisti.

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