Scompare Daniele Del Giudice: si spegne un’altra stella della cultura italiana

Un’altra stella della cultura italiana si è spenta con la morte di Daniele Del Giudice, scrittore di grande talento e inventiva che oggi avrebbe dovuto ricevere un importante riconoscimento con la consegna del premio Campiello alla carriera.

Esordì nel 1983 grazie anche ad Italo Calvino che ne aveva compreso le doti di grande scrittore. Il suo romanzo che lo rese celebre fu “Lo stadio di Wimbledon”, che venne pubblicato da Einaudi e poi ancora la sua carriera divenne rapida e folgorante con “Atlante occidentale” , “Nel museo di Reims” e “Staccando l’ombra da terra”.

La sua vita è finita stanotte all’età di 72 anni e doveva ricevere questo premio a Venezia con la motivazione di essere considerato “uno dei più importanti scrittori contemporanei”.

Del Giudice era nato a Roma ed era malato da tempo, non avrebbe certamente ritirato questo prestigioso premio. Il suo debutto avvenne come critico letterario del quotidiano “Paese sera”, imponendosi da narratore di tematiche esistenziali fondate dal dubbio e da un’inesauribile curiosità.

Aveva comunque il piglio di una scrittura fondata sulla leggerezza tanto cara proprio ad Italo Calvino che sicuramente comprese come nei romanzi di Del Giudice ci fosse un’eredità che gli apparteneva.

Nel primo romanzo “ Lo stadio di Wimbledon” del 1983 si racconta di un giovane che aveva l’ambizione di fare lo scrittore e si reca a Trieste per andare a trovare un uomo di cultura di nome Roberto Bazlen, Bobi per gli amici, che era un critico letterario e traduttore, consulente editoriale di varie case editrici, a partire da Einaudi e fondatore di Adelphi con Roberto Calasso e Luciano Foà.

Mentre nel suo secondo libro, “Atlante occidentale” (1985), racconta il rapporto tra il fisico Pietro Brahe e lo scrittore Ira Epstein.

Nel 1988 ha pubblicato poi “Nel museo di Reims”, che tratta la vicenda di Barnaba e del suo tentativo di volersi fissare nella memoria le immagini di un museo, prima di diventare cieco.

Poi nel 1994 esce “Staccando l’ombra da terra”, un libro che contiene sei racconti dedicati al volo, che vinse il Premio Bagutta.

In questo libro vi è il racconto “Unreported inbound Palermo”, contenuto nella raccolta, sono stati tratti l’omonimo spettacolo teatrale di Marco Paolini che abbinava le musiche di Giovanna Marini e il dramma musicale di Alessandro Melchiorre.

Nel 1997 ha pubblicato la raccolta di racconti “Mania“ e poi nel 2001, riprendendo la tematica di “Unreported inbound Palermo” ha scritto insieme a Marco Paolini “I-Tigi, Canto per Ustica”, testo di uno spettacolo teatrale sulla tragedia del Dc9 Itavia precipitato nel 1980.

Lo spettacolo, prodotto da Accademia Perduta/Romagna Teatri, è andato in scena a Bologna e a Palermo nel 2000 nell’ambito del ventennale della strage e quindi è stato pubblicato in una confezione con libro e dvd.

Nel 2009 ha pubblicato “Orizzonte mobile”, altro libro composito ma unitario. Più recentemente sono stati raccolti suoi scritti nei due volumi “In questa luce” (saggi e scritti autobiografici, 2013) e “I racconti” (2016).

Bisogna ricordare anche i suoi saggi letterari, in cui spicca l’introduzione alle Opere complete di Primo Levi (1997 e 2016). Nel 2002 gli è stato assegnato il Premio Feltrinelli – Accademia dei Lincei per il complesso della sua opera narrativa.

Lo scorso 27 luglio gli è stato assegnato il Premio Campiello alla carriera con questa motivazione scritta dal presidente della Giuria dei Letterati 2021 Walter Veltroni: “Daniele Del Giudice ha scritto libri emozionanti e colti, ha indagato l’universo dei sentimenti umani e quello, solo apparentemente lontano, della tecnica e della meccanica. E il premio, davvero alla carriera, onora con immenso affetto uno dei massimi protagonisti della vita letteraria, culturale, civile Del nostro tempo”.

Durante la sua carriera, ha ottenuto numerosi riconoscimenti fra i quali il Premio letterario Giovanni Comisso nel 1985, il Premio Bergamo nel 1986 e, per due volte, nel 1994 e 1997, è stato selezionato per il Premio Campiello.

I romanzi e le sue opere sono stati tradotti in varie lingue. Poi nel giugno del 2014 vivendo in condizioni disagio economico gli era stato concesso un assegno straordinario vitalizio in base alla Legge Bacchelli.

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