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Sanzioni, guerra e bombe sociali: Il tecno-populismo di Draghi incanta ancora

by Romano Franco

La guerra in Ucraina è pesante per la nostra economia e il premier, Mario Draghi, dopo i rincari folli di luce, gas e metalli e senza una soluzione alternativa, chiede ulteriori sacrifici alla politica e agli italiani già sull’orlo del collasso.

“Serve fiducia e serve unità”, implora il premier.

Insomma la solita minestra, condita dal presidente del Consiglio, che chiede pieni poteri sotto forma di fiducia e, al contempo, invita i cittadini e i politici italiani a firmare una specie di assegno in bianco con una “sorpresa” che puzza di crisi economica e di bomba sociale.

Durante la presentazione del Def il premier e il ministro dell’Economia, Daniele Franco, hanno rassicurato gli italiani con un po’ di sano populismo tecnico.

“Il governo e la maggioranza devono dare segnali in termini di fiducia – ha detto Draghi -. Bisogna dimostrare che il governo e il parlamento siano in grado di dare risposte a famiglie e imprese, ma anche proseguire il lavoro sul Pnrr, quindi le riforme strutturali”. Senza specificare quali.

“L’andamento della fiducia dipende dal momento che stiamo vivendo, ma dipende anche dalla capacità di indicare un indirizzo di politica economica”.

“I cittadini vogliono vedere l’unità di intenti del governo. Tra l’espressione delle identità dei partiti e l’unità del governo, sono certo che i cittadini scelgono l’unità”. Un’unità che vedrà i prezzi aumentare ulteriormente e che nessuno a parte Draghi, e i partiti che rappresenta, potrà intestarsi questa lenta ecatombe economica e sociale.

Il Documento di economia e finanza è stato approvato all’unanimità del Consiglio dei Ministri nel segno dell’unità richiesta da Draghi.

Il presidente del Consiglio dei ministri, in aggiunta, ha poi sottolineato che gli “sforzi devono essere in una cornice europea. Come in pandemia siamo di fronte a uno shock comune: dobbiamo ripetere quella esperienza straordinaria di unità nazionale”.

Ma non contento della commedia alla Winston Churchill sull’unità, quando sceglie di mandare il nostro Paese sull’orlo del baratro, il premier illude e incute terrori inutili agli italiani.

“La domanda che ci dobbiamo porre è se vogliamo scambiare il prezzo del gas con la pace”, dice Draghi. Come se la rinuncia di una materia prima possa in qualche modo fermare l’avanzata di Putin.

E, giustamente, il premier parla come se noi fossimo indirettamente in guerra con la Russia, cosa che ogni giorno che passa ci vede sempre più coinvolti in un conflitto non nostro. E così prosegue: “Se ci interessa avere il riscaldamento acceso, o se avere la pace. Questa è la decisione che dobbiamo prendere. E non possiamo scambiare il gas con la pace”, aggiunge il premier.

Ma se fosse solo una questione di riscaldamento non sarebbe, poi, un problema così importante. Purtroppo si tratta di lavoro, per alcuni, e di sopravvivenza, per molti altri.

Se fossero assicurati canali alternativi alle forniture dalla Russia non sarebbe un problema smettere di rifornirsi direttamente dai russi “brutti e cattivi”.

Ma né il premier e neanche il ministro dell’Economia hanno mai parlato di rifornimenti alternativi.

Si parla del vacuo, una specie di pourparler da salottino televisivo per illudere i cittadini che il governo c’è, è presente e ha una strategia. Senza mai fare menzione di tutto ciò.

L’importante è chiudere ogni rapporto e rischiare una bomba sociale. Nessun piano e nessuna strategia proveniente dai “migliori”.

Sul fronte economico, il quadro è cambiato soprattutto a causa dell’ “aumento dei prezzi dell’energia – prosegue Draghi – ma anche di quelli alimentari. Inoltre è crollata la fiducia, sia dei consumatori che degli investitori, che a inizio anno invece era molto alta”. “Questo – precisa – non è avvenuto solo da noi. Ma sicuramente da noi in maniera molto forte. E faremo di tutto per aiutare le famiglie”.

Sì, ma come???

Il governo non risponde…

Il ministro Franco infine ha fornito alcuni dati sul Def. Partendo dalle prospettive di crescita.

“Il 2021 si è chiuso meglio delle attese. Per quest’anno le previsioni erano per una crescita del 4,1%. Ma su questo scenario – aggiunge il ministro dell’Economia – è intervenuta la guerra che ha determinato vari fattori di rallentamento dell’attività economica. Per questo le previsioni di crescita vengono aggiornate 2,9% quest’anno, e al 2,3% nel 2023”.

Franco ha spiegato che pesano sicuramente i prezzi dell’energia. A cui si aggiunge un rallentamento nel commercio internazionale. “La Russia rappresenta l’1,5% delle nostre esportazioni, non elevatissima, ma questo venire meno ci rallenta”.

Peccato che il problema non riguardi le esportazioni ma le importazioni provenienti dalla Russia che, allo stato delle cose, non possono essere assolutamente sostituite in poco tempo.

L’importazione di beni primari per la filiera produttiva italiana proveniente da Mosca, nel solo 2021, era di quasi 14 miliardi di euro.

Ma mentre vi è una crisi sui rifornimenti, il ministro Franco, svolta la questione sul tema esportazioni.

Senza considerare, poi, i numeri astratti messi così alla rinfusa che non dicono nulla nel concreto.

Se il messaggio era quello di rassicurare gli italiani, di sicuro, hanno fallito.

Infatti i cittadini, in questo momento, stanno chiedendo soluzioni alternative all’aumento dei prezzi e, il ministro, parla di dati e numeri che riguardano i soliti pochi. E del resto?!

Chissenefrega, è il messaggio del governo.

Basta che i numeri siano alti e che magari aziende di armamenti o banche abbiano registrato utili astronomici.

Il più grande pericolo degli economisti al potere è che pensano solo ai numeri e mai alle singole persone.

Ma nel frattempo le famiglie possono tranquillamente riempirsi di debiti; i bar, ristoranti e hotel possono anche fallire, per la pandemia e per i costi energetici arrivati alle stelle; e i poveri aumentano all’impazzata.

E per quanto riguarda le industrie invece?

Ancora un bel chissenefrega dal governo. Non è un problema di Franco se le acciaierie non possono rimediare più nickel e ferro, se il settore dell’elettrico è rimasto senza Palladio, o se il settore enogastronomico è rimasto senza grano, mangimi, o fertilizzanti. L’importante è dire sempre sì alle richieste di Washington.

Se vi fosse una garanzia che questo immenso sacrificio possa davvero far desistere Putin, avrebbe pur senso, ma con l’aumento delle sanzioni il problema potrebbe ritorcersi contro.

Infatti, i legami occidentali di Putin rappresentano l’ultimo baluardo, che protegge l’Ucraina dalla violenza assoluta dello Zar, e romperli potrebbe indurre il capo del Cremlino ad utilizzare il “tabula rasa” per costringere la popolazione ad arrendersi il prima possibile.

Li chiamavano esperti, i migliori, ma, man mano che si conoscono assumono sempre di più l’aspetto di dilettanti allo sbaraglio.

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