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Salvo Andò: “La dimensione collettiva del diritto alla salute”

by Rosario Sorace

Comincia il nuovo anno con l’impegno che si dovrà mettere in atto per consentire la vaccinazione della maggior parte della popolazione ed arrivare nel più breve tempo possibile alla tanta agognata immunità di gregge per neutralizzare gli effetti nefasti della pandemia. In Italia anche sulle vaccinazioni si aprono polemiche e querelle. Abbiamo sentito le idee dell’ex ministro Salvo Andò su queste ultime vicende.

Anche per le vaccinazioni sta accadendo ciò che è accaduto al manifestarsi della pandemia, allorché il paese si è diviso tra chi minimizzava i rischi della pandemia e chi paventava un diffondersi incontrollabile del contagio. Si spiegava, soprattutto, da parte degli avversari del governo, che si trattava di un allarmismo infondato. Addirittura i cd negazionisti spiegavano, contraddicendo le opinioni degli scienziati, che si trattava soltanto di una banale ” influenza atipica”. Adesso che il vaccino è arrivato anche in Italia gli stessi ex negazionisti stanno scatenando una bagarre sull’efficacia del vaccino. C’è addirittura chi sostiene che il vaccino possa comportare rischi che il mondo della scienza e l’industria farmaceutica dolosamente occultano, nonostante che i controlli effettuati dall’agenzia europea per i medicinali (EMA) si sia dimostrata molto fiscale chiedendo chiarimenti sulla cd variante inglese.

Non credi che siano contrasti e tensioni tra le forze politiche evitabili e che possono indebolire ulteriormente la coesione istituzionale sociale?

Il paese si divide tra chi sostiene la campagna di vaccinazione annunciata dal governo per ottenere al più presto la cd immunità di gregge e chi vuole remorarla paventando rischi che la comunità scientifica ritiene inesistenti. Chi dice no al vaccino ovviamente ritiene tutto sommato sopportabili i costi umani prodotti dalla pandemia in termini di contagi e decessi. In un paese come il nostro, lacerato da forti divisioni politiche, ci si divide anche su ciò che bisogna intendere per tutela della salute. A ragione in Europa si parla del ”caso italiano” non solo per la storica difficoltà del nostro paese di spendere bene e presto le risorse assegnateci dall’Europa, ma anche per le polemiche accese dalla vicenda dell’uso del vaccino. Pare paradossale che un grande paese come l’Italia che si dichiara impegnato a recuperare il terreno perduto sul piano economico, oggi debba fare i conti con una piazza no vax che paventa i gravi rischi che una vaccinazione massiccia comporterebbe. Anche in questo frangente si contrappongono due partiti il partito dall’apertura e il partito della chiusura. Una chiusura nei confronti del mondo esterno che ha collaborato per produrre il vaccino e poterlo utilizzare ovunque nei tempi più rapidi possibili (solo un anno per ricerca e sperimentazione, per gli altri vaccini sono occorsi mediamente 9-10 anni), per il sospetto peraltro assai improbabile che il mondo della scienza e il mondo dell’industria farmaceutica agendo di concerto possano tentare una truffa ai danni di cittadini inconsapevoli, non adeguatamente protetti dalle istituzioni attraverso un’ informazione trasparente. Dietro le diffidenze dei no vax riaffiora la cultura dell’1 vale 1 che ha prodotto un significativo regresso italiano, e non solo in politica. Ancora una volta il parere della stragrande parte della comunità scientifica deve fare i conti con il chiacchericcio denigratorio di specialisti del nulla che discettano su ciò che non sanno. A livello europeo l’EMA, l’agenzia del farmaco, è parsa assai scrupolosa nel controllare la qualità dei vaccini che stanno entrando nel mercato.

Ha chiesto chiarimenti, non autorizzando la circolazione del vaccino prodotto da Astra Zenica già approvato dalle competenti autorità inglesi. Sono stati sperimentati i vaccini in circolazione in modo assolutamente congruo. Si è proceduto a tracciamenti che li rende sicuri.

Ci si sta impegnando ovunque per raggiungere attraverso il rimedio vaccinale il 70% della popolazione. Solo così si ottiene l’immunità di gregge e si ferma definitivamente l’infezione. L’alternativa al vaccino è aspettare chiudendo tutto e che il contagio regredisca da sé attraverso forme di isolamento assai rigoroso. In questo modo avremo altre vittime e una paralisi delle attività produttive.

Che ne pensi dell’idea di obbligare tutti alla vaccinazione ?

Il governo ha spiegato che non vuole procedere alla vaccinazione obbligatoria. Attende i dati relativi alla campagna vaccinale e poi deciderà. Tutto ciò avverrà nel pieno rispetto della Costituzione che sancisce la libertà di scelta, ma anche i trattamenti sanitari obbligatori. La libertà di scelta – cioè decidere di non curarsi per prevenire il contagio -non può comportare la libertà di mettere a rischio la salute degli altri. E’ l’interesse collettivo che deve prevalere rispetto alla scelta individuale. L’articolo 32 della Costituzione sancisce la protezione della salute come diritto dell’individuo e interesse della collettività. Non pare dubbio che la scelta di non curarsi mette a rischio assoluto la tutela della salute degli altri che non può non prevalere sul diritto dell’individuo. Ciò che si può chiedere è che i rischi alla salute collettiva siano oggetto di una comunicazione trasparente, obiettiva, esaustiva (ciò non è accaduto nel caso dell’allarme imprudentemente diffuso in assenza di dati rilevanti e univoci relativi a presunti le reazioni allergiche che non costituivano minaccia concreta).

L’obbligo della vaccinazione non è incostituzionale; ma va disposto con una legge. Non basta un obbligo morale a vaccinarsi che esime dal farlo chi non crede nella vaccinazione. Deve essere la legge a stabilire criteri e strumenti che valgono per tutti; e se la legge presenta caratteri di incostituzionalità si andrà alla Corte costituzionale.

Non può essere rassicurante il fatto che il presidente della Corte costituzionale Coraggio abbia dichiarato che si vaccinerà comunque. Il diritto alla salute, il diritto alla vita sono diritti fondamentali. C’è chi non la pensa così, ma ciò non giustifica che costui possa essere impunemente essere veicolo di contagi per altri.

Di tutto ciò si può discutere, ma non si può discutere del vaccino come rimedio, perché esso è una delle più importanti scoperte dell’umanità, un presidio che ogni anno salva milioni di vite. Esso ha contribuito un aumento significativo della nostra spettanza di vita.

Un dato è però incontestabile. E’ grazie ai vaccini che si è avuta nel secolo scorso la eradicazione di malattie come poliomelite, vaiolo, meningite. Si tratta di un processo che non si può fermare attraverso sconclusionate campagne politiche demagogiche che usano in modo improprio i principi fondamentali contenuti nella Costituzione. I vaccini servono per garantire il progresso sociale, per consentire la crescita di una società ben ordinata.

I crescenti contagi, le migliaia di morti di quest’anno indicano che di fronte a questa emergenza si possono limitare, come si è fatto, anche i diritti fondamentali come la libertà di movimento. Ebbene, si può può intervenire anche nel campo della prevenzione in modo più efficace.

Ciò non è opinabile. Sono opinabili i criteri, gli strumenti attraverso i quali si realizza la tutela dei principi costituzionali evocati. Può essere opinabile se bisogna dare la precedenza agli anziani che sono i più fragili o ai giovani che per la loro capacità di movimento sono i principali diffusori del contagio. Su questi aspetti relativi al come portare avanti la vaccinazione si pongono dilemmi che comprensibilmente dividono la politica e la scienza.

Allora va bene secondo te l’ordine di priorità sul programma di vaccinazione?

E’ stato detto che puntando sui giovani la probabilità di giungere a contatto con il virus è molto più alta, quindi vaccinando un giovane si proteggono decine di persone. I dati spiegano che i più grandi diffusori del virus sono in maggioranza i giovani; bisogna occuparsi di essi e quindi del mondo della scuola. Vaccinando un giovane è come se si vaccinano 100 persone raggiungendo rapidamente così l’immunità di gregge. Non tutti la pensano così spiegando che in età avanzata i soggetti sono più fragili e quindi più meritevoli di cure. Ma le diversità di opinioni sono profonde allorché si affronta il tema dei contenuti irrinunciabili del diritto alla salute nella sua dimensione individuale e collettiva con particolare riferimento ai trattamenti da assicurare in caso di malattie da ritenere contagiose sulla base di dati obbiettivi non può portare a ritenere che essendo tutti vulnerabili bisogna attendere. Non si può in questo caso minimizzare il rischio, limitandosi a dire che non è vero che siamo così vulnerabili come la scienza ed i fatti evidenziano e che la presunta vulnerabilità è soltanto un argomento di propaganda per universalizzare le paure e le angosce. Non si può ritenere che il contagio prima o poi cessi da sé, si esaurisca spontaneamente. La salvezza di ogni individuo non può che dipendere dalla salvezza collettiva. Ecco perché il vaccino deve essere obbligatorio se i comportamenti dei singoli non sono tali da garantire la salvezza collettiva. E soprattutto coloro che sono a contatto con il pubblico, e, quindi, maggiormente in grado di veicolare il virus hanno l’obbligo di vaccinarsi. In questo senso i più esposti sono quelli addetti alla cura dei malati. Costoro non possono essere obbiettori se fanno questo lavoro. E bisogna dire che sono infondati gli allarmi tanto enfatizzati di una sorta di serrata dei medici che non vogliono sottoporsi al vaccino. Anelli, il presidente dell’ordine dei medici, ha detto che non esiste questo rischio, che tra i medici sono soltanto 100 su 460.000 a dichiararsi obbiettori invocando la libertà personale. Si prenda atto di ciò, quindi, e si stabilisca che chi rifiuta il vaccino non può stare in corsia. Si tratta non di una minaccia, né di un atto coercitivo. Semmai si tratta di una forma di coercizione indiretta. Ed è sul tema della coercizione indiretta che bisogna serenamente discutere.

Alla luce della situazione attuale in tema di vaccinazioni pensi che siamo lontani dallo spirito della riforma sanitaria del 1978?

La Costituzione su questo tema è chiara, non è datata, anche se la riforma sanitaria del 1978 si basa su una concezione diversa del diritto alla salute. Si è abbandonata con la riforma sanitaria del ‘78 la prospettiva assicurativa. Il diritto alla salute e la tutela della salute sono stati ritenuti doveri dello Stato ed è stata data grande dignità alle politiche di prevenzione.

Sulla questione della vaccinazione bisogna muoversi nel rispetto delle indicazioni contenute nella Costituzione. Il governo finora ha detto che la vaccinazione non sarà obbligatoria e che si deciderà in materia in base ai risultati che produrrà la campagna di vaccinazione.

Il problema che si pone tuttavia nell’immediato riguarda la particolare esposizione a rischio del contagio, alla diffusione del virus, di tutte le persone che hanno rapporti con il pubblico o che sono inseriti in comunità (si pensi alle forze armate o ai ricoverati in un ospizio). Per costoro dovrebbe essere obbligatoria la vaccinazione trattandosi di una misura che attiene ai doveri dello Stato nel campo della prevenzione sanitaria.

Occorre una legge che disciplini minutamente queste situazioni e indichi gli strumenti attraverso i quali prevenire e contrastare il contagio in modo diretto o indiretto. Del resto già oggi vi sono attività per il cui esercizio è necessario la visita medica preventiva. Se insomma non è possibile che le misure di prevenzione abbiano carattere coercitivo, cioè che ledano la libertà personale degli individui oltre che la dignità umana, non pare dubbio tuttavia che le esigenze di tutela della salute pubblica possano comportare forme di coercizione indiretta come un allontanamento dal lavoro e il divieto di svolgere una determinata attività se non vaccinato. In questi casi non si tratta tanto di tutelare il singolo, ma di prevenire o contrastare un pericolo diretto per la salute collettiva. In questi casi insomma è in gioco non solo la salute individuale, ma anche quella collettiva.

Ci sono già del resto compagnie aeree che non permettono di viaggiare senza certificato vaccinale. Perché lo Stato non può fare ciò che si consente al privato?

La libertà personale non può essere usata come veicolo di danni per altri soggetti. Così come il rispetto della persona umana va garantito in termini tali da non costituire una minaccia per la salute della collettività. Il legislatore che si occupa di regolare la vaccinazione obbligatoria insomma nell’imporre delle norme a tutela della salute deve poter predisporre di strumenti adeguati per rendere quelle norme effettivamente operanti.

Inoltre, esigenze di giustizia sociale imporrebbero che il cittadino che rifiuta la vaccinazione avrà poi bisogno di cure particolari che dovrebbero essere caricate sulla spesa pubblica per garantirgli la cura sanitaria nel caso in cui contragga il virus.

C’è un’Italia perennemente in lotta contro il governo, decisa a contrastarlo anche quando si tratta di mettere a punto strategie di difesa dal virus. E ciò non sfuggirà ai nostri partner europei, soprattutto a quelli che non ci ritengono in grado di sapere efficacemente utilizzare le risorse che ci sono messe a disposizione dall’Europa. Tanti dicono no alla vaccinazione ritenendo cosi di potere contrastare più efficacemente il governo come se il successo di essa dovesse essere un successo per il governo e non invece l’adempimento di un dovere di tutela dell’interesse collettivo.

Insomma la politica che litiga su tutto, trova una ulteriore occasione di scontro adesso sul virus, usando argomenti che rivelano la scarsa competenza delle nostre classi dirigenti, usando dati interpretati male, utilizzando a sproposito il dibattito scientifico considerato che il mondo della scienza è nella quasi totalità favorevole ai vaccini.

L’Italia si distingue negativamente a livello internazionale anche in queste questioni dei vaccini.

Infatti siamo l’unico paese al mondo a dividersi anche su come contrastare il virus. Anche in questa circostanza i contrasti tra maggioranza e opposizione vedono sempre gli stessi soggetti impegnati in crociate irresponsabili allo scopo di radicalizzare le posizioni, così come è avvenuto in questi mesi tra quelli che volevano il lockdown totale e quelli che volevano tutti liberi.

E’ importante che si marci uniti nell’azione di contrasto all’epidemia, soprattutto per sostenere lo sforzo che tanti stanno facendo in Europa per costruire una nuova Europa della solidarietà in cui le misure adottate in questi mesi per risollevare paesi messi in ginocchio dal virus possano operare anche a regime. Occorre dopo questa tragedia realizzare una nuova Europa che si occupi di più delle persone e non sia prigioniera della speculazione finanziaria.

Occorre con questo spirito affrontare gli appuntamenti politici che impegneranno l’Europa finalmente decisa di diventare un attore globale. Si tratta di fare riemergere l’Europa ”continente dei diritti”, di far sì insomma che essa agli occhi del mondo possa apparire come l’altro volto dell’Occidente. Se si ha questa consapevolezza sarà più facile isolare quei capi di governo, ed in primo luogo gli autocrati del gruppo di Visegrad che vogliono mettere in discussione lo stato di diritto, i diritti umani, approfittando dell’emergenza prodotta dal covid, per promuovere una legislazione di emergenza che mortifichi le tradizioni costituzionali europee.

Utilizzare, come fanno i no vax e i sovranisti, l’argomento del rischio-vaccino per proseguire in una sconsiderata campagna elettorale perpetua, nonostante l’elevato numero di contagiati e deceduti, è la miserabile risorsa a cui si appiglia una classe politica al cui interno gli scappati di casa e i personaggi senza arte né parte, che non sanno che fare nella vita in caso di elezioni anticipate, sono purtroppo numerosi.

Non pare che ci sia una diffusa volontà a riflettere seriamente su ciò che in questo anno è accaduto nel paese e sui prezzi che pagheremo in futuro per rimuovere le macerie prodotte dal virus. Sono troppe le fazioni in lotta per pervenire in tempi brevi ad un vero processo di pacificazione del paese.

In sostanza il diritto alla salute che per tanti anni era stato ridotto nei limiti angusti di un problema assicurativo ha cambiato natura grazie soprattutto alla riforma sanitaria del 1978, perché dallo Stato si pretendono come dovute tutele efficaci nel contesto di quei principi che caratterizzano le attività che lo stato deve promuovere per garantire l’eguaglianza sostanziale. Si tratta di non cancellare adesso conquiste che grazie ai riformisti sono state conseguite e che non possono essere messe in discussione.


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