Salvo Ando: “Il popolo rivuole Mattarella. Ed i partiti?”

I sondaggi dell’opinione pubblica indicano che la rielezione di Sergio Mattarella alla Presidenza della Repubblica è auspicata dalla maggioranza degli italiani.

L’attuale inquilino del Quirinale gode di una popolarità davvero notevole. Tuttavia Mattarella ha più volte declinato la sua candidatura per una rielezione, esprimendo, invece, di essere favorevole ad una revisione costituzionale sulla non rielezione del Capo dello Stato e sull’abrogazione del semestre bianco.

Tra un mese inizieranno le votazioni dei grandi elettori e il clima oggi è in grande fermento. Abbiamo chiesto a Salvo Andò un primo giudizio politico su questo fondamentale appuntamento del nostro Paese.

Il consenso di Mattarella è indiscutibile anche tra i grandi elettori. Potrebbe spuntarla almeno dopo la terza votazione quando non occorre più la maggioranza dei 2/3 bensì la maggioranza assoluta. Ritieni che possa essere superato il suo diniego a ricandidarsi?

Il pubblico della Scala in occasione della “Prima”, alla presenza del Presidente della Repubblica, si è levato in piedi per applaudire Mattarella inneggiando al bis.

Non si è trattata di una richiesta di bis rivolta agli artisti, ma dell’auspicio di una rielezione che consentirebbe al Capo dello Stato di potere servire ancora il paese continuando ad essere un punto di riferimento per tutti.

Il bis richiesto a Mattarella riflette uno stato d’animo diffuso nel paese. La pandemia è tutt’altro che domata. La rielezione del Capo dello Stato e la permanenza di Draghi a Palazzo Chigi garantirebbero quella stabilità politica necessaria per rimettere in piedi il paese.

La gente vuole, insomma, che non si dissolva il clima di fiducia venutosi a creare nel rapporto tra popolo e palazzo. Ciò potrebbe essere pregiudicato da una corsa al Colle condotta attraverso trame, agguati, più o meno inconfessabili, magari al fine di dare vita ad un nuovo ciclo politico.

Il risultato sarebbe quello di tornare alle peggiori abitudini che hanno connotato il teatrino della politica della seconda Repubblica.

E’ questo ciò che la gente teme se dovesse rompersi l’equilibrio realizzatosi al vertice delle istituzione. Da ciò la richiesta perentoria di lasciare tutto cosi com’è.

Di questo umore del paese i partiti dovrebbero tener conto se non si vuole riaprire un conflitto tra politica e società che scoraggerebbe quella diffusa e spontanea voglia di fare che ha consentito negli ultimi mesi una sorprendente ripresa.

Mattarella pare deciso a dire no alla rielezione, con argomenti forti sul piano politico e su quello istituzionale.
Ma la fragilità del sistema politico e la eventuale riforma costituzionale che non consentirebbe la rieleggibilità del Presidente della Repubblica e il semestre bianco potrebbe indurlo, una volta escluso il formarsi di un precedente, con due presidenti prorogati, potrebbe alla fine indurre Mattarella a cedere alle pressioni del paese, ad accettare ciò che il paese vuole, forse un po’ meno lo vogliono i Partiti, paventando un commissariamento della politica da parte di Draghi e Mattarella.

C’è qualche altra ragione che potrebbe indurre il Presidente a cedere?

La riforma costituzionale che ha tagliato drasticamente il numero dei parlamentari potrebbe favorire un’elezione a termine del Presidente del Repubblica, che non offenda la dignità della carica.

Il Presidente eletto dal Parlamento attuale si troverebbe, infatti, dopo le elezioni politiche a doversi confrontare con un Parlamento che sarà radicalmente ristrutturato, a seguito della riforma che ha ridotto il numero dei parlamentari.

Avremo insomma un Presidente eletto dal vecchio Parlamento che rischia di essere delegittimato dal Parlamento falcidiato.

Insomma, sarà un Presidente eletto sulla base di un sistema che è profondamente diverso da quello che lo ha espresso.

Il che potrebbe indurre il Presidente della Repubblica a dimettersi dopo l’elezione del nuovo Parlamento. E ciò sarebbe ancora più comprensibile se il Presidente fosse espressione di una maggioranza ristretta.

Insomma, sul fronte dei partiti si potrebbe anche non riconoscere al Presidente della Repubblica eletto dal vecchio Parlamento una piena legittimazione.

Un Parlamento dimezzato nel numero dei suoi membri potrebbe anche pesare di più nei rapporti con il Colle, anche se il ruolo del Capo dello Stato non ha subito alcun ridimensionamento.

Ciò potrebbe forse indurre Mattarella, visto che, per le ragioni qui considerate, potrebbe aversi un Presidente a termine, ovviamente per sua libera scelta, a prendere in considerazione la richiesta di una riconferma che viene dai cittadini.

E se il Presidente dovesse essere a termine, fino alle elezioni, è preferibile allora confermare questo Presidente, scegliere la linea della continuità tanto gradita non solo all’opinione pubblica, ma anche alle cancellerie, e non solo a quelle europee.

Avremo in questo caso una situazione di tranquillità politica che aiuterebbe ad affrontare meglio le difficoltà che la pandemia ancora pone.

L’Italia ha forse ancora bisogno dell’azione congiunta dei due vertici istituzionali, Presidente della Repubblica e Presidente del Consiglio, che in questi mesi hanno svolto un’azione sinergica nella lotta alla pandemia, che tutta l’Europa ci invidia.

Insomma occorre scongiurare un deterioramento del clima politico che si è stabilito grazie alla coalizione larga.

La corsa per il Quirinale comprensibilmente stimola smanie di protagonismo, soprattutto da parte di leader che vogliono intestarsi un successo di immagine che possa compensare il loro scarso peso elettorale.

Molti leader vogliono sponsorizzare questo o quel candidato magari al solo scopo di sparigliare i giochi politici, anche allo scopo di avviare un nuovo ciclo politico.

Il che significa mettere in sofferenza l’assetto politico istituzionale che finora ha garantito il buon governo. Ciascuno vuole ascriversi un risultato che sia soprattutto utile per se stesso prima che per il Paese per potere dire, il giorno dopo l’elezione del presidente della Repubblica, che è riuscito ad aggiudicarsi la più importante carica dello Stato, dando prova di abilità manovriera. Se ciò dovesse avvenire, si rischia seriamente di pregiudicare i buoni risultati sin qui ottenuti con il governo Draghi. E Mattarella più di ogni altro vuole che ciò non avvenga.

I risultati ottenuti dal Governo Draghi dovrebbero spingere tutti i partiti a riconfermare l’attuale quadro politico sino alla fine della legislatura. Ci possono essere elementi destabilizzanti in questo senso?

È un fatto che il paese sia grato a Draghi e Mattarella per come è stata affrontata l’emergenza vaccinale, per come è stata ignorata e contenuta l’azione insurrezionale tentata dai no-vax, garantendo la continuità dell’azione di governo.

Di fronte alle astuzie, alle alchimie dei leader che propongono di eleggere il Presidente, al campo lungo o a quello corto, oppure al tentativo di costruire un grande centro (che metta insieme i piccoli centri), che sta a cuore al Cavaliere, o alle convergenze a sorpresa offerte dai due Mattei, che vogliono sembrare in grado di decidere tutto pur non avendo i numeri per farlo.

Il rischio è che torni tra la gente il disincanto verso la politica. Se i partiti vogliono riprendere il loro ruolo, assumere precise responsabilità e non essere commissariati dai tecnocrati in futuro non possono dare luogo ad un’indegna gazzarra in occasione dell’elezione del Capo dello Stato.

La gente applaude a Mattarella e lo vuole confermato anche per evitare un ritorno ad un certo teatrino della politica.

L’applauso ricevuto da Mattarella alla Scala, da questo punto di vista, costituisce non soltanto una sollecitazione ad accettare il bis, ma anche al riconoscimento della bontà dell’opera svolta dal Presidente della Repubblica che suona anche come una sconfessione dei partiti impotenti ed impiccioni.

Alla gente piace la sobrietà di Mattarella anche perché la contrappone alla esuberanza spesso fuori luogo dei due Mattei.

Proprio la vicenda di questa corsa al Colle, così ricca di implicanze per il futuro politico del paese in un momento in cui l’emergenza pandemica è tutt’altro che superata, costituisce una lezione importante su cui riflettere per affrontare con maggiore coraggio il tema della riforma della forma di governo.

Sembra esserci una discrepanza tra società e politica che si misura dall’apprezzamento verso figure di grande equilibrio e ponderazione che spesso i partiti sempre dediti a fare la propaganda non riescono ad assicurare.

Non c’è dubbio che dagli applausi ricevuti da Mattarella alla Scala si può misurare la distanza che esiste tra ciò che vogliono i partiti e ciò che vuole la gente, con riferimento alla personalità che deve garantire l’unità del paese.

Di ciò dovrebbero tener conto tutti i partiti se vogliono che il processo di riconciliazione con il paese possa andare a buon fine. Ai partiti, mai come in questo momento si chiede un sussulto di responsabilità. È stato un buon segnale il varo del governo Draghi a larghissima maggioranza.

Si avvertono però sinistri scricchiolii che mettono in discussione anche la vita del governo. Alcuni leader vanno dichiarando che prima o poi deve finire la fase dell’unità nazionale e bisogna tornare ad una normale alternanza politica.

Dichiarazione che fa sottintendere che non avremmo più soluzioni tecnocratiche che di fatto commissariano la politica. E questo può essere anche comprensibile.

L’elezione del Capo dello Stato dovrebbe vedere però i partiti operare con convinzione per esprimere un Presidente della Repubblica condiviso, che rassicuri la gente, che vuole che davvero dopo il Covid nulla sarà più come prima e che, rispetto alle esperienze di buon governo fatte in questi mesi, indietro non si torni.

La gran parte del paese vuole che ancora per qualche tempo Mattarella e Draghi possano essere il punto di equilibrio del sistema.

A meno che i partiti non si mettano d’accordo su un nome largamente condiviso. Ma se questo nome non si riesce a trovare non c’è dubbio che bisogna confidare in un appello bipartisan con cui tutti i partiti insieme chiedono all’attuale Presidente di continuare la sua opera, almeno per qualche tempo, per avere un paese pacificato.

Se invece lo spettacolo che i partiti metteranno in scena da qui a qualche settimana, con le votazioni ripetute e a vuoto, sarà quello della rissa, essi, saranno ritenuti responsabili dall’opinione pubblica di aver provocato un colpevole e inammissibile vuoto di potere, così come avveniva in passato e quindi di un degrado istituzionale a cui non si può non reagire se non commissariando la politica attraverso i governi tecnici.

Perché il sistema dei partiti possa rivendicare con successo la sua sovranità occorre che i partiti sappiano garantire, soprattutto in frangenti come quello che stiamo vivendo, una pacifica convivenza, dimostrando di avere idee utili per il paese e senso di responsabilità e di essere, insomma, protagonisti della vita politica del Paese.

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