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Salvini e Beltramo, due uomini e una felpa

by Alessio Teresi

La campagna elettorale per la conquista dell’Emilia Romagna (regione tradizionalmente considerata da sempre come roccaforte politica della sinistra) entra nella sua fase decisiva a una decina di giorni da quel 26 gennaio, giorno in cui gli elettori verranno chiamati alle urne per decidere il futuro di oltre quattro milioni e mezzo di persone.

Ci sta quindi che ogni mezzo venga utilizzato (ovviamente purché lecito)per conquistare quella manciata di voti in più che potrebbe portare alla riconferma dell’attuale presidente, Stefano Bonaccini, eletto nel 2014 e sostenuto da una coalizione di centro-sinistra, oppure consegnare le chiavi della Regione alla Lega di Salvini, rappresentata dalla candidata Lucia Borgonzoni.

E proprio l’ultima apparizione del leader leghista, sceso in campo a sostegno della Bergonzoni, ha letteralmente mandato su tutte le furie Paolo Beltramo, volto noto del giornalismo motoristico televisivo a cui non è andato proprio giù il fatto che Salvini, durante un suo tour a Coriano (realtà dove c’è oltretutto un museo dedicato alla memoria del centauro) e in altri paesi romagnoli, abbia indossato la felpa con il numero 58, quello utilizzato in pista da Marco Simoncelli quando correva il Motomondiale. Simoncelli,”Sic” per i suoi fans, era nativo di Cattolica e ha conquistato nel 2008 il titolo mondiale nella classe 250, fermando poi tragicamente la sua ascesa a soli 24 anni, quando perse la vita in un incidente durante il Gran Premio di Malesia nel 2011 sul circuito di Sepang.

Beltramo ha accusato Salvini di aver “usato” Simoncelli e averne infangato la memoria solo ed esclusivamente per accattivarsi le grazie degli elettori. Sono trascorsi otto lunghissimi anni da quel maledetto pomeriggio di ottobre, tempo per rendere omaggio alla memoria del pilota ce n’è stato. L’averlo fatto adesso quantomeno insospettisce soprattutto chi, come noi, è abituato a pensar male e perché fondamentalmente, come dicono a Napoli,ca nisciun è fess” e cercare di farcelo passare risulta ancora più fastidioso.

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