Home In evidenza “Salario minimo, innovazione e riduzione delle disuguaglianze”: ecco la proposta Schlein per rinnovare il PD

“Salario minimo, innovazione e riduzione delle disuguaglianze”: ecco la proposta Schlein per rinnovare il PD

by Romano Franco

La sfida alla Segreteria del Pd si fa sempre più accesa ed Elly Schlein, una delle candidate alla guida del Partito democratico, in un’intervista a Repubblica svela le sue ricette per far uscire il suo partito dal piattume politico che lo ha contraddistinto in questi anni.

La neo deputata del Pd parla di una sinistra che possa opporsi in maniera seria e credibile alla destra che sta governando.

“Limitare il ricorso ai contratti a termine e alzare subito i salari, il taglio del cuneo va fatto a favore del lavoro. Introdurre il salario minimo, una grande battaglia mancata in questi anni. Siamo l’unico Paese dove gli stipendi sono diminuiti negli ultimi 30 anni. Serve un nuovo Statuto dei lavoratori, la sinistra del 2023 non può non vedere che l’innovazione tecnologica ha facilitato i processi produttivi ma aumenta le diseguaglianze. Dobbiamo capire quale visione di futuro proponiamo, chi vogliamo rappresentare e come cambiare con coraggio questo modello di sviluppo che non funziona”, dice l’ex numero due di Bonaccini.

“È mancato il lavoro su politiche redistributive della ricchezza, del sapere e del potere – dice Schlein – la sinistra non è riuscita ad anticipare le grandi trasformazioni che stanno spaventando le società. L’aumento delle diseguaglianze, gli effetti sul lavoro delle innovazioni tecnologiche, l’emergenza climatica che mette a rischio il pianeta”, sottolinea la deputata italo svizzera.

“La sinistra ha governato a lungo senza agire sulle cause profonde della precarietà del lavoro. Sicuramente con il Jobs Act si è commesso l’errore di abbandonarsi al mantra neoliberista della disintermediazione. Se non facciamo una legge sulla rappresentanza non spazzeremo via i contratti pirata. Il problema del precariato è legato anche alla sicurezza sul lavoro, serve un grande investimento, non è accettabile morire né di lavoro né di stage”.

Poi Schlein parla di un tema che ha caratterizzato la sua crescita politica: i migranti. “Errori enormi commessi per rincorrere la destra, alla politica dell’odio e dei muri non si risponde con il silenzio o con gli ammiccamenti ma con il coraggio di un’altra visione. Il vergognoso memorandum con la Libia è stato rinnovato tacitamente ed è stata sciupata l’occasione di cambiare la legge Bossi-Fini, norma ipocrita che crea irregolarità”, conclude.

Anche se vaga la nuova proposta della candidata alla Segreteria del Pd, nipote del socialista antifascista Antonio Viviani, pare molto interessante e riporterebbe un marchio di sinistra a quel partito che, per riempire le poltrone ed accrescere il suo potere temporale, aveva appiattito anche le sue idee evidenziando tutte le contraddizioni presenti in un gruppo che si era sempre definito di sinistra, liberale e democratico.

Urge nuova ninfa nei vecchi corridoi del Pd e la giovane Elly Schlein pare molto motivata ad assumere il ruolo di rinnovatrice.

Ma vi è un monito indispensabile da fare a chiunque assuma la dirigenza del Pd; da fenomeno rottamatore a incompetente da riciclare il passo è breve, soprattutto per i media e talk italiani, e si spera che alle nobili idee segua anche la concretezza dei fatti poiché gli italiani hanno finito di vivere di aria fritta.

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