Report dettagliato della Guardia di Finanza per truffe e frodi allo Stato che ammontano a 15 miliardi

Un report della Guardia di Finanza mostra un’allarmante segnale di crescita nell’attitudine alle truffe e frodi di Stato con una cifra record che ammonta a 15 miliardi.

In questo rapporto si rivela che dal gennaio 2020 al settembre 2021 vi sono stati illeciti che per oltre la metà di questa cifra totale è dovuta al danno erariale dei dipendenti della pubblica amministrazione.

Infatti, le somme indebitamente sottratte all’erario pubblico che la Gdf ha accertato per settore sono per più di un terzo nelle gare pubbliche, un miliardo nell’ambito del bilancio nazionale e comunitario, 269 milioni nella spesa previdenziale e assistenziale sono per falsi invalidi e indebiti percettori di pensioni o bonus, mentre altre 217 per il reddito di cittadinanza.

Nel corso l’anno 2020 e nei primi otto mesi del 2021 sono stati sottratti allo Stato 15 miliardi di euro, anche se eravamo in un periodo di pandemia e, quindi, nonostante vi siano periodi di chiusura delle attività, si è rilevato che le truffe nella spesa pubblica resta sempre alto. Una crescita allarmante.

In tal senso, per esempio, il danno erariale che è quello provocato dai dipendenti della pubblica amministrazione giunge a toccare una cifra record di 8 miliardi di euro, più della metà del totale.

Proprio negli appalti pubblici si annida la voce più grossa delle truffe dove la cifra ammonta 6 miliardi in 21 mesi, di cui oltre 887 milioni si riferiscono proprio a gare nell’ambito della sanità pubblica.

Quindi vi sono le truffe nell’ambito del bilancio dello Stato e comunitario, che sono un miliardo di euro, e quelle relative ai fondi strutturali Ue che ammontano a circa 127 milioni.

A queste somme vanno aggiunte quelle relative ai falsi invalidi, i percettori di pensione, senza averne diritto, e i “finti poveri” che incassano bonus o i percettori del reddito di cittadinanza senza averne alcun titolo.

Queste truffe avvenute ai danni della spesa pubblica sono state scoperte dalla Gdf che ha effettuato poderose indagini con un numero di interventi che sono stati 65.600 e con l’apertura di oltre 12mila fascicoli d’indagine finite nella giustizia penale e altri 1.700 dalla Corte dei conti.

Si è proceduto anche all’arresto di 625 persone, ma, quello che maggiormente salta agli occhi è il fatto che la metà delle truffe avvengono nella pubblica amministrazione, con elargizioni di tangenti negli appalti truccati che costituiscono più di un terzo dell’ammontare delle frodi.

Il settore più ghiotto per i truffatori resta la sanità che, proprio nel periodo della pandemia, ha subito un’ulteriore crescita con gare pilotate che hanno fatto lievitare le truffe in questo comparto per 887 milioni.

Si segnalano inoltre vicende illegali di medici con il doppio incarico, che pur essendo in servizio negli ospedali vengono contemporaneamente trovati a svolgere l’attività privata.

Poi vi sono anche medici, ben 141, scoperti e denunciati a Roma per aver fatto fare visite gratuite a 523 persone tra amici e parenti. Sottraendo allo Stato oltre 323 milioni.

Anche la spesa previdenziale e assistenziale è stata messa sotto le lenti di ingrandimento e sono state scoperte frodi per 269 milioni di euro.

Queste truffe comprendono per esempio coloro che hanno percepito per più di dieci anni le pensioni di persone decedute, passando per i falsi invalidi fino ai furbetti dei bonus.

Sono state scoperte famiglie che incassavano il buono spesa da 600 euro al mese pur avendo regolari introiti, oppure cittadini che hanno ricevuto il bonus baby sitter o il sostegno al pagamento dell’affitto senza avere i requisiti necessari.

Mentre per il reddito di cittadinanza non dovuto, come detto, la somma delle frodi è stata di 217 milioni di cui 90 milioni sono stati richiesti ma non ancora riscossi mentre 127 sono stati incassati.

In conclusione il report dei finanziari offre una vasta gamma di “soggetti furbetti” beneficiari che, per esempio, avevano ville, auto di lusso, oppure erano evasori totali, e poi per finire appartenenti ad associazioni criminali e mafiose, o stranieri che non erano in possesso dei requisiti di residenza.

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