Home In evidenza Renzi stila la sua Black List e perpetua il concetto del “martire politico”

Renzi stila la sua Black List e perpetua il concetto del “martire politico”

by Romano Franco

Sono ore dure per il leader di Italia Viva, Matteo Renzi, che si è visto emergere bonifici che hanno sollevato non pochi dubbi e domande sulla sua integrità morale.

Lecita o non lecita che sia, l’operazione di prendere soldi da uno Stato straniero proprio mentre si sta rappresentando un altro Stato è sbagliato per sua natura per il palese conflitto d’interessi, nonostante non ci siano leggi in Italia che impediscano ciò.

Ma vi fareste mai difendere da un avvocato che si occupa anche dell’accusa?

E’ proprio questa la questione, come potrebbe rappresentare al meglio l’Italia un individuo che prende soldi dall’Arabia Saudita? Semplice, non può.

Ma torniamo al caso Open che ultimamente è tornato alla ribalta. Come si possono rappresentare tutti gli italiani quando i finanziamenti privati arrivano solo dai ricchi che, in Italia, sono circa l’1% della popolazione?

Per gli inquirenti dimostrare che il sistema di presunte “donazioni” ad associazioni politiche, ai partiti o a fondazioni; sia in realtà un sistema di mazzette legalizzato è un’impresa difficile, visto che le donazioni da parte dei privati sono facili da giustificare e trovare un modo per verificare ciò che un politico e un imprenditore si dicano nel privato è una Mission Impossible alla Tom Cruise.

Infatti, se la conversazione la si fa a tu per tu, in aperta campagna e senza apparecchi elettronici non si corrono rischi.

Perciò, chi ci può realmente dire se quei soldi alla fondazione Open siano leciti o non leciti, molto probabilmente, solo Renzi può farlo.

Ma la campagna vittimistica di Renzi continua e, nonostante si presume abbia aggirato diverse leggi e abbia perseguito comportamenti che in altri paesi civili sono perseguibili penalmente, non prova vergogna a scatenare la sua indignazione nei confronti di chi oggi lo accusa, solo, di percepire tanti soldi mentre ricopre un incarico pubblico.

E così nel frattempo, Renzi non ci sta a subire le accuse in silenzio e pian piano stila la sua lista nera sulla sua Enews. “In tanti mi chiedono: ‘Matteo, procederai civilmente contro chi sta dicendo il falso su di te?’ Certo, rispondo. Purtroppo sono indietro con le azioni civili. Quindi datemi del tempo”.

“In questa settimana, ho dovuto firmare cinque azioni civili sulle quali ero rimasto indietro – spiega il leader di Iv -: Il direttore Massimo Giannini, alcuni suoi collaboratori e il quotidiano “La Stampa” per alcuni articoli pubblicati nel 2021, segnatamente: 7 marzo, 8 marzo, 9 marzo, 6 novembre, 7 novembre. Il direttore Marco Travaglio e “Il Fatto Quotidiano” per alcuni articoli pubblicati recentemente, segnatamente: 28 settembre, 6 ottobre, 24 ottobre, 29 ottobre. Il dottor Marco Lillo per le sue affermazioni in una trasmissione radiofonica del 2017 per la quale egli è già stato condannato a risarcire mio padre con 30.000 euro. La dottoressa Fiorenza Sarzanini, con la quale è già aperto un contenzioso civile a Firenze, per l’articolo pubblicato il 26 settembre”.

Neanche il vicino di Renzi viene risparmiato. “Il mio vicino di casa, che ha registrato il video diventato poi virale nel quale accusa i miei figli di aver violato le regole del lockdown e di aver violato le leggi in complicità con gli agenti che lavorano con me. Essendo una vicenda che colpisce la mia famiglia intendo andare fino in fondo per rispetto della dignità dei miei figli”.

In effetti, perseguitare i figli per i presunti peccati del padre è un’infamia notevole. Ma la questione qui è un’altra. Renzi a parte, bisogna rivedere l’intero sistema che permette ai Senatori di farsi corrompere.

Come possiamo accettare un sistema che consenta facilmente ad un senatore della Repubblica di venir “corrotto” da uno Stato straniero e di far passare man mano leggi a favore di quello Stato?

Come si può digerire un sistema che consenta agli imprenditori di “corrompere” legalmente il politico di turno con soldi facili e finanziamenti a campagne elettorali per favorire sottobanco le proprie aziende?

Ammesso e non concesso che spetta ai tribunali giudicare Renzi, anche se il verdetto sull’etica e la morale della persona è palesata dai suoi comportamenti subdoli e infimi, ma il sistema odierno gioca a suo favore.

Di cosa discute Renzi con gli imprenditori che lo finanziano o con Bin Salman? Non ci è dato sapere; e se il leader di Italia Viva è un tipo furbo, come ha già dato prova in passato, non avrà avuto difficoltà a tenere occultate le loro conversazioni private.

Dimostrare che Renzi sia colpevole delle accuse è difficilissimo e, molto probabilmente, uscirà pulito dalla vicenda. Renzi o non Renzi, il problema persiste: Concedere ad un Senatore della Repubblica tanto libero arbitrio e così tante possibilità per venir corrotto non deve essere consentito in un Paese civile. Strutturare anticorpi affinché il sistema sia difeso da comportamenti illeciti è compito del legislatore.

E non ce ne voglia Renzi quando si chiede di:

  1. Di abolire il finanziamento privato in politica
  2. Di rendere illegale compensi da Paesi stranieri
  3. Più trasparenza dell’attività economica dei politici
  4. Una riforma della giustizia più equa e giusta

Siamo ancora in tempo per dare una svolta di legalità alla nostra bella nazione ideata con il nostro bel sistema troppo facile da raggirare.

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