Home Arte & Cultura Recensione del libro di Piero Tarticchio “Sono scesi i lupi dai monti – una storia vera”.

Recensione del libro di Piero Tarticchio “Sono scesi i lupi dai monti – una storia vera”.

by Matteo Pio Impagnatiello

«Nel nostro Paese, che si autodefinisce democratico, ci sono cose che si possono dire, altre che si devono ancora tacere».

Quando afferma ciò, Piero Tarticchio fa riferimento alla tragedia delle Foibe, a quei tragici fatti che hanno segnato una delle pagine più oscure del secondo conflitto mondiale.

Pittore, scrittore e grafico, è nato a Gallesano (Pola) e da oltre quarant’anni opera come creativo nel campo della comunicazione visiva.

“Sono scesi i lupi dai monti” è il titolo del suo ultimo libro (casa editrice Mursia, I° edizione 2022), che ci restituisce una storia vera.

L’autore ed esule istriano, classe 1936, narra la sua vita e quella di suo padre infoibato dai partigiani di Tito nel 1945.

Il racconto si snoda attraverso quella dolorosa storia dell’emigrazione forzata degli italiani da Venezia Giulia, Istria, Quarnaro e Dalmazia, che iniziò a partire dalla fine della Seconda Guerra mondiale, per continuare nel decennio successivo.

Vicende storiche che hanno interessato territori da sempre italiani: prima appartenenti alla repubblica di Venezia e ancora prima costituenti la sponda orientale dell’Impero romano.

Dopo aver tenuto per cinquant’anni dentro di sé i ricordi personali, Tarticchio condivide ora il suo vissuto – che si incrocia con il tragico destino del confine orientale – descritto con un linguaggio semplice ma efficace, carico di pathos.

Il libro prende le mosse da Gallesano, piccolo paese della Bassa istriana, e prosegue con il ritratto di famiglia: la figura del nonno Piero (di cui l’autore porta orgogliosamente il nome) e della nonna, della mamma e del papà.

Ben presto arriva la guerra e Piero Tarticchio, appena adolescente, dovrà fare i conti con i nefasti effetti di essa. Diventerà l’uomo della famiglia, adulto a soli undici anni.

Il progressivo sfaldamento delle forze dell’Asse romperà ogni freno alle atrocità commesse dai partigiani titini.

Questi ultimi non conducevano una guerra di liberazione dal fascismo. La loro era una «guerra di conquista territoriale» e gli italiani furono obbligati a lasciare la propria terra con qualunque tipo di pressione.

Le persecuzioni del dittatore iugoslavo iniziarono nel 1945 e terminarono nel 1954.

Migliaia di persone innocenti sparirono, poiché gettate nelle foibe.

Ne seguì un esodo di dimensioni bibliche, avvenuto nel silenzio di tutti gli altri italiani della Madrepatria e raccontato, giorno dopo giorno, da zia Lidia nel suo diario.

Con il capitolo dedicato a “Il processo agli infoibatori”, Piero Tarticchio affronta l’iter processuale che riguardava i cittadini croati Piskulic Oskar e Motika Ivan, «indagati per l’uccisione di migliaia di cittadini italiani in Istria e Dalmazia, tra il 1943 e il 1947…».

Correva l’anno 1996. Il processo terminò il 18 aprile 2004, con un nulla di fatto. La prima Sezione della Corte Suprema di Cassazione rigettava il ricorso contro la sentenza della Corte d’Assise d’Appello di Roma, che il 15 aprile 2003 aveva pronunciato la cessata giurisdizione dell’autorità giudiziaria italiana nei confronti del cittadino croato.

Il Giorno del Ricordo, solennità civile nazionale italiana, celebrato il 10 febbraio di ogni anno per commemorare i Martiri delle Foibe e l’esodo giuliano-dalmata, è stato istituito nel 2004.

Da allora, tanto è stato fatto per rinnovare la memoria della tragedia avvenuta al confine orientale. Ma il percorso appare ancora lungo e non privo di insidie.

La testimonianza di Tarticchio si rivela dunque fondamentale: essa contribuisce a farci conoscere un pezzo di Storia ancora non del tutto scandagliato. Altrimenti, per dirla con Giampaolo Pansa, “se la storia la facciamo raccontare solo a chi ha vinto, che storia è?”

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