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Quanto poco può valere la nostra vita

by Silvia Roberto

Si
tratterrebbe di un errore. Così sono morti 176 passeggeri che si trovavano sul
Boeing 737 della compagnia ucraina precipitato mercoledì 8 gennaio a soli pochi
minuti dal decollo dall’aeroporto di Teheran.

Per
un mero errore.

Non solo gli attacchi all’ambasciata americana, la reazione di Trump che ha portato all’uccisione del generale iraniano Soleimani e la controrisposta con il successivo lancio di missili a danno di due basi americane in Iraq. Già le tensioni erano arrivate alle stelle. Ci mancava anche un razzo contro un jet ucraino che gli iraniani avrebbero scambiato per un velivolo nemico. Così almeno sembrerebbe. Non vi è ancora certezza di nulla, anche se gli americani avrebbero testimonianze e prove fotografiche che darebbero per certa la colpevolezza iraniana. Spetterà adesso ai team incaricati di verificare se si sia trattato di un attacco terroristico, di un drone o più semplicemente di un problema tecnico.

Ma
facciamo un passo indietro e torniamo alla mattina di quel tragico mercoledì 8
gennaio. Un Boeing 737-800 di Ukraine International Airlines decolla dall’aeroporto
di Teheran, in Iran. Trascorrono solo due minuti e un missile di fabbricazione
russa ma appartenente all’esercito iraniano viene sganciato contro l’aereo
civile. A bordo 176 persone di cui 167 passeggeri, tre piloti e sei assistenti
di voli.

Da
quel momento in poi confusione, incertezze, accuse e smentite. L’intelligence
americana  sostiene la tesi di missili
antiaerei che si sarebbero abbattuti contro il velivolo ucraino anche se
soltanto uno avrebbe colpito la fusoliera. Tesi dimostrata da alcune
informazioni raccolte dai satelliti. Un’ipotesi confermata la stessa sera dell’incidente
anche dal primo ministro canadese Trudeau secondo il quale “l’aereo sarebbe
stato abbattuto da un missile terra-aria iraniano”. Teheran tiene a smentire questa
tesi ma la ragionevolezza degli americani si ritroverebbe anche in alcune foto
termiche. Da una approfondita analisi si vedrebbe l’accensione di un radar, il
lancio di almeno un  missile, la scia e
il forte bagliore provocato dall’impatto con il Boeing.

Scenari
ancora tutti da verificare. Qualora fosse supportata la tesi di un problema
tecnico al velivolo ci poniamo la domanda come mai dalla cabina di pilotaggio non
sarebbe arrivata alcuna comunicazione di emergenza e il perché della sparizione
improvvisa dai radar una volta raggiunti gli 8000 piedi, 2.438 metri. Mentre, laddove
il velivolo fosse stato colpito da un missile, l’interrogativo è come sia
potuto rimanere in aria per altri tre minuti prima dello schianto.

In
un rapporto preliminare di tre pagine l’ente iraniano dell’aviazione civile ha
confermato che il Boeing ha virato a destra dopo un problema, facendo rotta
verso l’aeroporto.

Il presidente iraniano Rouhani ha garantito piena collaborazione al suo omologo ucraino, il presidente Zelensky. Chiamati anche 45 investigatori ucraini che insieme ai vari team formati dovranno far chiarezza sull’ennesima tragedia dei cieli. Solo le scatole nere (che la Repubblica islamica ha deciso di non inviare negli Usa ma a quanto sembra avrebbe chiesto l’aiuto dei francesi del Bea) potranno rivelare la verità e capire se si è trattato di un guasto tecnico o se davvero quel velivolo è stato intercettato come un nemico o peggio ancora se si è trattato di un errore che ha portato alla morte 176 vittime innocenti di una “guerra” molto più grande di loro ma mai tanto grande quanto fosse la loro vita.

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