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Quando la politica va a braccetto con la magistratura

by Silvia Roberto

“La legge è uguale per tutti”. O quasi. Quando si entra in un’aula di Tribunale è ciò che si trova scritto in bella mostra, a caratteri cubitali. Impossibile non vederlo. Una frase che rassicura, dà serenità perché pensando di essere nel giusto, la legge sarà sicuramente dalla parte di chi ha ragione. Peccato che non sia sempre così. Ne sono un esempio gli avvenimenti di cronaca e spesso di politica. Non è un taboo che i giudici, nel corso degli anni, si siano espressi a favore o contro politici coinvolti in pesanti affari giudiziari. La cosa che disturba maggiormente è quando la magistratura si mischia con la politica e viceversa.

Sull’argomento i libri di storia aiutano a far chiarezza. E allora andando a sfogliare il passato si legge che molto spesso la magistratura si è fortemente accanita con uomini politici di un certo spessore. È il caso di Bettino Craxi, leader del Partito socialista italiano (citato dallo stesso Renzi nel suo discorso in Aula al Senato) che ha subìto un lungo e davvero triste processo mediatico, politico e giudiziario inerente un presunto finanziamento illecito donato al suo partito. Una delle vicende più tristi e amare della politica italiana che portarono lo stesso Craxi, oramai distrutto dall’esasperante accanimento giudiziario, a ritirarsi in Tunisia.

Ed è proprio sul tema dei finanziamenti ai partiti che Matteo Renzi, segretario del neo costituito partito Italia Viva, ha chiesto e ottenuto di discutere in Parlamento questa controversa e ingarbugliata questione. All’ex premier gli si contesta di aver ricevuto soldi dalla Fondazione Open, la stessa che aveva sostenuto la Leopolda e che avrebbe fornito un prestito di 700 mila euro allo stesso politico per l’acquisto di una villa a Firenze. Il tutto grazie a uno dei finanziatori che fu poi nominato da Renzi in Cassa depositi e prestiti. “Un’invasione di campo”, la definisce il leader di Italia Viva. Un discorso, quello di Matteo, incentrato tutto, o quasi, sul lavoro della magistratura: “Il mondo della politica si inchina certamente davanti al lavoro per bene di migliaia di giudici. Ma questo inchino non deve essere considerato una debolezza del potere legislativo nei confronti del potere giudiziario”. Perché, prosegue, “chi volesse contestarci per via giudiziaria sappia che dalla nostra parte abbiamo il coraggio di dire che il diritto e la giustizia sono diversi dal giustizialismo”.

Parole forti, dettate forse dall’aver toccato il suo privato e la sua famiglia (ricordate quando anche i genitori sono finiti sotto i riflettori della magistratura?). Ebbene, il suo intervento è stato applaudito da molti, compresa Forza Italia e lo stesso Partito democratico. Parole studiate ad arte. D’altronde, sono note a tutti le sue doti di comunicatore. E allora perché non toccare il cuore dei colleghi in Aula facendo un tuffo nel passato e parlare di alcuni dei migliori politici del tempo che sono stati dei mentori per molti politici di oggi e che hanno subìto attacchi giudiziari come, a detta di Renzi, sta subendo lui? A partire dal presidente Aldo Moro che nel 1977, alla Camera dei Deputati, utilizzò parole molto pesanti verso chi voleva processare il suo partito nelle piazze. O come Bettino Craxi, già menzionato sopra, che ha vissuto una gogna mediatica e giudiziaria. E come lui stesso il 3 luglio 1992, in piena Tangentopoli, aveva chiarito in Aula facendo un discorso molto coinvolgente e dall’alto valore morale, sociale e costituzionale asserendo che “tutti i partiti hanno ricorso e ricorrono all’uso di risorse aggiuntive in forma irregolare o illegale”. Renzi cita anche il caso Lockheed che portò alle dimissioni dell’allora presidente della Repubblica Giovanni Leone.

Tutti uomini politici importanti, che hanno fatto la storia italiana. Ma un plauso va rivolto a Renzi che ha trovato l’unanimità dell’Aula ad eccezione di Primo Di Nicola che dalle fila del M5S non ci sta e replica sulla vicenda del sesto presidente della Repubblica: “Voglio dire al senatore Renzi che Leone fu costretto a dare le dimissioni per richiesta del suo partito, non per le mazzette del caso Lockheed, ma per le inchieste fatte da L’Espresso le quali documentarono che le sue dichiarazioni dei redditi non giustificavano le spese avute nel frattempo. Voglio rendere omaggio al senatore Leone senza scusarlo e non condivido le scuse partite una decina di anni fa in quest’Aula. Si dimise. E so che risulta strano, c’era nella Prima Repubblica chi si dimetteva per una questione di dichiarazione dei redditi, mentre qui abbiamo avuto inquisiti condannati che hanno saccheggiato le istituzioni e voi ancora li difendete”.

Come si può notare la magistratura si è trovata intrecciata molto spesso, forse troppo, con la politica. Un bene? Un male? Chissà. Di sicuro c’è che l’Italia merita molto di più. Anzitutto di rifiorire e di tornare a essere uno dei principali paesi economici esportatori dei migliori prodotti Made in Italy. Tutti dovrebbero fare un passo indietro e capire che questo è un paese dotato di grande bellezza e forte capacità e quindi in grado di rendere a ciascuno ciò che gli compete. Confidando nel fatto che anche la magistratura e la politica sappiano comprendere questo. Insomma, a ognuno il suo ruolo.

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