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Putin come Hitler?! No, peggio

by Romano Franco

La stupidità e l’isteria fanno da padrona quando vi è una guerra che nessuno si aspettava e una classe politica inetta alla guida delle nostre “libere” società.

In molti, all’indomani di un conflitto inaspettato, ma che in realtà si combatteva da anni, hanno ipotizzato che Putin e Hitler fossero in realtà fatti della stessa pasta.

Ma non vi è niente di più sbagliato, cari signori! E credere il contrario potrebbe essere un atteggiamento superficiale che potrebbe far commettere una serie di errori che già ci hanno fatto sottovalutare lo Zar di Pietroburgo.

Iniziamo dalla premessa, tutti e due sono di carattere violenti e spietati e quando vi sono queste premesse la spiegazione più impulsiva e semplicistica che riusciamo a dare è che entrambi siano mossi da una mente irrazionale.

E’ questo che dice l’essere umano quando non si spiega determinati comportamenti.

Ma partendo dalle differenze di comunicazione, il tedesco utilizzava un tono nero e forte per fomentare la rabbia della gente mentre il leader russo utilizza al contrario un tono deciso, autoritario ma che trasmette sempre calma e autocontrollo.

E mentre Hitler era un imbianchino dalla poca dottrina, impulsivo e prepotente; Putin, al contrario, è un ex analista del Kgb acculturato, freddo, calcolatore ed enigmatico. Un vero figlio di “Putin”.

Le antinomie che ci sono tra i due non riguardano solo il loro carattere, ma anche la loro politica applicata in ambito di guerra.

Putin utilizza “la missione di pace”, emulata dagli americani, per giustificare la violenza e prendersi sempre più feudi; Hitler invece conquistava e sottometteva controllando al cento per cento il territorio, il tutto per rendere grande la sua Germania.

Pure la differenza nell’utilizzo della violenza è un punto da non ignorare. Il Fuhrer utilizzava la violenza spesso e volentieri e la considerava utile per farsi ubbidire, Putin, al contrario, lo sa che è impopolare, ma la utilizza sempre come “un male necessario” per arrivare ad uno scopo.

Il fatto di essere più cauto nell’utilizzo della violenza non fa di Putin un personaggio meno spietato del cancelliere del terzo Reich, ma solo più furbo. Qualità che lo rendono molto più pericoloso e molto più enigmatico di quanto non scrive la stampa occidentale.

La violenza crea disapprovazione nell’opinione pubblica e, anche all’interno di un regime, se è inutile, il popolo si domanda: perché utilizzarla?

Partendo dal nesso, nessuno vuole giustificare le azioni terribili fatte dal Capo del Cremlino, ma per entrare nella testa di Putin bisogna fare un salto indietro capendo il movente che induce lo Zar a comportarsi da killer.

Nella Mente del Serial Killer

Tutto parte dalla cacciata dell’ex presidente Janukovyc, fedelissimo di Putin, che viene implicato in una serie di scandali che lo mettono in cattiva luce davanti all’opinione pubblica.

La presidenza era accusata di fare gli interessi suoi e della sua famiglia a discapito della popolazione.

Niente di così strano nello scandalo, se non fosse che l’informazione Ucraina venisse controllata per lo più dal presidente e della stessa Russia, che non avrebbero avuto alcun interesse nel far trapelare certi comportamenti inadeguati.

Come sono finite e come sono state procurare le intercettazioni che hanno messo in cattiva luce l’ex presidente davanti all’opinione pubblica?

Boh, chi lo sa! L’unica cosa che si sa è che le vie dei servizi segreti occidentali, che scatenano golpe in tutto il mondo, sono infinite, ahinoi. E i socialisti ne sanno qualcosa.

Ma la protesta nei confronti dell’ex presidente ucraino aumentava in maniera esponenziale e gli scandali sui giornali, uniti alle intercettazioni delle conversazioni private del presidente, erano all’ordine del giorno in Ucraina.

La macchina del fango contro Janukovyc si era scatenata e le proteste diventavano sempre più feroci e violente.

Le rivolte avevano già preso piede e il 18 febbraio, dopo che c’erano stati 100 morti, la stampa nazionale, per fomentare le tensioni, già iniziava a parlare di guerra civile.

Il 20 febbraio 2014, a Kiev vi furono degli scontri che causarono diversi morti. La conta finale dei morti fu 70 tra i manifestanti e 17 tra le forze di polizia. Ancora ignota e soggetta ad investigazioni fu l’identità di cecchini che quel giorno spararono sulla folla.

In una conversazione tra il ministro degli esteri estone Paets e Catherine Ashton, il ministro avanzò il sospetto che i cecchini fossero stati ingaggiati dalla stessa opposizione, sponsorizzati dall’Occidente, per scatenare le violenze avendo avuto notizia dal medico Ol’ha Bohomolec’ che “tutte le prove dimostrarono come siano stati gli stessi cecchini ad uccidere sia la gente che stava protestando nelle strade, sia i poliziotti che cercavano di contenere la protesta”.

La stessa Ol’ha Bohomolec’, però, dopo la candidatura alla presidenza nel maggio 2014 prese poi le distanze da questa teoria, insistendo sul fatto che non avrebbe detto ciò che venne riportato, chiedendo che il nuovo governo indagasse sugli incidenti avvenuti.

Basandosi sulla somiglianza delle ferite da arma da fuoco riscontrate sulle vittime, il ministro della Salute ad interim Oleh Musij ha invece affermato che i manifestanti e i poliziotti sarebbero stati colpiti dalle stesse armi come parte di un complotto da parte di ex sostenitori del presidente Viktor Janukovyč per volgere la popolazione contro lo stesso presidente chiamando in causa le fantomatiche “forze speciali russe”. Strategia abbastanza suicida e poco credibile visti i risultati.

Ma il deposto presidente Viktor Janukovyč ha risolutamente smentito di aver mai ordinato alla polizia di aprire il fuoco sui manifestanti accusando l’opposizione di aver dato inizio alle sparatorie, dichiarando che “Nessun potere vale una goccia di sangue” e che “Molte volte i miei sostenitori mi hanno sollecitato ad agire in maniera più risoluta contro Maidan, ma non l’ho mai fatto”, dice il presidente.

“Avremmo dovuto disarmare gli elementi estremisti, gli stessi che ora sono un rompicapo per i nuovi leader” disse il ministro degli Esteri russo Lavrov quando dichiarò di avere a sua disposizione informazioni riguardo al fatto che i gruppi di estrema destra ucraini avrebbero coordinato gli attacchi dei cecchini a Kiev.

Le divisioni e le tensioni tra gli stessi ucraini, pro occidentali e non, aumentavano e gli scontri diventavano sempre più violenti e ingestibili tanto che la Russia, nel 2014, entra in Crimea per mettere ordine e per impedire, secondo quanto dichiarato, la persecuzione di cittadini russofoni da parte di gruppi estremisti nazifascisti.

E così, il 27 giugno 2014, per evidenziare fortemente questa frattura, il presidente dell’Ucraina Petro Poroshenko firmò l’Accordo di associazione tra l’Ucraina e l’Unione europea ribadendo l’intenzione di Kiev di entrare nella NATO.

Ma ritornando ad oggi. Cosa ha scatenato la rabbia omicida di Putin?

Mettiamo il caso che le accuse del colpo di stato fossero vere è che gli Usa e i servizi segreti della Nato abbiano lavorato veramente per mettere l’Ucraina e gli ucraini contro la stessa Russia, che coltiva parecchi interessi economici in Ucraina.

Non sarebbe la prima volta vedere i servizi segreti muoversi in questo modo e mettere il naso negli affari di Putin. Vederli accusati di aver stimolato il fuoco contro gli stessi dimostranti che marciavano a loro favore, non sarebbe il primo gesto infame compiuto dai nostri servizi segreti e non sarebbe di certo il peggiore.

Ma il fatto rappresenta in se per sé una provocazione e un grave affronto per il capo del Cremlino che con la sua mentalità da: “ripigliamm’ tutt’ chell che è ‘o nuost” è entrato in Ucraina come un boss mafioso, ha picchiato forte e si è ripreso un territorio su cui aveva una grande influenza e in cui ha, tutt’ora, i suoi interessi.

Alla fine della fiera Putin ha sicuramente le sue colpe ed è un dittatore violento e spietato; e non vi è nessuna giustificazione per questo.

Ma risulta davvero difficile non vedere le responsabilità dell’Occidente che ha lavorato sostanzialmente per strappare l’Ucraina alla Russia. Euromaidan è la dimostrazione.

La Russia detiene forti interessi in Ucraina, come l’epicentro della rete del gas che porta la materia prima in tutta Europa, e non solo.

Infatti, sostanzialmente, un distacco dell’Ucraina dalla Russia, sarebbe come vedere la Gran Bretagna diventare filo sovietica e armarsi contro gli Usa, se non peggio, per intenderci.

Negli 8 anni successivi al 2014 gli avvenimenti sono stati intensi e i conflitti nella nazione, accanto al regime di Putin, non si placavano.

I territori erano in costante guerra civile da anni e la comunità internazionale non ha mai fatto nulla per evitare che si allentassero le tensioni. Ed è così che si è arrivati all’inevitabile guerra.

Per 8 anni si sono ignorate le richieste dello Zar che voleva ristabilire la situazione instabile nei territori accanto ai suoi e voleva tracciare una linea quantomeno neutrale della sua vicina di casa ed ex membro sovietico.

La richiesta però è stata rispedita al mittente senza nemmeno trattare! Come se il Capo del Cremlino fosse ai vertici di uno stato come l’Iraq e non di una superpotenza.

Ma non contenti della situazione già complessa e divisiva, Zelenskiy e la Nato, continuano a forzare il passaggio occidentale dell’Ucraina e, i rivoltosi, si inaspriscono ancora di più in quelle regioni filo russe, dove negli anni muoiono più di 12.000 persone, molti dei quali sostenitori di Mosca.

Dopo una serie di avvenimenti, le richieste del leader russo vengono costantemente ignorate dall’Ucraina e dall’Occidente, per diversi anni e, vedendo la sua vicina, nonché sorella, armarsi contro la stessa Russia rappresentava un affronto non da poco per lo Zar: ed ecco spiegata la risposta forte, arrogante e molto, ma molto, sproporzionata di Putin.

Chi utilizza la violenza per rivendicare le proprie ragioni rimane vittima di un sistema e di una mentalità poco evoluta. Se la storia ci insegna qualcosa e che le incomprensioni possono essere chiarite tramite il dialogo, ciò che non si è ritenuto opportuno di approfondire in questa occasione; da una parte e dall’altra.

Ma sono anni che l’Occidente cerca invano di far cadere lo Zar o di metterlo quantomeno in difficoltà. Si spera che finalmente abbiano capito la lezione.

E’ la terza volta che ci provano ed è la terza volta che falliscono. Così fu in Cecenia (50.000 morti), quando l’Occidente armò addirittura il terrorismo internazionale; in Siria (350.000 morti) e ora anche in Ucraina ( dove si aggira a 1000 il numero dei morti).

Il risultato?

Ogni qualvolta che l’Occidente mette il naso negli affari dello Zar l’epilogo è sempre un bagno di sangue. Della serie: “ar cavaliere nero non je devi cacà er cazzo”, insomma.

Ma ironia “proiettiana” a parte. Lo zar gode di un consenso molto ampio! Circa il 76,9% degli elettori votano per lui, con un affluenza alle urne maggiore che in Occidente.

Oltre a questo, si aggiunge la russofobia alimentata dai Paesi cosiddetti “dei diritti” che di sicuro non aiuta in questi casi; e se fino a ieri il popolo russo era diviso dietro al suo zar, oggi, grazie alla discriminazione e alla demonizzazione di tutti i russi, in maniera indiscriminata, è stato possibile compattare il popolo dietro Putin, anche chi non lo sosteneva.

Ma comportamenti deprecabili a parte, la Russia putiniana è cambiata in meglio per quanto riguarda gli aspetti economici e le relazioni internazionali. E questo rimane comunque un dato di fatto.

Insomma, nonostante la parvenza democratica, Putin accusa l’Occidente di aver preso l’Ucraina utilizzando i suoi soliti mezzi: servizi segreti, doppio gioco e macchina del fango. Accuse all’ordine del giorno quando si parla di Cia e di intelligence occidentale.

E se ieri si lavorava per un conflitto e una scissione, oggi, lo scopo principale è quello di convincere Zelenskiy sul fatto di essersi spinti troppo oltre.

Putin folle, ma Zelenskiy non da meno

Sacrificare cittadini ucraini per una causa non loro e per quella occidentale, instillando l’isterica e irrazionale paura dell’imperialismo comunista solo per poter avere aiuto dagli alleati e scatenare un conflitto di proporzioni globali, imponendo una no fly zone ai russi, non è sicuramente un atteggiamento meno folle del Putin/Hitler.

In molti hanno visto in Zelenskiy l’eroe della resistenza. Ma non vi è niente di eroico nel sacrificare persone che perseguitano una causa persa.

L’eroe salva le vite e non le manda al suicidio illudendo gli ucraini di sconfiggere il “male” facendo leva sulla libertà e i sentimenti nazionali. Un vero eroe si sarebbe comportato diversamente, caro Zelenskiy.

Al posto di accanirsi scioccamente in una battaglia persa in partenza, sperando follemente che il conflitto si estendesse creando molti più morti, feriti e sofferenza, il presidente ucraino, all’indomani dell’invasione, avrebbe dovuto chiamare immediatamente Putin trattando in qualsiasi modo per cercare di preservare il più possibile le vite dei suoi cittadini e l’indipendenza dell’Ucraina. Così fa un vero eroe.

Ma l’errore è stato fatale e perseguire la strada poco razionale del suicidio improvvisato contro una superpotenza mondiale è un atteggiamento più stupido che eroico.

Quindi, occhio a dividere il mondo tra buoni o cattivi, questo tipo di distinzione, ahinoi, non esiste. E attenzione!

Continuare ad isolare Putin e i russi dal resto del mondo può diventare pericoloso!

Alle volte basta solo una brutta giornata per cambiare l’indole razionale delle persone, figuriamoci un’ingiustizia.

Ecco perché credere di estromettere i russi dal mercato ucraino o allontanarli da esso è stato un errore fatale.

Questi processi devono essere pacifici, graduali e vengono fatti per includere e non per isolare.

Escludere la Russia e includere solo l’Ucraina è stato un errore dell’Occidente. Il mondo del domani è inclusivo, cari signori, e non è fatto da muri e confini, ma solo da ponti costruiti sul dialogo e il confronto.

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