Home DIRITTI CIVILI PREGIUDIZI SULLE DONNE. LA EU CONDANNA L’ITALIA

PREGIUDIZI SULLE DONNE. LA EU CONDANNA L’ITALIA

by Calogero Jonathan Amato

La Corte europea dei diritti umani ha condannato l’Italia per aver violato i diritti di una «presunta vittima di stupro» con una sentenza che contiene pregiudizi contro le donne. Il caso riguarda una sentenza della Corte d’appello di Firenze che assolse 7 imputati accusati di uno stupro o di gruppo avvenuto nel 2008. La ragazza riceverà 12mila euro. La sentenza ha violato aspetti della sua vita con il riferimento alla biancheria intima, i commenti sulla bisessualità e le relazioni sentimentali.

Secondo la Corte europea, nonostante un quadro legislativo nazionale soddisfacente, la sentenza della Corte d’Appello italiana viola l’articolo 8 della Convenzione europea dei diritti umani, che prevede il diritto al rispetto della vita privata e familiare. In particolare, il linguaggio e gli argomenti usati in sede d’appello e determinanti per la sentenza avevano veicolato «pregiudizi sul ruolo delle donne esistenti nella società italiana», non avevano rispettato «la vita privata e l’integrità personale» della ricorrente e avevano omesso di proteggere la donna dalla “vittimizzazione secondaria”, che consiste nel trasferire parte della responsabilità di una violenza alla persona che l’ha subita.

Quella della Corte europea è una sentenza importantissima perché stigmatizza la delegittimazione delle vittime di stupro, ritenute corresponsabili delle violenze subite in base a valutazioni legate alla loro vita privata che continuano a essere usate per motivare sentenze condiscendenti verso gli autori delle violenze, nonostante ciò sia vietato da norme interne e internazionali, a cominciare dalla Direttiva dell’Unione Europea sulla protezione delle vittime di reato, dalla CEDAW e dalla Convenzione di Istanbul.

L’articolo 54 della Convenzione di Istanbul – che è stata ratificata dall’Italia, è in vigore dal 1° agosto 2014 ma di cui in Italia manca il sostanziale recepimento (e non solo pratico) – dice che in qualsiasi procedimento civile o penale va garantito il fatto che le prove relative agli antecedenti sessuali e alla condotta della vittima devono essere «ammissibili unicamente quando sono pertinenti e necessarie.

La condanna all’Italia per pregiudizi sulle donne arriva in un momento in cui la questione è al centro del dibattito pubblico. Balza subito alla mente quel video in cui un paonazzo Beppe Grillo, garante del Movimento 5 stelle, scredita la denuncia della ragazza che avrebbe subito uno stupro da suo figlio, Ciro Grillo, e altri tre suoi amici, perché fatta otto giorni dopo il fatto. Un retaggio culturale di altre epoche e che però, inspiegabilmente, riesce a resistere in Italia.

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