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Pablo Escobar, il re del narcotraffico

by Nicola Comparato

Pablo Emilio Escobar Gaviria, detto “El Machico”, nasce l’1 dicembre 1949 a Rionegro, in Colombia. Terzo di sette figli, cresce per le trade di Medellin vivendo di truffe e piccoli furti. Nel 1974 finisce in carcere per un furto d’auto e qui fa amicizia con il contrabbandiere Antonio Prieto, per il quale inizia a lavorare subito dopo essere uscito di prigione.

L’anno successivo comincia a farsi un nome nel traffico della cocaina, diventando il signore della droga dopo l’omicidio dello spacciatore Fabio Restrepo.
In pochissimo tempo il “cartello di Medellin” controlla il traffico della droga a livello internazionale diventando il collegamento diretto tra Stati Uniti, Messico, Porto Rico, Venezuela, Repubblica Dominicana e Spagna. 
Ma il vero obiettivo di Escobar non è solo quello di fare soldi a palate e di avere il potere assoluto, ma anche quello di riuscire a costituire uno stato dei “Narcos”. Cominciano così i primi tentativi di corruzione verso i politici. Chi non accettava le condizioni del “capo” veniva ucciso. Escobar oltre al crimine comincia a interessarsi alla politica. Nel 1979 viene eletto consigliere comunale a Envigado. Nel 1982 tenta con la politica nazionale e si candida nella lista del Movimento rivoluzionario liberale in appoggio a Luis Carlos Galán, un forte oppositore del crimine, che però rifiuta di averlo come candidato perché insospettito dalla vita di Pablo. Per questo gesto Galán viene poi ucciso da alcuni sicari di Escobar durante un comizio nel 1989.
Le cose vanno diversamente nel partito Alternativa liberale di Alberto Santofimio Botero. Pablo propone il programma “Medellin Sin Tugurios”, che prevede la costruzione di case per le famiglie più povere. Escobar viene eletto alla Camera dei Rappresentanti il 14 marzo 1982. Ma il quotidiano El Espectador il 25 agosto 1982 pubblica la notizia di un suo arresto avvenuto nel 1976 per spaccio di cocaina. Gli viene revocata l’immunità parlamentare ed è quindi costretto a presentare le sue dimissioni. Di conseguenza Pablo si vendica di tutti quelli che non lo hanno sostenuto.
Nel 1984, insieme alla sua famiglia e al suo socio in affari José Gonzalo Rodríguez Gacha, si trasferisce in Nicaragua come ospite di alcuni rappresentanti sandinisti. Qui Pablo conosce il pilota e informatore americano Barry Seal e comincia a studiare una nuova strategia per trafficare la cocaina dal Nicaragua agli Stati Uniti. Le cose vanno male per il pilota, che scatta delle foto delle attività illegali dei narcotrafficanti. Barry Seal viene ucciso in Louisiana, a Baton Rouge, dai sicari del cartello di Medellin il 19 febbraio 1986.
Escobar nel frattempo è già ritornato in Colombia e il 6 novembre 1985 finanzia un attentato al Palazzo di Giustizia per impossessarsi di alcuni fascicoli che lo riguardano. L’operazione è una vera e propria strage, tanto che la Corte Suprema decide di annullare il trattato di estradizione con gli Stati Uniti. La scelta viene contestata dal quotidiano El Espectador, quindi Pablo Escobar ordina di uccidere il direttore del giornale, Guillermo Cano Isaza.
Gli uomini del cartello di Cali il 13 gennaio 1988 uccidono 2 persone con un’autobomba piazzata davanti alla casa di Pablo, dando inizio alla sanguinosa guerra tra i due cartelli rivali. Escobar nel 1991 rischia l’estradizione e sceglie di consegnarsi alle autorità. Durante il processo viene condannato a 5 anni di reclusione da scontare nel carcere La Catedral di sua proprietà. Ma data l’assurdità della situazione, che gli concede piena libertà di muoversi dal proprio carcere, il governo decide di trasferirlo in un’altra struttura. Ma Escobar riesce a evadere prima del trasferimento e Delta Force e Navy Seal si mettono subito sulle sue tracce. Viene localizzato in un quartiere di Medellin da una squadra di sorveglianza colombiana il 2 dicembre 1993. Pablo e la sua guardia del corpo, Alvaro de Jesús Agudelo detto “El Limón”, si danno alla fuga sui tetti. Ma tutto lo sforzo è inutile. Il re del narcotraffico resta ucciso, raggiunto da alcuni proiettili alle gambe e al busto, ma il colpo fatale è quello che gli attraversa l’orecchio.
Da anni si pensa che Pablo Escobar sia in realtà morto suicida con un colpo di pistola alla testa sapendo di essere braccato e di non avere più alcuna via di fuga, ma la verità la conosce soltanto chi era con lui. L’unica cosa certa è che da quel giorno il re del narcotraffico non è più in circolazione.

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