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Operazione Mar Nero

by Freelance

Di Raffaele Mortellaro

Ridimensionamento degli obiettivi o colpo potenzialmente devastante? Il ritiro dai sobborghi di Kiev è stato salutato come l’inizio della fine della “Operazione Speciale” in Ucraina.

In realtà, sui reali obiettivi di quel preciso fronte studiosi ed analisti erano parecchio divisi. Per alcuni, l’intenzione di Putin era quella di occupare Kiev e instaurarvi un governo compiacente.

Per altri, si trattava di un immenso “Fronte di Teatro”, cioè di un operazione in cui l’obiettivo militare non coincideva con un obiettivo politico, ma era finalizzato ad esercitare una forte pressione sulla controparte in sede di negoziato.

Se ne discuterà in futuro, ma con il ritiro delle truppe da quel fronte gli eventi hanno superato l’esigenza di rispondere a questa domanda.

Le operazioni sono ora concentrate nel sud est del paese. L’Armata Russa, dopo oltre un mese di guerra, si è ufficialmente dotata di una catena di comando.

Ad oggi, i grandi assenti erano stati il Ministro della difesa Shoigu e il Capo di Stato Maggiore Gerasimov. I corpi d’armata hanno ricevuto obiettivi generici direttamente dal Cremlino.

Cosi facendo, svariati generali e colonnelli sostanzialmente pari in grado sono finiti col combattere ognuno un proprio conflitto, finendo in competizione tra loro per accaparrarsi rinforzi e rifornimenti.

La mancanza di una gerarchia e chiare responsabilità ha portato all’incolonnamento di mezzi sulle poche arterie stradali, e alla perdita di un numero consistente di generali costretti a ridosso della linea di fuoco nel tentativo di sbrogliare l’enorme matassa venutasi a creare.

L’importante perdita di uomini e mezzi hanno reso infine necessario l’abbandono di un area grande quasi quanto l’Italia Settentrionale.

Le operazioni si sono spostate nel sud est, dove si sta concludendo la presa di Mariupol al prezzo di settimane di combattimenti casa per casa, in cui sono stati impiegati i miliziani ceceni di Kadyrov.

Sembrerebbe che gli obiettivi siano la liberazione degli Oblast del sud est fino ad Odessa. Il Generale Dvornikov, ex responsabile delle operazioni in Siria, è stato posto a capo della catena di comando.

Sarà responsabile delle operazioni. E’ più alto in grado dei comandanti dei singoli Distretti, ragion per cui non ci saranno obiezioni ai suoi ordini.

Molti vedono in questo indiscutibile ridimensionamento delle operazioni un disperato tentativo di “salvare la faccia”.

E’ veramente così? Per cercare di rispondere a questa domanda può essere d’aiuto una piccola disamina su com’è strutturato l’export di Kiev.

Olio di semi e cereali costituiscono oltre il 30% delle esportazioni. L’export verso l’Unione Europa (e la Russia, un non indifferente 5,64%) viaggia prevalentemente su rotaia.

Il Mar Nero rappresenta invece la porta per i mercati extra europei. I principali acquirenti sono Cina, Turchia, Egitto e India.

Solo l’Egitto soddisfa, attraverso l’import cerealicolo da Russia e Ucraina , l’80% del proprio fabbisogno. Senza Mar Nero, Kiev non potrebbe più esportare direttamente buona parte dei suoi prodotti.

Dovrebbe appoggiarsi ai porti di qualche paese confinante, se non direttamente alle infrastrutture controllate dall’ “occupante”.

Prospettiva sconcertante fino a un certo punto, se pensiamo che ancor oggi Zelensky accusa la Ue di comprare gas da Mosca ma omette di aggiungere che anche il suo paese non riesce a fare a meno di quel combustibile, che “rimbalza” dall’Europa dell’est attraverso il “Reverse Flow”.

Al 2014, a dispetto del conclamato “odio”, i due paesi non avevano alcuna barriera doganale. Il controllo della costa sarebbe una formidabile arma di pressione economica in sede di negoziato, perché l’economia di un Ucraina senza mare collasserebbe definitivamente.

Zelensky questo lo sa bene, e annuncia una “grande battaglia per il Donbass”. Avrà di fronte una forza militare che ha però individuato le sue lacune e stretto i bulloni.

Intanto i tempi burocratici per la consegna di diversi armamenti non sembrano affatto in linea con le esigenze dell’esercito di Kiev.

I famosi Leopard tedeschi da esportare attraverso una filiale italiana non arriveranno in Ucraina, nella migliore delle ipotesi, prima di 3 settimane (al peggio, 3 mesi).

Le prossime settimane diranno molto. Sull’esito del conflitto e sulla sua residua durata. Le previsioni sulla dichiarazione della “Vittoria” il 9 maggio sembrano piuttosto ottimistiche.

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