Home Attualità Nella situazione di stallo tra Russia ed Europa ci perdono entrambe, ma chi di più?

Nella situazione di stallo tra Russia ed Europa ci perdono entrambe, ma chi di più?

by Freelance

Di Gaia Marino

Sia l’Europa che la Russia perderanno pesantemente se il presidente Vladimir Putin seguirà la sua minaccia di tagliare le forniture di gas ai paesi che giudica “ostili” a meno che non paghino in rubli.

Anche al culmine della Guerra Fredda, Mosca non ha mai tagliato il gas all’Europa, ma giovedì Putin ha firmato un decreto che ordina agli acquirenti stranieri di pagare in rubli anziché in euro dal 1 aprile, l’alternativa rinunciare alle forniture russe.

Le capitali europee hanno respinto l’ultimatum e venerdì il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov ha affermato che non influenzerà gli insediamenti fino alla fine di questo mese.

Sebbene la minaccia di carenze arrivi dopo il picco della domanda nella stagione invernale europea, l’Europa ha ancora molto da perdere quando le sue imprese e le sue famiglie stanno già vacillando per i prezzi dell’energia record.

Mosca al contrario potrebbe tagliare su una delle sue principali fonti di reddito.

Sono pochi gli economisti che parlano di coltello dalla parte del manico.

E’ questa l’arma che ha Putin a disposizione contro i Paesi dipendenti dalla Russia che ingenuamente sono diventati sempre più ostili nei confronti di Mosca.

Il gas, petrolio e i metalli sono beni che hanno sempre un loro valore e man mano che il fabbisogno scarseggia il loro prezzo aumenta.

Insomma dire che Putin sia seduto su di una miniera d’oro non è poi tanto sbagliato quando si pensa al fatto che la Russia sia il Paese con più materie prime al mondo.

Lo zar da questo punto di vista ha una posizione di forza assoluta, poiché, le materie prime possono essere vendute ovunque, nonostante le difficoltà, ma, al contrario, se un paese come il nostro non produce rimane indietro rispetto alla concorrenza. Ed è spaventoso se si considera che la concorrente europea si chiama Cina ed oggi rappresenta la prima economia mondiale.

Arrivando al calcolo matematico, la Russia ha esportato circa 155 miliardi di metri cubi (bcm) di gas in Europa lo scorso anno, fornendo più di un terzo della sua fornitura di gas.

Senza di essa, l’Europa dovrebbe acquistare più gas sul mercato spot, dove i prezzi sono già di circa il 500% più alti rispetto allo scorso anno.

Germania e Austria, entrambe fortemente dipendenti dal gas russo, hanno attivato piani di emergenza, che includono il razionamento se necessario, e altri paesi europei hanno piani in atto.

“La riluttanza degli acquirenti a rispettare l’ordine (di Putin) rischia di sospendere le forniture. Di conseguenza, sia gli acquirenti che Gazprom dovranno affrontare perdite”, ha affermato Dmitry Polevoy, analista dell’intermediazione di Mosca Locko-Invest.

I paesi europei dovranno competere con l’Asia per attirare ulteriore gas naturale liquefatto (GNL) dal Qatar o dagli Stati Uniti, e anche tra loro per forniture di gasdotti alternativi da luoghi come Norvegia e Algeria.

Gli esportatori di GNL statunitensi sono già emersi come grandi vincitori della crisi dell’approvvigionamento europeo, mentre anche la Norvegia di Stoltenberg ne ha beneficiato.

La Grecia ha affermato venerdì che potrebbe evitare problemi di approvvigionamento di gas se i flussi russi venissero fermati a condizione che sul mercato mondiale fosse disponibile una quantità sufficiente di gas.

La scorsa settimana, gli Stati Uniti hanno dichiarato che quest’anno lavoreranno per fornire 15 miliardi di metri cubi di GNL all’Unione Europea, ma questo non sostituirà minimamente ciò che la Russia invia in Europa tramite gasdotti.

E allora cosa si fa?

Oltre a cercare di ottenere di più in un mercato globale del gas già teso, diversi paesi europei hanno anche affermato che dovranno utilizzare più carbone, allungare potenzialmente la vita delle centrali nucleari e aumentare la produzione di energie rinnovabili.

L’Europa ha più opzioni per forniture alternative e, con una domanda stagionalmente bassa per i prossimi mesi, quest’anno non corre il rischio di esaurire le forniture.

Ma quel rischio aumenterebbe verso i mesi invernali, quando la domanda di gas di solito aumenta.

Il gas negli stoccaggi europei potrebbe essere sufficiente per la primavera e l’estate senza una riduzione della domanda, ma l’Europa rischierà di entrare il prossimo inverno con solo il 10% circa del gas in magazzino entro la fine di ottobre senza alcune misure di risparmio energetico.

Per attirare più GNL da altre parti, i prezzi del gas all’ingrosso in Europa dovrebbero rimanere più alti del prezzo di riferimento asiatico del GNL. I prezzi del gas alle stelle stanno già danneggiando i consumatori e le industrie e i governi hanno speso miliardi di euro in misure per cercare di proteggerli.

“Dobbiamo essere consapevoli del fatto che le società che hanno firmato contratti a lungo termine con Gazprom ricevono gas a prezzi significativamente inferiori a quelli che dobbiamo pagare nel mercato del GNL. Quindi ci sarà un impatto sui nostri prezzi dell’energia”, ha affermato il commissario europeo per l’Energia Kadri Simson ha detto ai legislatori dell’UE il mese scorso.

La Russia assorbe il colpo e va avanti, nonostante la perdita di un importante flusso di entrate per le sue finanze interne.

Nei primi nove mesi del 2021, gli ultimi dati disponibili dal produttore di gas russo Gazprom mostrano che i suoi ricavi dalle vendite in Europa, Turchia e Cina sono stati di 2,5 trilioni di rubli (31 miliardi di dollari) dall’esportazione di 176 miliardi di metri cubi di gas tra gennaio e settembre.

Se il meccanismo di pagamento è progettato per sostenere il rublo, anche questo potrebbe essere di breve durata. Prima dell’invasione, la banca centrale russa richiedeva la conversione in rubli dell’80% della valuta estera del gas. Ora dovrebbe essere cambiato tutto nella valuta russa.

Gli acquirenti europei bullizzati hanno ripetutamente affermato che la mossa costituisce una violazione del contratto. Insomma la russia ci toglie il gas con la crisi energetica e l’Europa gli fa causa per aver violato i contratti.

L’ennesima pagliacciata inscenata dai leader europei che come al solito hanno trovato il loro capro espiatorio.

E’ difficile capire come la logica del diritto possa intervenire in tempi di guerra.

Però ehi, di qualcosa devono pur parlare i nostri leader.

Un’altra domanda è cosa può fare la Russia con il gas che di solito fornisce all’Europa. Il presidente della camera alta del parlamento russo, Valentina Matviyenko, ha affermato la scorsa settimana che Mosca potrebbe reindirizzare le forniture ai mercati asiatici, tra gli altri.

Tuttavia, non esiste al momento un gasdotto che consenta alla Russia di inviare il gas fornito all’Europa in Asia. Un gasdotto dalla Russia alla Cina invia gas da altri giacimenti che non riforniscono l’Europa e non esiste un interconnettore per reindirizzare quei flussi.

Infatti, l’accordo tacito tra Xi, Putin e Moodi è che la Russia invia le materie prime e Cina e India ne fanno buon uso grazie alla loro grande manovalanza.

Insomma, in questa guerra di sanzioni e di ripicche le grandi vittime, oltre ai poveri ucraini, sono i cittadini europei che, senza approvigionamenti per consentire una produzione abbondante, loro malgrado si troveranno un’economia poco produttiva e sempre più stagnante.

Potrebbe interessarti

Lascia un commento