Misero tentativo di Eugenio Scalfari di cancellare i padri del riformismo socialista dalla memoria storica

Sono rimasto assai stizzito e infastidito dall’articolo intervista di Franco Molinari, attuale Direttore di La Repubblica, a Eugenio Scalfari sul riformismo. Mai tante considerazioni veramente peregrine e discutibili con qualche strafalcione storico che veramente appaiono avvilenti e penose per questo giornale, per l’intervistatore e l’intervistato.

Scalfari confeziona una sua idea del riformismo e del liberal socialismo che è davvero originale, con tratti grotteschi e  sconclusionati. Dimentica e rimuove totalmente la lunga, gloriosa e consolidata tradizione storica dei padri del riformismo socialista da Turati, Treves, Bussolati a Nenni, Pertini e Craxi e mette in primo piano solo Gobetti che é piuttosto un liberale e Carlo Rosselli per carità figure nobili che vengono citati quali gli artefici del riformismo italiano.

Scalfari si ricorda, soltanto lui per la verità, che Enrico Berlinguer è stato “un campione” del riformismo negli anni ottanta, mentre tutti si rammentano invece molto bene la dura polemica che divise il politico comunista da Bettino Craxi, proprio sulla necessità di una politica riformista che il leader socialista propugnava e che venne respinta recisamente dal segretario del Pci.

Infatti oggi tutti riconoscono questo merito storico al leader socialista che fu un grande innovatore del riformismo italiano ed internazionale a discapito del Pci di quegli anni, impregnato da un residuo di leninismo e da un conservatorismo ideologico marxista. Scalfari pensa di essere stato un grande consigliori dei politici italiani, sia di Berliguer che di Moro, mentre ha totalmente rimosso il fatto che fu Nenni che lo volle deputato socialista per una legislatura.

Lui si ritiene custode di “segreti politici” quale per esempio il fatto che Aldo Moro gli confidò che la Dc avrebbe fatto un alleanza  con il Pci per due legislature. La memoria di Scalfari, poi, fa clamorosamente cilecca quando afferma, senza essere corretto dall’attuale direttore Molinari, che addirittura nei giorni dopo il sequestro di Moro nel marzo 1978, Enrico Berlinguer, sarebbe già morto con sei anni di anticipo.

Un intervista politica sulla pagina della cultura che è stata davvero infelice e sbagliata nella ricostruzione storica in cui vi è il tentativo misero di Scalfari di cancellare il riformismo autentico dei padri del socialismo.

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