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Mettere le basi per il dopo-crisi

by Bobo Craxi

Gli elementi a nostra disposizione non ci consentono di avviare un’analisi esatta delle conseguenze economiche per la prolungata serrata causata dall’epidemia sanitaria, ragioni di ordine generale ci convincono di evitare analisi ex-post circa la preparazione o l’impreparazione strutturale e politica alla gestione di un’improvvisa epidemia, oggi dichiarata pandemia Globale, la prima vera grande crisi riflesso della Globalizzazione, tuttavia è grossomodo utile determinare delle linee-guida per cercare di ricomporre un quadro della ripresa che, quando avverrà, dovrà fare i conti con i debiti accumulati per la recessione in atto in Italia ma presumibilmente anche in Europa.

La Cina dimostra che ha cercato con la forzatura dell’isolamento di risalire sul piano economico e sociale ed ha dimostrato una certa capacità di ripresa, gli Stati Uniti , in pieno anno elettorale hanno esplicitamente sposato la dottrina sovranista ed autarchica addirittura ignorando come ha fatto Trump i segnali di allarme che provengono dalla Comunità Scientifica, hanno voltato le spalle all’Europa e così intendono proseguire almeno sino alla cessazione dell’allarme trascinando con sé nella scellerata sottovalutazione della pandemia anche la vicina Inghilterra che si fa beffe dell’Europa “a porte chiuse” continuando a riempire stadi, stazioni e aeroporti.

La Vecchia Europa lemme lemme si avvicina quantomeno ad una linea di tendenza nella quale sul piano del contrasto sanitario l’Italia, suo malgrado ha fatto da apripista e con misure di supporto a lavoratori ed imprese che appaiono adottate secondo una linea comune per bloccare il collasso economico. E’ evidente che se sul piano sanitario esista un’Europa di Serie A ed una di Serie B ( la differenza di investimenti e tagli è tristemente proporzionale al numero dei contagiati in Europa) l’interdipendenza finanziaria esiste ed il richiamo ad una strategia comune dovrebbe muovere in una medesima direzione.

Non si tratterà soltanto di richiedere il doveroso differimento degli impegni comunitari quanto stabilire una linea di credito con interessi limitati e l’allentamento dei vincoli sulle banche che determini il conseguente slittamento delle scadenze degli interessi e dei rimborsi di famiglie e di imprese. Se questo primo approccio è sembrato esser presente nel discorso della Presidenta della BCE purtroppo cio che è mancato e manca non è solo quel briciolo di empatìa che un Leader Europeo dovrebbe provare in vicende drammatiche ed inedite come queste, quanto la capacità e l’intelligenza di muovere affinché il collasso degli Stati possa essere evitato generando possibilità che gli Stati possano emettere titoli (EuroBond) a lunga scadenza e che a gestirli siano loro direttamente senza passare dalle forche caudine delle Banche per evitare un altro effetto paradossale alla Greca, ove gli aiuti per il risanamento di fatto andavano a coprire gli interessi degli Istituti Bancari Europei.

Non vi sono soluzioni semplici a situazioni complesse; è chiaro che non dobbiamo avvitarci ancora una volta nella spirale del controllo rigoroso e cieco che ridurrebbe il Continente Europeo in una decadente dependance delle nuovi grandi potenze economiche.

Impedire e prevenire nuovi conflitti sociali che potrebbero scaturire dal dopo-crisi, di concorrenza estrema all’interno dell’Unione è esattamente il quadro che prevedono e alimentano le potenze che stanno fuori da esse con la complicità di finti sovranisti e doppio-giochisti interni.

Il discorso della Presidenta Lagarde necessariamente andrà corretto e non possiamo che auspicare che sia la politica a farlo.

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