Home In evidenza Meloni va a Porta a Porta per un po’ di “sana” propaganda

Meloni va a Porta a Porta per un po’ di “sana” propaganda

by Romano Franco

Una serata all’insegna della propaganda si è consumata ieri nello studio di Bruno Vespa, Porta a Porta.

La Meloni dopo aver criticato aspramente l’ex premier Giuseppe Conte, quando faceva le sue conferenze stampa su Rai1 durante la pandemia, si comporta esattamente allo stesso modo da Bruno Vespa e, senza avere un male come il coronavirus a giustificare la sua costante presenza in tv, va nella rete pubblica per fare un po’ di pubblicità al suo esecutivo.

La premier da quando è stata eletta finisce in tutte le copertine dei giornali, anche di gossip.

Sono molteplici le foto che la ritraggono da sola, a lavoro, con amici e amiche e persino in famiglia; una specie di spot perpetuo che ha il preciso scopo di far credere ai cittadini che la neo premier è un cittadino come gli altri ed è per questo che deve essere amata.

L’opera di propaganda dietro al disegno della leader di Fratelli d’Italia sembra quasi da regime e ieri da Bruno Vespa, il giornalista meno pungente della televisione italiana, la Meloni si appresta a fare i suoi elogi e i suoi complimenti al nuovo governo. Quasi fosse una spettatrice esterna.

Più che alla berlina la Meloni viene messa su una comoda Rolls e dal conduttore sosia del duce la leader di Fratelli d’Italia viene messa a suo agio tra inchini e salamelecchi.

E così con un “puff” l’intervista incalzante si trasforma, come per magia, in un monologo propagandistico e stucchevole atto a giustificare, in qualche modo, l’operato a tentoni di questi primi mesi di governo Meloni.

Meloni ha parlato del Reddito di Cittadinanza, della Manovra e ha ribadito il suo no al Mes, firmato addirittura col sangue, giusto per dare l’idea della finta abnegazione che ella riveste nel suo ruolo di premier.

Per i mancati successi, come quello sul pos, la leader di FdI ha trovato furbescamente i capri espiatori e, come si usa fare in Italia, se una cosa non si può fare la colpa è sempre “dell’Europa o del governo precedente”.

E’ questa la giustificazione della Meloni. La premier mistifica la situazione e dice che la mancata riforma sul pos è dovuta ad un accordo sul Pnrr siglato in precedenza tra Italia ed Europa.

Ma al paese con più evasione del blocco non è pensabile dare soldi, anche a fondo perduto, senza avere una garanzia di trasparenza. Garanzia che è più facile avere evitando l’aumento del sommerso.

Motivo per cui, oltre al pos, il governo è destinato a rivedere anche la riforma sul tetto al contante.

Ma l’opera di piaggeria del vespone nazionale non si ferma qui e, nella tv pubblica, Giorgia Meloni viene lasciata libera di dire quello che vuole senza un contraddittorio.

La Propaganda

Meloni continua a parlare della grande professionalità del suo Esecutivo che emergerebbero dai dati economici del nostro Paese che “nell’ultimo trimestre è cresciuto più di Germania, Francia e Spagna. Che dimostrano la forza intrinseca di questa nazione a cui spesso è mancato l’ottimismo e un po’ di sano orgoglio”.

Un merito che sicuramente non è attribuibile a lei. Infatti, nonostante in passato non abbia nascosto le mie riserve sull’esecutivo Draghi, il merito di questo successo è da attribuire proprio all’ex Bce. Come anche quello sul tetto al prezzo del gas appena approvato in Europa.

Giorgia Meloni si arroga i successi non suoi e nonostante le riforme Nordio, che danno ai politici e criminali più libertà sottraendo capitali a intercettazioni e mettendo più cavilli ad un sistema giuridico molto spesso contradditorio, spera alla fine della legislatura di vedere “un’Italia più ottimista e capace di fidarsi delle sue istituzioni”. Come no!

Lavori “dignitosi ci sono e si trovano” spiega la leader di Fratelli d’Italia contraddicendo sia il senso comune che i dati Istat.

Per Giorgia Meloni i problemi non sono legati ad un mercato del lavoro stantio e alla paga bassa, che poteva essere migliorata con l’approvazione di un salario minimo, il vero problema per la leader di FdI è che gli italiani vivono in un mondo dei sogni, e la sua narrazione menzognera del ragazzo seduto sul divano che disprezza e denigra il lavoro è la stessa che digerisce gran parte del suo elettorato.

A proposito del “lavoro congruo” ha spiegato che “noi dobbiamo fare quello che possiamo per costruire un mondo perfetto in cui ognuno possa fare il lavoro dei suoi sogni ma se ti rifiuti di fare un lavoro dignitoso, con tutte le garanzie, ma che non è quello dei tuoi sogni non puoi pretendere che ti mantenga lo Stato con i soldi delle tasse pagate da gente che ha accettato di non fare il lavoro dei propri sogni”.

La misura contro la povertà che intende “riformare completamente” vede i diritti del lavoro da rivisitare e correggere.

Tuttavia, con i prezzi delle materie prime alle stelle a causa delle sanzioni e la crisi pandemica, le industrie che investivano in Italia sono ridotte all’osso.

Infatti con le aziende che falliscono o che migrano in altri stati, dove i costi dell’energia sono più bassi, l’unico modo che ha ora il governo attuale di attirare investitori in Italia è distruggendo i diritti dei lavoratori, arrivati ai minimi storici negli ultimi 30 anni.

Lavoro sottopagato e operai senza diritti, è questa la vera ricetta del governo Meloni; ecco perché è di vitale importanza intervenire sul reddito di cittadinanza il prima possibile.

E’ un modo come un altro per permettere agli imprenditori di abbassare i salari e poter assumere più facilmente persone che, pur di non morire di fame, vengono costrette a condizioni umilianti di lavoro.

Questo per i conservatori, ad oggi, è davvero l’unico elemento che potrebbe indurre un investitore straniero ad investire in Italia e questo Meloni lo sa bene.

Ecco perché all’abolizione del reddito seguiranno anche riforme che daranno sempre più potere a coloro che vogliono fare, i cosiddetti prenditori, e distruggeranno sempre più i diritti dei lavoratori.

Poi, dulcis in fundo, Meloni parla della questione migranti, minimizzando in maniera evidente lo schiaffo di Macron.

“Tra Italia e Francia c’è stata una frizione sui migranti – dice Meloni – in Francia hanno ricevuto una sola nave ong e si sono arrabbiati. Il problema non sono i profughi. Sono le migliaia di migranti irregolari. Abbiamo ricollocato in Francia e Germania solo 117 migranti su 94 mila”.

E anche qui la Meloni parla sempre per convenienza poiché, riportando i dati sugli sbarchi, si dimentica di enunciare quelli sui richiedenti asilo che, nel solo 2021, sono stati: 193.000 in Germania, 77.000 in Francia e solo 49.000 in Italia.

Infatti a Macron è bastato minacciare di chiudere la frontiera con l’Italia per mettere a tacere la Meloni che, più la si conosce, è più diventa evidente che si tratti solo di fumo.

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