Meloni sfila a Kiev e promette miliardi di dollari in armamenti

Giorgia Meloni, ieri, è sbarcata a Kiev per esibire la sua parata. La premier, con evidenti manie di protagonismo, è sempre in scena e con il copione sempre pronto; qualsiasi sia il motivo.

Che si parli di mafia, aggressioni fatte da movimenti di facinorosi legati al mondo di sinistra o di giustificazioni nei confronti delle cantonate prese dal suo governo, la Meloni ci mette sempre la faccia.

La posizione del suo governo nei confronti di Kiev è più che ambigua.

Eccezion fatta per gli zerbini di Putin, che portano il nome di Berlusconi e Salvini, anche la premier aveva utilizzato epiteti positivi nei confronti dell’attuale presidente russo.

Infatti, a detta della Meloni, Putin rappresentava “un dono del signore”; esattamente dopo che lo zar aveva già consumato massacri barbari in Cecenia e Siria, quest’ultima ancora in guerra.

Ma la Meloni non ci sta ad un cessate il fuoco e con la sua fiamma nel corpo aumenta la retorica contro Mosca.

La premier, da nazionalista qual è, ha deciso di mettere la sua amata Italia come baluardo nei confronti del governo di Kiev; nonostante non rientri in alcun modo nei nostri obblighi.

“Ho ribadito il pieno sostegno dell’Italia di fronte all’aggressione russa. L’Italia non intende tentennare e non lo farà”, dice la premier.

La premier ha tenuto a ribadire la posizione dell’Italia che, da un po’ di tempo, è sempre più compromessa dal pacifismo del popolo e dalle quinte colonne di Putin.

Zelensky ringrazia “Giorgia” per il “sostegno deciso e potente” ma la mette anche in difficoltà sfottendo un elemento chiave della maggioranza, Silvio Berlusconi.

L’ex premier pochi giorni fa aveva detto che non sarebbe mai andato a Kiev, fosse stato lui il presidente del Consiglio, aggiungendo giudizi negativi diretti sul presidente ucraino.

“Io credo che la casa di Berlusconi non sia mai stata bombardata dai missili, mai siano arrivati con i carri armati nel giardino di casa sua, nessuno ha ammazzato i suoi parenti, non ha mai dovuto fare la valigia alle 3 di notte per scappare o la moglie dovuto cercare da mangiare e tutto questo grazie all’amore fraterno della Russia. Io auguro pace a tutte le famiglie italiane, anche a chi non sostiene l’Ucraina, ma la nostra è una grande tragedia che va capita. Voglio che vengano qui a vedere con i propri occhi, vedano la scia di sangue che hanno lasciato”.

Il fatto che si stia consumando una tragedia in Ucraina, nessuno lo mette in dubbio. Ma, dal canto di Zelensky, c’è poco da far la morale a Berlusconi, visto che lui non sta facendo nulla affinché la tragedia si plachi; anzi.

Difficile pensare che la casa di Zelensky sia stata mai bombardata, difficile credere che i suoi parenti siano morti nel conflitto ed è difficile digerire che la vita di Zelensky sia messa in pericolo esattamente come le persone che vivono in Donbass.

La propaganda di Zelensky è diventata estenuante e Meloni, pur di essere accettata in ambito internazionale, rinnega in modo velato il suo ex leader Berlusca.

Nella sua visita, Meloni, va a Bucha e Irpin per osservare di persona gli orrori della guerra. A Irpin poco dopo camminerà tra le macerie, e sulla bandiera ucraina scriverà “At your side”, al vostro fianco.

“E’ passato quasi un anno dal giorno che ha riportato le lancette della storia indietro di qualche decennio –  ricorda la presidente del Consiglio: l’invasione sarebbe dovuta durare qualche giorno ma non è andata così, perché è stata sottovalutata l’eroica reazione di una nazione disposta a tutto per difendere la sua libertà, identità e sovranità”.

Meloni è netta nel delineare il perimetro dell’impegno del governo che presiede: “L’Italia darà ogni possibile assistenza perché si creino le condizioni per un negoziato, ma fino ad allora darà a Kiev ogni genere di supporto militare, finanziario, civile. Chi sostiene anche militarmente l’Ucraina è chi lavora per la pace”.

Ma di proposte di Pace concrete non ne sono arrivate dall’Occidente. Tantoché l’unica trattativa di pace, richiesta da chi vede morire i propri cittadini sotto le bombe, è che la Russia ritorni in patria umiliata lasciando completamente il territorio ucraino senza battere ciglio.

Difficile spiegare come e perché un paese invasore debba lasciare il territorio che si sta massacrando con la coda tra le gambe.

Sostenere queste condizioni di pace è impossibile, considerando che non sono i russi quelli che stanno vedendo morire i propri civili.

I russi a differenza degli ucraini non vedono distrutte le proprie case, non soffrono il freddo e la fame e non subiscono pesanti bombardamenti 24 ore su 24.

Chiedere la ritirata russa senza condizioni è una richiesta che non può essere accettata se è fatta da chi sta perdendo tutto questo.

La follia del governo di Kiev e dell’Alleanza occidentale lasciano allibiti.

La loro narrazione prevede che: se Putin non dovesse accettare, le condizioni di resa e del ritiro della Russia, l’Ucraina continuerebbe ad essere bombardata. Come se Putin fosse il presidente ucraino.

Ma la narrativa occidentale è estenuante e continua a parlare di carnefice e vittima. “Quando c’è un aggredito tutte le armi sono difensive”, quasi a voler dire che gli armamenti inviati da noialtri non ammazzano civili innocenti.

Tuttavia, però, la Meloni vuole proprio farsi accettare nello scenario internazionale e, dopo aver tagliato tutte le spese in Italia, promette a Zelensky di inviare sistemi di difesa antiaerea come Samp-T, Spada, Skyguard. Un sistema missilistico che, considerando le tre fasi, costerebbe allo stato italiano circa 2 miliardi di euro.

Uno schiaffo in faccia a tutti gli italiani che ad oggi, grazie alla crisi di covid e alla guerra, non riescono ad arrivare alla fine del mese.

Ma Meloni immagina già di poter vedere le aziende italiane impegnate per la ricostruzione dell’Ucraina. ”Serve un cambio di passo – dice la premier – bisogna lavorare da adesso, penso che l’Italia possa recitare un ruolo da protagonista con le sue eccellenze strategiche. In Italia il dopo guerra è stato un periodo di crescita e sviluppo, tanto che si è parlato di miracolo italiano, sono certa che tra qualche anno potremo parlare di miracolo ucraino, questo è l’impegno che a nome dell’Italia prendo nei confronti  dell’Ucraina. Il mondo libero è con voi, vi siamo debitori e non vi dimenticheremo”.

La sceneggiata di Meloni giunge al termine e, dopo aver lasciato una lacrima per qualche foto di rito a Irpin, non manca la morale su Vladimir Putin.

“Una parte del mio cuore sperava che dicesse parole diverse, aspettando un passo avanti. Quello che abbiamo sentito è propaganda già sentita”, un po’ come quella messa in pratica dalla premier in quelli di Kiev.

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