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Lo Stato d’eccezione ritarda il Governo per la ricostruzione

by Bobo Craxi

E i Decreti Presidenziali contengono troppe distorsioni Costituzionali

La Comunità scientifica ha rimesso le mani avanti ed ha nuovamente influenzato il rallentamento della riapertura del paese, il ritorno ad una decente capacità di produzione ed al “minimo minimorum” nella mobilità sociale.

I dati tedeschi, che segnalano un balzo all’indietro circa i progressi ottenuti dopo settimane di lockdown, tendenzialmente darebbero ragione alle tesi scientifiche che modulano in tempi più lunghi l’abbandono delle misure drastiche operata dai paesi colpiti dall’epidemia ovverosia la riduzione del contagio attraverso la sospensione di ogni attività umana.

Ciò che resta ancora, nel cielo della teoria, è la ripartenza, i modelli di sviluppo da perseguire, come affrontare l’emergenza economica che aggredisce orizzontalmente ogni settore dell’economia, come determinare nuovamente una vita decente seppure l’umanità abbia contezza che il vaccino che debella definitivamente il virus letale non uscirà a breve.

In questo orizzonte indubbiamente confuso si muove il Governo e più di tutti il Presidente del Consiglio. Egli si esprime come in uno Stato di Eccezione attraverso dei Decreti Presidenziali che oramai stanno diventando un’antologia di trasgressioni della Costituzione come da più parte viene segnalato, oggi , ultimo in ordine di tempo lo ha fatto anche il Leader di un Partito di Governo Matteo Renzi che ha dichiarato esplicitamente che il Premier Conte sta “calpestando la Costituzione”.

Qualche settimana fa  Sabino Cassese ebbe già a sottolineare come stesse ripetutamente continuando :”… la serie di norme incomprensibili, scritte male, contraddittorie, piene di rinvii ad altre norme. Non c’è fretta che spieghi questo pessimo andamento, tutto imputabile agli uffici di palazzo Chigi incaricati dell’attività normativa…” ed ancora “Lo Stato agisce con leggi, che possono delegare al governo compiti e definirne i poteri. La Corte costituzionale, con un’abbondante giurisprudenza, ha definito i modi di esercizio del potere di ordinanza «contingibile e urgente», cioè per eventi non prevedibili e che richiedono interventi immediati. Le definizioni della Corte sono state rispettate a metà.

Il primo decreto legge era “fuori legge”. Poi è stato corretto il tiro, con il secondo decreto legge, che smentiva il primo, abrogandolo quasi interamente. Questa non è responsabilità della politica, ma di chi è incaricato degli affari giuridici e legislativi…”

Ma non c’è da dubitare : questa strumentazione che ha una copertura politica dal Quirinale, finisce per muovere oggettive critiche formali e politicamente sostanziali.

Il Divieto di assembramento da una parte e dall’altra l’indicazione dello Stato tipizza il genere di incontri che un cittadino potrebbe fare, sempre protetto dalle precauzioni;

il divieto di svolgere funzioni religiose, addirittura entrando nel dettaglio della funzione sia essa una Comunione o un Funerale, avocando allo Stato un potere che,onestamente va oltre le norme le quali regolano i rapporti fra lo Stato e Chiesa e hanno suscitato una contundente polemica da parte della CEI smorzata dall’intervento del Pontefice, Il quale non ha intenzione di aprire conteziosi politici in Italia in un momento così drammatico per l’umanità.

Ma al di là delle evidenti invasioni del campo della prassi costituzionale, si evidenzia una sproporzione fra i “pieni poteri” che il Primo Ministro si è auto-attribuito ed il reale governo delle cose che purtroppo potrebbero rimanere appese sul terreno delle buone intenzioni e che non sembrano dare segnali di speranza ad una popolazione stremata dopo otto settimane di prigionia che versa in una situazione economica che desta preoccupazioni serissime. L’idea che il paese sia in mano ad un uomo solo ed alla “Espertocrazia” sanitaria ed economica non rassicura, lascia spazio ad opposizioni populistiche che hanno un’interesse ad uscire dall’angolo saldandosi alle posizioni più clericali ed alla protesta ormai generalizzata nel paese di coloro che preferiscono rischiare la vita piuttosto che perdere la propria attività.

Come in una grande Taranto, l’Italia sembra divisa da un’antinomia Lavoro/Salute ed è difficile conciliare con saggezza le due esigenze; lo è ancor meno se si pensa che la guida politica è nelle mani di una figura. La stessa ha capito bene che il suo stesso futuro politico dipende dallo stato di incertezza delle cose. Per questo decidere di non decidere rimane una strategia politica; purché sia sempre lui a farlo. Meglio se da solo.

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