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L’indimenticata lezione di Rossi-Doria

by Sabino De Nigris

La lungimiranza è un attitudine che pochi uomini politici manifestano. Nei passaggi critici del cambiamento, della modernizzazione, disporre di un caposcuola di riferimento nella società e nelle istituzioni è una risorsa per i “poteri legittimi” da impiegare nei momenti opportuni.

Manlio Rossi-Doria occupa un ruolo significativo per gli studi scientifici dell’agricoltura italiana, definito un maestro per la conoscenza della questione meridionale e degli strumenti tecnici da sperimentare per aumentare la produzioni delle piantagioni. 

Professore all’Istituto superiore di Agricoltura della scuola di Portici, romano di nascita, era figlio di un medico patologo noto anche per l’impegno di amministratore nella capitale. Leggendo, da liceale, gli articoli di Gaetano Salvemini sull’Unità fiorentina, il giovane Rossi-Doria raccolse indirettamente lo stimolo del direttore molfettese di occuparsi dei problemi dell’arretratezza sociale del meridione.

Iscrittosi e laureatosi con Arrigo Serpieri nell’Istituto porticese iniziò a soddisfare, con molto studio e pratica sul terreno, “la fame del sapere tecnico”. La prima esperienza, era il 1928, la iniziò da apprendista coltivatore e tecnico in una azienda, nell’Alta Val d’Agri. In quel desolato paesaggio vide la miseria dei contadini, con malattie croniche e gonfi per la malaria. Da quella permanenza in masseria, incominciò per Rossi-Doria l’incontro con le regioni meridionali, esplorate in ogni angolo e municipio, analizzate sotto molti profili per far emergere progetti agricoli finalizzati alle più idonee coltivazioni. Il professore sosteneva che non c’era un solo meridionalismo, ma più meridionalismi legati alle specificità dei territori.

Politicamente negli anni del fascismo l’allievo di Serpieri fece una scelta radicale, l’adesione al giovane e rivoluzionario Partito comunista, un’iscrizione suggerita anche dall’amicizia con Emilio Sereni. Il compagno di cospirazione era ebreo e sionista, anch’egli figlio di medico. Entrambi dopo la laurea saranno assunti con una borsa di studio nell’Osservatorio di Economia Agraria di Portici. Sereni sarà uno studioso legato all’ortodossia comunista e un politico di primo piano con il Pci di Palmiro Togliatti. Rossi-Doria e Sereni nel 1930 vennero scoperti dagli agenti dell’Ovra per possesso di stampa sovversiva ed entrambi saranno arrestati e condannati. Nel periodo della detenzione Rossi-Doria evidenziò il dissenso con il Pci confermandosi però sempre un attivo avversario del regime fascista. Uscì dal carcere dopo cinque anni di dura reclusione con problemi di inserimento lavorativo. Così scrisse saggi e articoli senza firma.

Nel 1940 sarà nuovamente arrestato e mandato al confino in Basilicata. Travolto Mussolini con una congiura di palazzo, i condannati tornarono liberi e pronti ad affrontare il post 25 luglio ’43 e il vendicativo alleato tedesco, diventato nemico primario unitamente ai sostenitori dell’ex capo del fascismo. Rossi-Doria in quel periodo era quasi un quarantenne e non smise mai di studiare e cospirare contro la corona e l’alleato in camicia nera. Riconquistata la libertà nel Regno del Sud, mentre si combatteva a Roma e nelle regioni settentrionali, Rossi-Doria partecipò alla costituzione del Partito d’Azione diventando un dirigente politico e un consulente con “sapienza costruttiva”, come lo definirà  il presidente Giorgio Napolitano.
L’esperienza azionista si esaurì in pochi anni, gli azionisti eletti all’Assemblea costituente furono appena sette. Rossi-Doria si spese senza sosta per  la scelta repubblicana, lavorando anche nella sottocommissione dei settantacinque, da esperto per l’agricoltura scrivendo e correggendo i paragrafi da inserire negli articoli che formeranno il corpus della carta costituzionale. La politica del mestiere, come amava ricordare, lo collocò relatore accanto a Guido Dorso e Antonio Lucarelli nel convegno di studi meridionalistici, svoltosi a Bari, nella sala del consiglio comunale dal 3 al 5 dicembre 1944. All’avvocato avellinese fu affidata la relazione su “la classe dirigente meridionale”. Rossi-Doria e Lucarelli, con due relazioni distinte, parlarono de “la terra, il frazionamento e il latifondo”. Il dettagliato intervento del dirigente azionista è ancora oggi un documento da consultare per chi voglia iniziare studi sulle regioni del Sud. Rossi-Doria approfondì “il Mezzogiorno agrario, nudo con un economia cerealicolo-pastorale, pilastro del latifondo e il Mezzogiorno alberato dell’agricoltura intensiva, dell’economia viticola, olivicola e ortofrutticola”.

Il professore arrivò tardi nelle aule del Parlamento. Nel 1962 si iscrisse al Psi, sollecitato dagli amici azionisti che già militavano nel partito di Nenni. Tommaso e Vittore Fiore si attivarono per fargli assegnare un collegio senatoriale dalla direzione del Partito socialista unificato nelle elezioni politiche del maggio 1968. Eletto senatore nel collegio irpino di Sant’Angelo dei Lombardi, gli venne affidata la presidenza della commissione Agricoltura.

Per vent’anni, dallo scioglimento del Partito d’Azione fino alla elezione a senatore, Rossi-Doria fu un meridionalista senza tessera di partito, uno studioso senza schemi che mantenne un’autonomia di valutazione su ogni singolo problema. Delegato dal governo italiano alla Conferenza mondiale sull’agricoltura, in una città del Wisconsin, conobbe l’America e ne studiò la politica agricola. Favorevole all’intervento straordinario nel Mezzogiorno, dopo quindici anni criticò lo “sviluppo blindato”, la priorità che il governo dava alla costruzione degli impianti siderurgici e petrolchimici. Morì a Roma il 5 giugno 1988.

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