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Liberismo, liberalismo e socialismo democratico

by Rosario Sorace

Noto con enorme disappunto che si tende a confondere nei dibattiti pubblici degli ultimi tempi la definizione di due termini, liberalismo e liberismo, che sembrano sinonimi ma in realtà sono legati da un parallelismo che li differenzia pur tenendoli insieme.
Il liberalismo, infatti, esige uno Stato limitato nei suoi poteri che estenda e tuteli i diritti degli individui mentre il liberismo propende per uno Stato limitato nelle sue funzioni che consenta la libera iniziativa e la proprietà privata non trascurandone la finalità sociale. Cosicché in questo diarchia di visioni diverse della filosofia politica, oggi nella crisi sociale, economica e finanziaria si ritrova nuovamente una forte contrapposizione tra modi di pensare che consentano la necessità di elaborare un rinnovato welfare state che protegga i ceti deboli e sostenga gli emarginati e diseredati.
Ora purtroppo si tende ad abbandonare il pensiero keynesiano di tipo interventistico della mano pubblica che regoli il libero dispiegamento del mercato rafforzando la domanda con investimenti pubblici.
Viviamo infatti in un’era che esalta i sistemi economici liberisti e autarchici deregolati e senza conflittualità sociale che sono per lo più assolutamente incompatibili con la democrazia rappresentativa e parlamentare, le libertà civili o la divisione dei poteri di stampo illuminista. Per correre meglio e far crescere il prodotto interno lordo e i margini del profitto, quindi, sarebbe meglio tenere in piedi delle autarchie autoritarie e i regimi dispotici che non rispettano anzi violano i diritti umani, civili e sociali reputati orpelli che ostacolano la crescita illimitata dell’economia.

Non c’è nessuna volontà di modificare questi sistemi fondati su regimi autoritari senza corpi intermedi che reprimono la libertà di pensiero e di espressione in tutte le sue forme. Nonostante ci sia questa forte commistione tra liberismo selvaggio e autoritarismo illiberale bisogna considerare che l’umanesimo liberale e progressista predicava come capisaldi la difesa dei diritti dell’uomo in cui c’era sicuramente la difesa della proprietà privata e, quindi, la necessità che i poteri statuali non invadessero totalmente gli ambiti della libertà individuale.

Con la nascita del socialismo democratico, invece, si indicò una strada che sembrava irrealizzabile e che intendeva porre un limite al capitalismo economico e finanziario (tosare la pecora) e che puntava alla redistribuzione della ricchezza in modo equo tutelando la proprietà privata , offrendo pari opportunità senza strappi violenti e senza rivoluzioni sanguinarie.
In Europa soprattutto queste idee sono germinate rigogliose consentendo un benessere collettivo che non ha termini di paragoni. E nonostante tanta acqua sia passata sotto i ponti della storia riemerge e riaffiora la necessità di rielaborare idee aggiornate e vitali sui grandi temi che affliggono il mondo odierno che naturalmente sono gli stessi del passato a cui si aggiungono altre questioni rilevanti come l’emergenza ambientale, il problema dell’immigrazione, l’impoverimento sociale complessivo e dei ceti medi, lo strapotere della finanza che ha giustamente infiammato le proteste sociali facendo crescere a dismisura il populismo di destra o di sinistra e che, comunque, ha trovato risposte insufficienti, fragili e timide alla prova dei fatti.

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