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LE TENDENZE DEL TURISMO POST-COVID

by Calogero Jonathan Amato

La filiera del turismo e dei trasporti adesso collegati è tra quelle maggiormente colpite dalla pandemia; di conseguenza, è anche tra quelle dove è maggiore l’incertezza su cosa accadrà in futuro, soprattutto per quanto riguarda gli assetti strutturali del settore.

Se le tendenze sanitarie delle ultime settimane saranno definitivamente confermate, la stagione estiva dovrebbe essere salva; almeno in gran parte d’Europa. I viaggi all’interno del continente dovrebbero tornare agevoli e liberi e la gente non si tirerà indietro (come del resto fu evidente anche lo scorso anno).

Qualche Paese si è già posizionato “Covid-free” per attrarre turisti prima di altri. Potrà servire per fare qualche numero in più in queste prime settimane pre-estive; tuttavia, l’allineamento internazionale della situazione pandemica atteso ormai a breve, toglierà rilievo a queste campagne promozionali inutilmente aggressive.

Sarà invece molto importante, la capacità di comunicare in maniera chiara eventuali vincoli e procedure, oltre ovviamente ad evitarle a meno non siano strettamente necessarie. E questo vale sia a livello di Paese, sia di singola destinazione, sia di struttura ricettiva e turistica in genere.

Nel medio termine, invece, l’esperienza del Covid accelererà alcune tendenze già in atto e che determineranno i nuovi assetti sia del mercato, sia dell’offerta; esattamente come sta accadendo in molti altri settori. Nel turismo, la tendenza fondamentale è il tramonto del turismo di massa.

Da almeno inizio secolo, ha iniziato ad essere sempre più chiaro il paradosso di molte tra le principali destinazioni travolte e snaturate dal loro stesso successo turistico; basta citare il caso di Venezia. Del resto, negli ultimi anni, tanto in città come Barcellona o Firenze quanto in luoghi naturalistici come il Machu Picchu, le Comunità locali hanno cercato con crescente attenzione soluzioni per contingentare i flussi e comunque evitare le pesanti esternalità negative di un eccessivo numero di visitatori.

Il permanere di una certa necessità di evitare gli assembramenti e comunque di una avversione anche solo psicologica da parte degli individui rafforzerà la necessità per l’offerta turistica di lavorare sempre meno sui grandi numeri. E qui c’è una grande opportunità, in particolare per molta parte del nostro Paese.

Sarà vincente chi saprà proporre un’offerta “granulare” e di elevata qualità, collocata in un territorio preservato e ricco di tanti siti di interesse e non solo di qualche grande attrattore. Bisognerà saper operare con una logica di business centrata sulla creazione di valore e sulla durata dell’esperienza. Non più economie di scala e mordi e fuggi, per bassi costi e bassi prezzi; bensì: personalizzazione e aumento della permanenza per aumentare il valore percepito totale.

Per il singolo turista, questo significherà (a parità di capacità di spesa): viaggi meno frequenti ma di maggiore intensità. Del resto, non sarà un tornare indietro, perché anche il turismo è, e sempre più sarà, fortemente innervato di digitale.

L’esperienza turistica sarà “blended”, con componenti virtuali che integreranno, con modalità ovviamente diverse a seconda dei segmenti e dei prodotti, la tradizionale fruizione “fisica” del viaggio.

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