Le tante vite di Matteo Renzi

A lungo in predicato di candidarsi anche se alla fine ha scelto di non correre per un seggio europeo, Matteo Renzi ha probabilmente segnato una nuova fase della sua carriera.

In politica da quando era praticamente un ragazzo, nei primi anni, ha bruciato le tappe con un’ascesa che pareva senza limiti.

Presidente della provincia di Firenze a meno di 30 anni e poi Sindaco di Firenze per 5 annie, poi da Palazzo Vecchio, spicca il volo, tanto è vero che non finirà nemmeno il mandato e nel febbraio 2014  approda a Palazzo Chigi a meno di 40 anni, senza essere nemmeno parlamentare.

Senza dimenticare che in quel periodo era già diventato segretario del PD: insomma in quel momento appariva come il” golden boy” della politica italiana capace di scalare i vertici delle istituzioni italiane e che si proclamava come una delle figure di riferimento della nuova sinistra europea, per intenderci la stessa del suo mentore Tony Blair.

Un fase con grandi prospettive e che sembrava dovesse durare a lungo, se non fosse stato per il referendum istituzionale del dicembre 2016 con cui i cittadini bocciarono la sua proposta di riforma che prevedeva la fine del bicameralismo e la trasformazione del Senato in una Camera delle regioni (composto da consiglieri regionali).

Ora non ha importanza tornare in questa sede circa l’opportunità o meno di tale riforma perché il dato di fatto è che, a seguito della sonora sconfitta, Renzi si dimette con effetto immediato da Premier.

Comincia quindi un periodo caratterizzato da grandi difficoltà che lo portano a lasciare prima la segreteria e poi lo stesso partito democratico e a fondare poi un suo movimento denominato “Italia Viva”.

Movimento che, va detto in tutta onestà, non ha avuto forse gli effetti sperati e, nonostante le percentuali irrisorie, il nuovo partito segna indirettamente una nuova fase della carriera politica di Matteo Renzi.

Da “rottamatore” quale si dichiarava all’indomani dell’arrivo alla segreteria DEM a fine stratega che si trova a perfetto agio nella Roma dei palazzi e del potere.

Chiariamo, nessun biasimo, è tutto lecito, sono le leggi della politica, ma l’ex Premier negli anni  post Palazzo Chigi appare un po’ come il novello  Jep Gambardella della politica: Matteo non vuole solo partecipare ai governi, vuole avere il potere di farli fallire.

Chi non ricorda il discorso di Matteo Salvini al Papeete?

In pochi minuti il leader leghista sancì di fatto la fine del governo” giallorosso”.

In quel torrido agosto la politica italiana riuscì nell’impresa di aprire una crisi sotto l’ombrellone (in seguito si fece anche campagna elettorale, ma questa è un’altra storia) l’unica via d’uscita erano le urne, quando ecco che spunta una nuova maggioranza.

Ebbene, Renzi contribuisce ad archiviare il Conte I  con un discorso in Senato molto critico ma allo stesso tempo è attivo nella nascita del Conte II, cui come i vecchi leader DC non partecipa direttamente ma solo tramite alcuni ministri.

In questo modo parzialmente condiziona l’azione di governo che dipende anche dai voti di Italia Viva ma si mantiene le mani libere per staccare la spina quando lo riterrà opportuno condizionando le sorti del nuovo governo Conte.

E, difatti, superata la pandemia, nel gennaio 2021 apre la crisi di governo con le dimissioni di Teresa Bellanova ed Elena Bonetti che porteranno, in seguito, alla nascita del governo di Mario Draghi.

Il resto è praticamente cronaca recente con l’accordo con Calenda per le politiche del 2022 che dà vita ad “ una strana coppia” che si separerà di lì a poco.

Ancora solo qualche settima fa appariva ormai spacciato, destinato com’era a correre in solitaria e costretto ad una missione impossibile: raggiungere il quorum del 4% per entrare al parlamento europeo ma, ancora una volta, a sparigliare le carte ecco arrivare la lista “ Stati Uniti D’Europa”; un raggruppamento di sigle, composto da più Europa, Italia Viva, i lib dem, i socialisti e Volt.

Per carità la battaglia per il raggiungimento del quorum del 4% è tutta da fare ma, ancora una volta, l’ex premier compie una scelta in sintonia con la sua nuova dimensione, rinunziando a correre per un seggio europeo.

L’operazione della lista” Stati Uniti D’Europa” va detto non pare di grande prospettiva poiché i partecipanti hanno chiarito che si tratta di una lista di scopo, il cui unico scopo è quello di consentire il superamento del quorum ma che per quanto concerne la parabola di Matteo Renzi segna il suo passaggio al centro.

Senza entrare nel merito della scelta una cosa va detta, ovvero se si tratta di un transito in attesa di una definitiva collocazione per il buon Matteo la mossa avrebbe un senso, ma, se invece è da intendersi come una collocazione definitiva sarebbe il segno che la sua parabola è ormai prossima alla conclusione.

Quale che sia il suo destino è un qualcosa che riguarda esclusivamente Renzi ma, per chi segue la politica o anche per il semplice elettore, è assolutamente interessante vedere le sue tante trasformazioni; anche solo per il gusto di scoprire se si tratti di un percorso politico per acquisire una nuova e vincente dimensione o se al contrario sia  solo un tentativo di sopravvivenza politica.

Chi vivrà vedrà.

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