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La vicenda di Grillo: Una sconfitta per tutti

by Bobo Craxi

Comunque vada a finire, sul piano giudiziario, la vicenda di cronaca che ha coinvolto il figlio del leader del maggior partito italiano, l’impressione che se ne trae, é quella dell’ennesima tragica sconfitta per il nostro paese. Beppe Grillo è stato un indiscusso leader politico, capo di una rivolta sociale, promotore di una rivoluzione di carattere culturale del nostro paese ed ha segnato un periodo lungo della nostra storia e dopo il caso del comico “coluche” in Francia, cui soltanto la morte gli impedì di essere candidato alla presidenza della Repubblica, è stato l’emblema della potenza espressiva dell’arte che può ascendere tramite la sua persuasione direttamente al potere.

Al di là delle considerazioni che possono essere fatte in merito, vi sono circostanze in cui il giudizio può essere circoscritto soltanto alla condotta dei protagonisti, è chiaro che siamo di fronte ad una storia brutta, tragica, che non riguarda affatto soltanto le implicazioni personali, familiari, delle persone coinvolte ma molto a che vedere con l’ancestrale rapporto dell’essere umano con il potere, gli abusi che si commettono in suo nome o il senso di impunità che può cogliere tutti coloro che hanno la sensazione di esercitarlo, in particolare, in nome e per conto del popolo con uno spirito conclamato, denunciato, esaltato.

È assai difficile non pensare, anzi è scontato che sia avvenuto così, ovvero che per almeno un paio d’anni questa vicenda sia stata tenuta nascosta o insabbiata grazie ai favori del potere politico influente, quello delle cinque stelle, così collegato a quello giudiziario.

È stato il terrore per il capo politico del maggior partito della nostra democrazia, pensare che la sua parabola potesse scivolare non su una buccia di banana delle immoralità verso le quali vi é assuefazione o comprensione, quella del finanziamento ad una politica o al movimento, quanto quella della violazione e del sopruso, quel senso di impunità influenzato dall’arroganza familiare che ha prodotto la notte di ordinaria follia in Sardegna.

I leader innovatori della politica italiana sono stati avulsi dalla lotta ideologica, scollegati dalla temperie novecentesca dei conflitti mondiali, dei conflitti politici e che maturavano nella battaglia delle idee, delle prospettive per la edificazione di società nuove che sapessero ispirarsi a dottrine politiche originarie.

E non è affatto un caso che a decretare la parabola discendente dei protagonisti della seconda e della terza Repubblica Grillo e Berlusconi siano stati degli episodi di ordinaria cronaca, dove sono emersi con tutta evidenza i limiti della politica e dei politici prestati dalla trincea del mondo del lavoro, in questo caso dello spettacolo.

C’è una sconfitta generalizzata perché, oggi, come in una coazione a ripetere, si vuole fare il processo in piazza, niente di più catartico che vedere alla gogna, il boia della rivoluzione populista. Un lavacro nel quale la tentazione dell’ennesimo capro espiatorio delle rivoluzioni incompiute fornisce l’illusione che sia possibile rigenerare la cultura di un popolo, addirittura la politica, attraverso questo auto da fé.

Per questa ragione é la sconfitta di tutti; aver permesso e consentito l’esercizio funebre dei processi televisivi, dei dibattiti pubblici dove le accuse e sentenze vengono sbrigate nel giro di qualche ora, intermezzi pubblicitari inclusi, ha segnato per sempre il nostro imbarbarimento culturale e sociale.

Come se il popolo dovesse cibarsi e riscattarsi assistendo alla lunga agonia che conduce il condannato a salire le scale in attesa del boia, siano essi potenti o comuni figure tragiche della spettacolarizzazione della giustizia.

Uxoricidi, femminicidi, soppressione di bambini, fidanzati e fidanzate, violazioni e “bunga bunghi”. La decadenza dell’occidente e dei suoi valori offerti in pasto da mattina a sera, “carne umana per colazione” come sintetizzava un testimone lucido del nostro tempo.

Per questa ragione l’incursione e l’influenza nella politica, sul parlamento, sul Governo di una vicenda come questa è tanto più violenta e scioccante e non riguarda soltanto la reazione umana, patetica, del padre che cerca con disperazione nella difesa del figlio e nella denigrazione di chi lo accusa, vittima ed istituzione, una via di uscita alle sofferenze sperando nella ridotta di una divisione fra innocentisti e colpevolisti.

Non è di questo che si tratta. Usciamo tutti con le ossa rotte da questa lunga e tenebrosa transizione nella quale le vicende giudiziarie hanno segnato tre decenni di vita politica. Ed è un labirinto inestricabile dal quale non riesce ad uscire la politica democratica in occidente ed ancor di più non riesce ad uscire la politica italiana.

Senza un reale e generoso revisionismo sulle nostre storie pubbliche e sulla capacità di relativizzare, quindi anche di perdonare, i limiti delle condotte umane; perché essi appartengono alla nostra specie senza distinzione di razza, sesso e appartenenza politica.

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