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La Società della paura che può creare danni

by Bobo Craxi

La Società del rischio che genera opportunità

E’ il nemico senza volto che fa sempre più paura, ci siamo illusi di controllare il terrorismo ed anche le ondate di crisi finanziaria, ma dinnanzi ai rischi globali determinati da agenti naturali, le certezze vacillano e tutto ciò che siamo in condizione di fare è limitare la nostra libertà pensando e sperando che essa sia propiziatoria per ritrovare una condizione di “normalità” accettabile.

Il punto ora non è mettere in discussione la pratica del “distanziamento sociale” adottata nel caso da cui siamo colpiti in queste settimane. Essa alla fine è prassi comune per evitare contagi e per diluire nel tempo l’aggressività del virus di cui non si conoscono ancora metodologie e strumenti per debellarlo. Ma, semmai, la questione riguarda in generale la società del rischio e della paura nella quale noi siamo immersi, e per la quale la sola risposta securitaria e di controllo sociale non possa dirsi esaustiva perché prolunga in un tempo i suoi effetti di cessazione e privazione delle libertà, perché determina una gestione politica fondata sulla paura e il rischio apocalittico senza produrre il diritto alla speranza di uscirne definitivamente.

Ora, nella situazione data, sappiamo che può esistere non soltanto il rimedio possibile affinché la crisi epidemica conosca una sua curva declinante, ma incominciamo ad assumere coscientemente il dato che la destabilizzazione dell’ordine esistente induce a cambiamenti di natura istituzionale e sociale che ci auguriamo “duraturi” che scongiurino nuove catastrofi globali e ne riducano i futuri rischi.

Quando si fa appello ad una risposta “globale” alla lotta contro la pandemia noi facciamo riferimento ad una “governance globale” che non significa necessariamente un Governo unico Mondiale.

Gli Stati Nazionali alla fine, come si è visto, resistono alla perdita del loro potere, ed ognuno usa presunti meccanismi di governance globale, per difendere i propri interessi nazionali. Siamo ripiombati nuovamente nello stesso dibattito che è sorto nella crisi finanziaria del 2008 quando si rivelò l’assenza di identità europea; questa volta, per lo meno, la BCE e la Commissione del Parlamento sembrano muoversi all’unisono mentre sullo sfondo resta il diniego della Germania e dei suoi stretti alleati che continuano a far intendere di voler intervenire nelle singole politiche economiche degli Stati cosa che, naturalmente a partire dal nostro, viene ritenuta inaccettabile da molti partners europei.

Per evitare che quella di alcuni Paesi e non di altri si trasformi in una vita “mutilata” nei propri diritti e nelle proprie libertà, affinché si esca assieme da questo stato di cose, è quasi indispensabile che si esca dal nazionalismo economico e protezionistico e si definiscano nuove regole e nuove istituzioni. Ma per adottare misure razionali è necessario uscire dal vincolo ciclico della paura che si è manifestata ripetutamente anche all’inizio di questo secolo, amplificata dai media:;essa, non trovando il mezzo per essere padroneggiata finisce per essere cavalcata e utilizzata per “lockdown” e non solo, che afferiscono alle libertà personali ed ai diritti sociali ed economici.

Epicuro sfidava la paura degli Dei e della morte. Alla stessa stregua, gli uomini di oggi, devono affrontarne altre di paure; è indispensabile affidarsi alla saggezza, che è cosa diversa dall’espertocrazia dominante e ad un destino che faccia a meno della fortuna. Infatti il filosofo Greco ammoniva come fosse meglio “essere senza fortuna ma saggi piuttosto che fortunati e stolti”.

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