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La seconda vita dei 5 stelle

by Nico Dente Gattola

Nella scorsa legislatura i 5 stelle, partiti da un forte consenso che li aveva resi la prima forza politica del paese, sono ben presto sprofondati in una crisi che appariva irreversibile, al punto che qualche osservatore si spingeva a pronosticare per le nuove elezioni un risultato da “prefisso telefonico”.

Previsioni troppe pessimistiche, certo, ma in ogni caso appariva pura utopia ripetere il risultato del 2018, tra faide interne e il duello senza fine per la leadership tra Giuseppe Conte e Luigi Di Maio, risolto poi a favore del primo.

All’indomani della nomina a capo politico dei 5 stelle nessuno pensava che l’ex premier potesse riuscire realmente a dare un futuro al partito (piaccia o no anche i pentastellati al netto delle ipocrisie sono da considerarsi tali).

Eppure, pian piano, Conte è riuscito a dare una nuova prospettiva ai grillini, conseguendo alle ultime consultazioni un risultato accettabile con una percentuale intorno a 15%. Certo, se paragoniamo il dato a quello delle precedenti elezioni del 2018 si dovrebbe parlare di un tracollo, visto il calo vistoso.

Tuttavia se leggiamo il dato, tenuto conto del travaglio che hanno vissuto i 5 stelle, il risultato non è così negativo; quanto meno per le prospettive che può aprire, ecco perché non è fuori luogo parlare di una seconda vita per il movimento.

Tutto dipenderà dai risultati che il movimento conseguirà in Parlamento ed in ultima istanza dal gradimento degli elettori, ma è innegabile che siamo davanti ad un progetto differente ad aspirazioni ed ambizioni totalmente opposte a quelle del recente passato, il perché è presto detto.

Arrivati al governo come forza antisistema, contro tutto e tutti, in poche parole una formazione populista, i 5 stelle, oggi nel nuovo parlamento hanno completato il percorso e si sono trasformati in un vero e proprio partito.

Il movimento 5 stelle, oggi punta ad essere parte delle istituzioni complice una maggiore esperienza. Tutto ciò però non deve essere scambiato per consociativismo, ma è una presa di coscienza che le idee delle origini non garantivano una prospettiva solida nel medio termine: in poche parole i nuovi vertici hanno compreso che occorreva un dialogo concreto con altre forze politiche.

E qui sta la novità maggiore, perché Conte leader non più “ travicello” con l’addio di Di Maio del movimento, ha collocato la formazione nella galassia della sinistra, ma non come formazione satellite del PD.

In modo silenzioso ma inesorabile, l’ex Premier ha avviato una strategia tesa non solo a sottrarre consensi ai dem, ma ad erodere spazi. Ma la domanda che oggi si pongono in molti è: ma a cosa mira il movimento di Conte?

Semplice a sostituirsi al partito democratico accreditandosi come forza di riferimento dello schieramento.

Non si tratta, si badi, di una sfida lanciata ma di una sorta di “Opa ostile”; non è  quindi  in atto un duello ma è inevitabile che i 5stelle si posizionino in uno spazio che fino ad oggi era di pertinenza del PD, per avere successo occorre per forza di cose sostituirsi a loro.

Ora non è dato sapere se la manovra avrà successo e si possono nutrire dubbi legittimi circa la credibilità e la fattibilità dell’operazione ,ma è un dato di fatto che sia in atto un tentativo da parte dei 5 stelle di accreditarsi come forza di riferimento a sinistra.

Operazione favorita dal momento di crisi del Partito Democratico che versa in una profonda crisi identitaria e manca allo stato di un leader, non si spiega altrimenti la sensibilità verso certi temi come il discorso sulle armi all’Ucraina e lo “ strizzare l’occhio” ai movimenti di piazza.

Certo, ci sono potenziali rischi che non sfuggono all’osservatore esterno, perché in un paese in cui manca una vera forza socialista, se i 5 stelle riuscissero nell’impresa, verrebbe ulteriormente meno la bandiera della sinistra.

Sia chiaro, nulla di scorretto nella strategia, ma è chiaro che il nuovo corso 5 stelle potrebbe, al più, a puntare e ad assorbire l’elettorato del partito democratico facendo sue certe battaglie della sinistra, ma non potrà in ogni caso sostituirsi ad esso.

Dicevamo, difficile fare previsioni sull’esito, ma in ogni caso Conte alla fine sarà riuscito in un operazione assolutamente non secondaria, ovvero quella di dare una nuova anima al movimento 5 stelle garantendo, come evidenziato in precedenza, una nuova prospettiva politica e quindi la sua sopravvivenza.

Difatti senza le scelte attuali e privati della loro capacità di “forza antisistema”, alla lunga senza avere una vera anima e non essendo classificabili dal punto di vista ideologico, i 5 stelle sarebbero spariti.

Chiaro che il tentativo in atto è favorito dall’essere forza di opposizione, ma nel futuro molto dipende dall’organizzazione che il partito saprà darsi.

Allo stato infatti i pentastellati sono una formazione politica basata sostanzialmente sulla figura di Giuseppe Conte e manca come molti partiti moderni di una reale struttura interna, di regole di selezione della leadership e della classe politica interna.

Come si vede le incognite non mancano ma è un dato di fatto che i  5 stelle, abbiano davanti a loro una nuova opportunità: che sapranno sfruttarla lo dirà solo il tempo ma nessuno pronosticava potessero avere ancora una prospettiva.

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