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La prescrizione e il nichilismo reazionario del M5S

by Maurizio Ciotola

Lo scontro interno all’attuale maggioranza di governo non sembra promettere un futuro roseo per il paese a causa dell’evidente incapacità di mediazione per giungere a un lecito compromesso. È altrettanto vero però che non vi possono essere compromessi quando è lesa la libertà dell’individuo e il principio di innocenza, cui la Costituzione e i diritti umani si rendono garanti nella loro ricca e precisa articolazione.

Ma vi è ancora una volta uno scontro tra una parte della magistratura, quella capeggiata dal giudice Davigo, lo stesso che durante Tangentopoli disse di voler “rivoltare l’Italia come un calzino”, e una parte della politica. Siamo di fronte al mai attenuato scontro tra poteri, benché la magistratura, come amava definirla Cossiga, altro non poteva essere che un ordine e non certamente un potere dello Stato, come invece nella sua immaginazione accademica intendeva Montesquieu.

In ogni caso lo scontro è reale, feroce e violento, al punto che il movimento politico di maggioranza relativa in Parlamento ha estromesso il suo capo politico, Luigi Di Maio, allo scopo di rendere più cogente sul governo la pressione della magistratura. Organo che, all’ombra del movimento, si è nutrito con lo scopo di riformare la giurisprudenza del paese secondo un senso unico espressamente giustizialista.

Se la giustizia in Italia deve subire una modifica e un adeguamento ai principi costituzionali e dei diritti umani, non lo può fare attingendo alle poche e confuse idee di un ministro che si muove come fosse l’ombra del membro del Csm, Piercamillo Davigo. Piuttosto dovrebbe agire per rafforzare la struttura organizzativa della macchina giudiziaria e dotarla di strumenti, quanto degli addetti di cui è priva, causa principale per cui i tempi delle udienze processuali traguardano tempi biblici e che per la giustizia civile rasentano l’eternità.

Il parlamento dovrebbe intervenire sul corpo delle leggi esistenti, individuando i meccanismi che permettono le dilatazioni sine die dei processi penali, ma non introdurre la sospensione della prescrizione, con il fine di tenere sotto accusa cittadini liberi per cui è valida la presunzione di innocenza.

Da anni siamo sotto osservazione e dichiaratamente accusati dalla Corte europea di giustizia per l’eccessiva durata dei processi e conseguentemente per i tempi in cui gli imputati rimangono sotto accusa senza un giudizio definitivo.

Immaginiamo cosa potrebbe accadere con la fine della prescrizione e una durata inalterata dei tempi del processo, che passano dall’istruttoria alla sentenza in Cassazione, attraversando i due gradi di giudizio, senza limitazione temporale. Possiamo ragionevolmente immaginare che una parte della magistratura, quella più politicizzata e nichilista, in funzione dell’assenza della prescrizione decida di tenere in ballo l’imputato per un processo la cui durata può non avere termine. Una dilatazione dello stato di accusa per il cittadino, con cui viene inibita e ostacolata la possibilità di far politica o ricoprire incarichi istituzionali, demolendo la sua credibilità e la persona umana.

L’idea di giustizia ed equità sociale non può e non deve avere la sua genesi da una visione reazionaria e nichilista della società, partorita da un’idea astratta, accademica e irrealistica. Quando queste idee hanno avuto modo di affermarsi per mano di persone infatuate e ammaliate da queste irrealistiche e immaginifiche condizioni di purezza, i risultati, nel XX secolo per l’Occidente e adesso in altre aree del Pianeta, hanno condotto per lunghi periodi a condizioni di barbarie inenarrabili.

Il Movimento Cinque Stelle, che accorpava più idee e volontà, a causa del loro profeta senza barba, che definisce la linea politica dal giornale di “partito”, oggi si è ridotto a un consenso esiguo e non più rispondente a quel 32 per cento con cui è entrato in Parlamento. Un’estinzione generata da quell’abbraccio mortale con la Lega, cui sempre il reazionario Travaglio si è reso garante, e che il recente colpo di mano dell’anima giustizialista e reazionaria, all’interno del Movimento, condurrà alla sua scomparsa.

Ol 2022 non è vicino, la legge elettorale non è mutata e nello stesso tempo non esiste un progetto organico per il futuro di questo paese, o meglio sembra che quel primo abbozzo, cui una parte responsabile e trasversale della maggioranza ha incominciato a definire, stia scomparendo sotto le picconate di due o tre soggetti con un forte ruolo politico e istituzionale, a discapito della stabilità e della democrazia del paese.

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