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Intervista ad Hazal Koyuncuer portavoce della comunità curda milanese

by Nicola Comparato

Abbiamo intervistato la Dottoressa Hazal Koyuncuer, attivista, sindacalista C.U.B. e rappresentante della comunità curda milanese. Hazal, da anni impegnata nella lotta per i diritti del popolo curdo, il 20 ottobre scorso è stata ospite della trasmissione “Che tempo che fa” condotta da Fabio Fazio, ed è sempre presente a manifestazioni ed eventi che riguardano il Kurdistan.

Ciao Hazal, grazie per la tua disponibilità. Per prima cosa, chi sono i curdi?

I curdi sono la quarta etnia più grande del Medio Oriente, dopo arabi, persiani e turchi. Oggi la loro comunità conta tra i 30 e i 45 milioni di persone e la gran parte di loro vive in cinque Paesi: l’Iraq, la Siria, la Turchia, l’Iran e l’Armenia, anche se, di fatto, sono da considerare un gruppo etnico iranico, originario dell’Asia occidentale.

Il conflitto in Kurdistan dura da decenni, quali sono i veri motivi di questa tragedia?

Alla fine della prima guerra mondiale e alla sconfitta dell’impero Ottomano, gli alleati occidentali (vittoriosi) avevano previsto l’esistenza di uno stato curdo nel trattato di Sèvres del 1920. Ma la promessa di una nazione propria si infranse nel 1923, quando il trattato di Losanna fissò i confini della Turchia moderna, lasciando ai curdi soltanto lo status di minoranza. A governare i territori sotto il controllo curdo è il Partito dell’Unione democratica, la cui sigla è Pyd, formazione “socialista-liberista”, molto simile a quella immaginata da Abdullah Öcalan, storico leader del partito del Lavoratori “ Pkk”. Da decenni, alla base dello scontro tra curdi e Turchia c’è proprio questo: lo stretto legame tra Pyd e il Pkk, gruppo che da anni combatte il governo turco per ottenere l’indipendenza, attraverso una lotta armata. Nonostante la Turchia abbia approvato la Convenzione dell’Onu contro la tortura e quella del Consiglio d’Europa, secondo Amnesty International, alcune forme sono ancora diffuse verso gli oppositori politici e gli esponenti di questa comunità.

Dottoressa Hazal Koyuncuer

In rete circolano spesso immagini di donne curde armate. Puoi parlarci di queste donne? Qual’è il loro compito?

Negli anni della guerra, è diventata celebre una formazione militare tutta femminile, l’Unità di protezione delle donne (la cui sigla è Ypj). Considerate un caso isolato, queste combattenti si sono distinte per aver lottato contro i miliziani dello Stato islamico, contemporaneamente nella costruzione di una società alternativa, dove il ruolo della donna veniva modificato.

Attualmente qual’è la situazione in terra curda?

A livello di strategia politica, la situazione si è complicata quando le amministrazioni americane hanno appoggiato le milizie curde siriane. Perché, di fatto, alleandosi con i curdi siriani, l’America si è schierata dalla parte di una comunità che la Turchia (alleata degli Stati Uniti e membro Nato) considera come un gruppo di terroristi. Washington ha cercato, nel tempo, di mantenersi neutrale e in equilibrio, sia con Ankara sia con i curdi. Nel 2015, infatti, l’amministrazione Obama aveva favorito la creazione delle Forze democratiche siriane (Sdf), con finalità anti-Stato islamico: si trattava di un gruppo di arabi e curdi in cui questi ultimi mantenevano comunque una posizione predominante. Lo scorso agosto, invece, Trump aveva firmato un accordo con il governo turco per stabilizzare il confine tra Rojava e la Turchia, con l’obiettivo di evitare un nuovo conflitto. Ma per Ankara, la vera questione è sempre stata la presenza dell’etnia curda siriana al di là del suo confine meridionale. Tre anni fa, nel 2016, l’esercito turco, il secondo per forza di tutta la Nato, entrò con i carri armati nel nord della Siria, a ovest dell’Eufrate, riuscendo a prendere il controllo di alcuni territori che erano dello Stato islamico e che, forse, sarebbero potuti essere conquistati dai curdi siriani. Nel gennaio del 2018, le forze turche iniziarono una nuova operazione militare nel nord della Siria, più a ovest rispetto all’offensiva precedente. Con l’appoggio dell’Esercito libero siriano attaccarono e occuparano Afrin, dal 2016 sotto il controllo dei curdi siriani. Nell’ ottobre del 2019 attaccano nuovamente occupando la città di Serikane. Attualmente gli attacchi continuano anche sotto emergenza covid-19.

Sappiamo che eri presente a Berceto in provincia di Parma quando il sindaco Luigi Lucchi ha conferito la cittadinanza onoraria ad Abdullah Ocalan e il riconoscimento della nazione Curda. Puoi raccontarci qualcosa di quel giorno?

Il complotto internazionale per arrestare Ocalan si è trasformato in un complotto di isolamento. Tutte le nazioni sono ben consapevoli che soltanto attraverso una terza via o un alternativa democratica si può dare fine ai conflitti in Medioriente. Sicuramente il riconoscimento della cittadinanza onoraria ad Ocalan simboleggia il riconoscimento di un’alternativa democratica. Quella giornata non ha solo onorato Ocalan nel suo impegno ma ha riconosciuto il confederalismo democratico.

Il mese scorso c’è stato il capodanno curdo, ma a causa del Coronavirus non si è potuto celebrare per le strade. Come avete reagito a tutto questo?

Il Newroz ( il nuovo giorno ) lo abbiamo festeggiato virtualmente sui social network chiedendo pace, democrazia e la libertà per tutti i prigionieri politici.

Dottoressa Hazal Koyuncuer manifestazione per i diritti dei Curdi

In qualità di donna e attivista curda, che ruolo hai nel sindacato?

Sono la responsabile di Cub IMMIGRAZIONE, sono figlia del confederalismo democratico. Non posso pensare a nessun tipo di democrazia che non sia partecipata direttamente dal popolo. E per questo lotto con il mio sindacato che è un sindacato di base, a fianco di tutti lavoratori senza nessun tipo di distinzione, la mia federazione in particolare si occupa dei lavoratori migranti. Siamo più sensibili alla questione donne, infatti abbiamo un gruppo di donne Cub Donne, che si occupa delle discriminazioni di genere.

Pensi che i curdi possano contare sull’Europa e su altri stati o ritieni che il popolo Curdo sia stato totalmente abbandonato?

I paesi europei non sono disponibili a rompere i rapporti con la Turchia, per interessi economici. Credo che non possiamo contare sull’Europa.

Spesso venite chiamati terroristi, eppure siete stati proprio voi i primi ad affrontare e respingere l’Isis. Come spieghi tutto questo?

Prima chiederei a tutti di fare una ricerca sul termine terrorista, noi non abbiamo mai compiuto atti terroristici. Abbiamo sempre parlato di pace e democrazia. Con la richiesta del riconoscimento della nostra identità. Non siamo disposti ad arrenderci davanti a nessuna forma di oppressione. Non si può vivere senza identità. Se vuoi vivere devi vivere nella libertà.

Prima di salutarci, hai un messaggio per tutte le donne curde e gli uomini curdi che si trovano in giro per il mondo?

Il mio messaggio é rivolto all’umanità: un’alternativa al sistema di oppressione e di separatismo c’é , i curdi e i popoli del nord – est della Siria lo hanno dimostrato. Difendiamo Rojava (zona curda in territorio siriano), perché é l’unica alternativa che parla di ecologia, femminismo e democrazia dal basso.

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