Intervista ad Andrea Orlando(Pd) “L’Europa non deve essere piegata sulla dimensione del rigore e dell’austerità”

Andrea Orlando, 55 anni, è un esponente di vertice e di primo piano del Partito Democratico e non ha mai fatto mistero di fare parte, ispirarsi  e rappresentare l’ala socialdemocratica dei Dem.

Dall’aprile 2019 al marzo 2021 è stato  vice segretario nazionale del Pd .

Ha avuto importanti incarichi nei governi della Repubblica: nel 2013 Ministro dell’Ambiente nel Governo di Enrico Letta; nel 2014 Ministro della Giustizia con Premier Matteo Renzi e dopo nel 2018 con Paolo Gentiloni. Per finire recentemente nel 2021 con il governo di Mario Draghi ha ricoperto la carica di Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali.

Una lunga e prestigiosa carriera politica a cui si è dedicato anima e corpo sin dagli anni giovanili iniziando il suo impegno nel Pci, riuscendo a ricoprire tutti i ruoli dei vari livelli istituzionali da consigliere comunale a consigliere provinciale prima di divenire parlamentare nazionale del Pd di cui è stato fondatore.

Ha mostrato sempre serietà e rigore, una preparazione e una competenza molto profonda in tutti i campi e i settori della vita pubblica distinguendosi soprattutto sui temi della giustizia.

Molto stimato e apprezzato dall’intero schieramento della politica nazionale.

E’ parlamentare del Pd dal 2013 e qualche giorno fa ho avuto modo di incontrarlo a Riposto dove era impegnato per la campagna elettorale delle Europee.

Ecco le domande a cui ha risposto prima di partecipare all’incontro pubblico.

A che punto è la campagna elettorale. È possibile recuperare una parte dell’astensionismo per consentire un’ Europa più forte sul piano democratico e politico?  

Questo è lo sforzo essenziale che dobbiamo fare se ci rivolgiamo all’elettorato indeciso e astensionista ha fatto sapere che non è interessato alla contesa, se riusciamo a spiegare quali sono i grandi passaggi che ci saranno nei prossimi anni e come l’Europa può essere utile ad affrontare le grandi paure di questo momento che sono essenzialmente due: l’impoverimento della popolazione e la guerra.

Cosa può fare l’Europa per la Sicilia?

L’Europa per la Sicilia ha fatto, poichè penso che il processo di integrazione ha avuto un esito positivo soprattutto nelle aree che erano più marginali.

Ora dobbiamo guardaci indietro e vedere come le distanze in qualche modo si siano accorciate.

Certo può fare molto di più, è chiaro che un’ Europa che non sia tutta piegata sulla dimensione del rigore e dell’austerità è un’Europa che in grado di far crescere le aree più in difficoltà attraverso politiche e processi di coesione.

L’Europa politica non esiste, esiste un’Europa della finanza e monetaria. Secondo lei nel futuro sarà possibile avere un governo europeo federalista con un parlamento che legiferi?

Mi rivolgo ad un giornale che è chiamato Avanti.Live, che rappresenta la tradizione socialista. Quindi penso sia possibile se ci sarà un’ Europa che avrà una dimensione sociale dove il peso dei socialisti sarà più forte.

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