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In Europa si tratta ad oltranza per una soluzione equilibrata

by Bobo Craxi

E’ emersa l’origine populista del nostro premier Conte (deve dare retta alle scelleratezze del Movimento 5 Stelle e della concorrenza becera offerta da Salvini) che è stato costretto a partecipare ad un confronto europeo nel quale le sue parole d’ordine sono state scartate senza se e senza ma.

L’emergenza esiste, e aver insistito sulla simmetria fra le nazioni in tema di aiuti e sostegni economici, ha finito necessariamente per essere un’arma che é stata utilizzata dai paesi del nord più riottosi per allontanare una soluzione condivisa e ragionevole ( l’emissione dei cosiddetti titoli europei) e piegare quindi verso il riutilizzo dello strumento, allo stato più idoneo, per ottenere dei vantaggi di ordine economico in ordine ad una emergenza che si è fatta ormai grave sul terreno della produzione e soprattutto dell’occupazione.

Il nostro governo, nel primo round (domani si riunirà di nuovo la commissione), ha battibeccato con l’Olanda, piccolo stato dal volto canagliesco, che già si era contraddistinta per il suo rigore amorale attraverso il quale nascondeva l’orientamento generale di una parte dei paesi del nord e dell’Europa che non intendono mutualizzare gli eventuali macro debiti delle nazioni che vogliono ricorrere agli aiuti comunitari per coprire i debiti futuri ed eventualmente cancellare quelli pregressi.

L’attitudine antieuropeista ha fatto sì che la tattica adottata dal nostro Governo, per sedersi al tavolo comunitario possiamo dire, sia stata abbastanza rovinosa. Annunciare anzitempo una manovra, che già di per sé farà rimbalzare in avanti il saldo negativo delle nostre pendenze, non ha certo aiutato il comportamento poco compassionevole delle nazioni, in particolare della nazione guida, che arriverà inevitabilmente a cedere sul punto dei titoli da emettere per la crisi ma in forme graduali e non dopo aver messo mano ad una riforma, quella del fisco comune, che richiederà un lungo impegno del parlamento europeo, della commissione, dei singoli governi e parlamenti per mettere mano ai trattati che sono palesemente divenuti obsoleti.

Il rifiuto, anche da parte dei governi di Francia e Spagna, di accedere ai sostegni del Mes a condizioni invariate produrrà una soluzione tecnica compatibile con le richieste di tutti. Che mette in salvo, per il momento, l’impianto comunitario; ma non farà fare passi in avanti sulla scorta della crisi pandemica.

L’Italia poteva contenersi a constatare la comune lotta contro l’emergenza e, una volta incassato lo svincolo dei parametri, limitarsi ad una richiesta di un fondo per coprire le spese reali ed il fabbisogno emergenziale agganciando la richiesta di sospendere la contribuzione annuale (che sono grosso modo 14/15 miliardi).

Sulla spinta del populismo nostrano, e senza una proposta organica di revisione europea, Conte é andato a testa bassa non curante del fatto che per oltre un anno é stato il premier più isolato del continente e di praticare una linea di curioso galleggiamento del neo/populismo democratico; d’altronde dietro di lui staglia sempre più chiaramente la figura di una personalità che avrebbe il pregio di mantenere calmi i mercati che non tarderanno a farsi aggressivi contro i nostri titoli di Stato, quella di Mario Draghi.

L’alternativa é quella più gradita dalla grande maggioranza degli italiani, che pensa, che spezzando le catene che ci legano ad un Europa matrigna, burocratica ed asolidale si possano schiudere sorti “magnifiche e progressive”. Il rischio, non calcolato, é che ci troveremmo ad affrontare la peggiore crisi dal dopoguerra senza avere nessuno al nostro fianco, in balia degli aiuti cinesi e senza un generale Marshall disposto a tirarci fuori dalle secche.

La considerazione finale é, meglio accettare questa “minestra”, che riusciremo a spuntare dall’Europa e rimodulare i conti e le ambizioni sapendo programmare la nostra economia che, uscendo dalla crisi pandemica, avrà bisogno di essere sostenuta, ma anche, di essere guidata da una mano pubblica sapiente.

Chi pensa di lavorare per la storia, in realtà, sta banalmente pensando alla propria ri-candidatura dimenticando che le prospettive dovranno essere di lungo respiro.

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