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Il vertice mondiale sulla Salute, un’occasione per scrivere un nuovo futuro

by Redazione

Il 21 maggio 2021 a Roma la Commissione europea e l’Italia, in qualità di presidente del G20, hanno ospitato congiuntamente il vertice mondiale sulla salute.

Per i leader del G20 e i leader, i capi di organizzazioni internazionali e regionali e i rappresentanti degli organismi sanitari mondiali invitati il vertice è un’opportunità per condividere gli insegnamenti tratti dalla pandemia di COVID-19 ed elaborare e approvare una “dichiarazione di Roma” che formulerà una serie di principi.

I principi possono costituire una guida potente per l’ulteriore cooperazione multilaterale e l’azione congiunta per prevenire future crisi sanitarie mondiali, nonché per un impegno comune a costruire un mondo più sano, più sicuro, più equo e più sostenibile.

“La pandemia ha sottolineato la straordinaria importanza della cooperazione internazionale”, dice il premier Draghi. “Con i partecipanti capiremo cosa è andato male. Dobbiamo vaccinare il mondo e farlo rapidamente. Questo pre-vertice ospiterà contributi di scienziati, medici, filantropi ed economisti. Dobbiamo guardare attraverso paesi e discipline diverse se vogliamo capire cosa è andato storto durante questa pandemia e cosa possiamo fare meglio in futuro”.

“Vorrei ringraziare il gruppo di esperti scientifici – aggiunge Draghi – e in particolare i co-presidenti organizzatori, il professor Silvio Brusaferro e il professor Peter Piot. La vostra relazione ha fornito una guida essenziale per le nostre deliberazioni e, in particolare, per la Dichiarazione di Roma che presenteremo oggi. Vorrei inoltre ringraziare le oltre 100 organizzazioni non governative e della società civile che hanno preso parte alla consultazione tenutasi ad aprile in collaborazione con Civil 20”.

“E’ essenziale consentire il libero flusso delle materie prime dei vaccini tra i vari confini. L’Ue ha esportato circa 200 milioni di dosi – sottolinea il premier – tutti gli stati devono fare altrettanto, ci deve essere un equilibrio nelle esportazioni verso quei paesi più poveri. Dobbiamo revocare i divieti generalizzati di esportazione, soprattutto nei paesi più poveri. Purtroppo, molti paesi non possono permettersi di pagare questi vaccini. Dobbiamo anche aiutare i paesi a basso reddito, compresa l’Africa, a produrre i propri vaccini. Probabilmente avremo bisogno di più cicli di vaccinazione in futuro, e aumentare la produzione è essenziale. Una proposta è quella di introdurre una sospensione dei brevetti sui vaccini Covid-19. L’Italia è aperta a questa idea, in modo mirato, limitato nel tempo e che non metta a repentaglio l’incentivo ad innovare per le aziende farmaceutiche. Ma questa proposta – conclude il presidente Italiano – non garantisce che i paesi a basso reddito siano effettivamente in grado di produrre i propri vaccini. Dobbiamo sostenerli finanziariamente e con competenze specializzate”.

Lo scopo è di “mettere sotto controllo la pandemia ovunque, assicurare che i vaccini vengano dati a tutti” attraverso le esportazioni ma anche condividendo “la capacità di produzione”, ha detto la presidente della Commissione europea Ursula Von der Leyen.

Poi prosegue annunciando “100 milioni di dosi ai Paesi a basso medio reddito entro il 2021”. Inoltre oggi “l’Africa importa il 99 per cento dei sieri, bisogna cambiare”. Questo è “un nuovo capitolo nella storia della sanità pubblica”. Inoltre, conclude la Leyen: “Ci impegneremo tutti a investire nella salute e nei professionisti della sanità”, ha spiegato poi, ricordando “gli operatori sanitari che hanno lavorato senza sosta, salvato vite, anche quando non c’era più niente da fare”.

“Serve accelerare la capacità di produrre vaccini anti-Covid, in particolare in Africa e in America Latina – dice invece Charles Michel – non si tratta solo di una questione di proprietà intellettuale ma anche di un trasferimento di tecnologie e know how. Serve un accesso equo e globale ai vaccini – sottolinea il presidente del Consiglio Europeo – e dobbiamo tutti essere impegnati in questa battaglia: tutti i membri del G20 devono garantire la catena delle forniture e che l’export si possa svolgere”.

“Credo sarebbe un passo molto concreto se tutti i Paesi membri del G20 decidessero anch’essi di condividere una quantità ragionevole di vaccini con i Paesi in difficoltà, di eliminare le restrizioni all’esportazione”, ha detto il presidente del Parlamento europeo, Davide Sassoli. “È una questione di responsabilità e di convenienza, perché non vi è sicurezza per nessuno, se non mettiamo tutti in sicurezza. Queste decisioni di breve periodo sono fondamentali, ma sappiamo che occorre ragionare ora nel medio e lungo termine. Dobbiamo esplorare soluzioni coordinate in sede multilaterale che prevedano non solo la condivisione volontaria di licenze per la produzione – uno strumento efficace per rafforzare la produzione – ma anche forme obbligatorie di condivisione delle licenze nel quadro di una situazione di emergenza quale quella attuale”, ha concluso Sassoli.

“Oggi nove persone al minuto muoiono a causa del covid- dice il direttore generale dell’Oms – la disparità nella distribuzione dei vaccini nel mondo persiste, questo è un fallimento per l’intera umanità. Il 90% dei vaccini al momento è nei Paesi del G20 – sottolinea Tedros Ghebreyesus – non possiamo fermare la pandemia se tutti non hanno le armi per stopparla”.

Anche l’Onu, tramite Guterres, dice che “il G20 deve creare una task force con tutti gli stakeholder più importanti per affrontare la pandemia di Covid-19. Un’iniziativa, questa, che sono disposto a sostenere mobilitando l’intero sistema delle Nazioni Unite. E poi devono raddoppiare la produzione di vaccini sondando ogni opzione possibile e dare l’esempio finanziando integralmente l’iniziativa Covax. Siamo in guerra contro il virus, ma ancora non stiamo applicando la legge di guerra”.

“A oggi- aggiunge il Segretario generale delle Nazioni Unite – Covax avrebbe dovuto distribuire nel mondo 170 milioni di dosi ma grazie ad atteggiamenti nazionalisti, limitate capacità di produzione e scarsità di fondi siamo fermi a 65 milioni. Temevo una riposta a due velocità a questa pandemia e questo è quello che è successo. Con l’inverno che avanza – conclude Guterres – nell’emisfero australe “il peggio della pandemia deve ancora arrivare”.

La Francia darà entro la fine del 2021 “almeno 30 milioni di dosi di vaccini” al programma Covax, il meccanismo globale per fornire vaccini ai Paesi poveri. Lo ha annunciato il presidente francese Emmanuel Macron in un video discorso. E’ importante che i vaccini anti-Covid vengano prodotti “in tutti i continenti, soprattutto in Africa” ha dichiarato nel suo intervento la cancelliera tedesca, Angela Merkel, sostenendo che al momento “solo l’1% dei vaccini è prodotto in Africa. Dobbiamo rafforzare la capacità di produzione nella regione”.

La Merkel, inoltre, ha espresso “personale supporto alla Carta di Roma” che traccia le indicazioni per essere “meglio preparati” alle eventuali emergenze del “futuro”. Merkel ha quindi annunciato che la Germania “entro fine anno” condividerà con i Paesi più in difficoltà nella campagna vaccinale “30 milioni di dosi. La chiave per il G20 in questo momento è aumentare le esportazioni di vaccini e costruire ed espandere la capacità di produzione. A questo proposito ha spiegato che l’Ue ha già esportato il 40% dei suoi vaccini.”, conclude la Cancelliera tedesca.

“Mi duole riconoscere che, quasi 2.800 anni dopo, il mondo è stato altrettanto diviso quanto Achille e Agamennone. Ritengo che sia arrivato il momento di unirsi per sconfiggere la pandemia e prevenirne di nuove”. E’ questo il messaggio del premier britannico, Boris Johnson.

In qualità di presidente del G7, il Regno Unito ha chiesto al Wellcome Trust di collaborare con i partner internazionali per formulare una proposta di rete mondiale di centri di sorveglianza, una sorta di radar pandemico globale. Johnson ha ricordato che il Regno Unito ha “contribuito con con 800 milioni di sterline all’ACT-A e partecipiamo al programma Covax, condividendo i nostri vaccini in eccesso. D’altronde, come tutti sappiamo, nessuno è al sicuro finché non lo saremo tutti”.

“Dobbiamo essere onesti su quello che dobbiamo fare, il mondo era pronto per il Covid 19”, dice la vice presidente americana, Kamala Harris, sottolineando la necessità di creare “un nuovo meccanismo” comune di risposta alle pandemie, considerando “il bilancio della sanità” alla stregua di quello per la difesa nazionale, affrontando investimenti perché “il costo del fallimento sarebbe ancora più alto”.

Harris ha affermato poi che la “dichiarazione di Roma” in vista delle prossime riunioni del G7 e del G20 sono “l’opportunità di lavorare insieme per fare la cosa giusta”, ribadendo l’impegno degli Stati Uniti di Joe Biden su questo fronte. A proposito dell’accesso ai vaccini, Harris ha ricordato come l’amministrazione Biden si sia impegnata a donare 80 milioni di dosi di vaccini ai Paesi che ne hanno bisogno.

Ma non è d’accordo il presidente messicano, Andrés Manuel López Obrador, ha denunciato un “accaparramento” di vaccini da parte di un piccolo gruppo di Paesi, “mentre la maggioranza delle Nazioni ne riceve quantità molto piccole”. Lopez Obrador intervenendo al vertice ha poi messo in chiaro le “cifre ufficiali” secondo cui finora “sono state iniettate 1.556 milioni di dosi di vaccini, di cui il 96% è stato a disposizione di 50 Paesi, mentre 145 Nazioni ne hanno avute solo 67 milioni, ossia appena il 4% del totale”.

Inoltre il presidente messicano ha annunciato il suo sostegno alla proposta del presidente Usa, Joe Biden, di “mettere a disposizione dei popoli e delle Nazioni del mondo i brevetti delle aziende farmaceutiche che producono i vaccini contro il Covid-19”.

Anche la Cina non perderà l’occasione di sfruttare questa pandemia per recuperare terreno nella sfida globale per la leadership con Usa e Russia. E così arriva l’annuncio corposo del presidente cinese Xi Jinping, in collegamento con il Global Health Summit, che dice: “La Cina fornirà altri 3 miliardi di dollari in aiuti per i prossimi 3 anni per sostenere la risposta al Covid e la ripresa economica nei Paesi in via di sviluppo”.

“Abbiamo già fornito 300 milioni di dosi di vaccino al mondo e la Cina continuerà a farlo, al meglio delle sue capacità”, ha aggiunto Xi.

“Non ci può essere una fine della crisi economica senza una fine della crisi sanitaria. Mettere fine alla pandemia è un problema risolvibile ma richiede un’ulteriore azione globale coordinata”. Lo afferma il direttore generale del Fmi, Kristalina Georgieva, proponendo un piano da 50 miliardi di dollari per mettere fine alla pandemia.

“Il mondo non deve sperimentare il dolore di una altro balzo di casi di Covid. Con una forte azione globale ore e pochi finanziamenti rispetto ai benefici, possiamo uscire da questa crisi finanziaria”.

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