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Il sindacalista cattolico che scelse il socialismo

by Rosario Sorace

Ventuno anni fa moriva un sindacalista cattolico democratico che poi aderì al Partito Socialista Italiano dove divenne parlamentare. Si tratta di Livio Labor, laureato in filosofia giovanissimo all’età di 21 anni, svolse oltre all’attività sindacale anche quella giornalistica.

È stato anche presidente delle ACLI, membro della Compagnia di San Paolo e della Democrazia Cristiana, prima appunto di essere eletto senatore della Repubblica per il Psi.

All’inizio da giovane tentò la stessa carriera universitaria del padre, che era una medico triestino, ma abbandonò medicina per poi laurearsi in Filosofia nella cattolica di Milano. Negli stessi anni universitari iniziò il suo impegno sociale e religioso entrando nella Compagnia di San Paolo, alla quale fu iscritto dal 1937 al 1956. Aderì alla DC nel 1950 ed iniziò la lunga trafila di incarichi nella presidenza delle ACLI fin dal 1955 come segretario per la formazione. Mentre nel 1961 diventerà quinto presidente delle Acli, carica che mantenne sino al 1969.

È stato consulente per l’IRI e l’ENI in qualità di esperto sui temi della formazione e del lavoro. Ma finito il cosiddetto “collateralismo” tra il partito della Democrazia Cristiana e il mondo cattolico anche le ACLI sono state sollecitate a maturare una visione più progressista e aperta, soprattutto perché la Chiesa stava cambiando, aprendosi alla modernità dopo il concilio Vaticano II e il papato di Giovanni XXIII. Labor ruppe gli indugi e fu tra i primi ad abbandonare il legame con la Dc, proclamando il principio della libertà di voto alle elezioni per gli associati aclisti. Cosicché coerentemente lasciò l’associazione per non coinvolgerla nelle sue personali scelte politiche.

Nel marzo 1969 fondò, con Riccardo Lombardi, Franco Marini e altri, l’ACPOL (Associazione di cultura politica), che si sciolse alla vigilia delle elezioni del 1972. Successivamente Labor fondò nel 1970 il Movimento Politico dei Lavoratori per presentarsi alle elezioni. Ma l’operazione politica non ebbe successo e così nel 1972 decise di fare confluire il suo movimento nel Psi, aderendo alla corrente di Riccardo Lombardi (sinistra del psi) a cui era legato da lunga amicizia.

Nel 1976 fu eletto senatore nelle liste del PSI (nel collegio di Rovereto). Sicuramente è delle figure più importanti di un cattolico democratico che scelse il socialismo come approdo della sua formazione culturale politica.

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