Il sacrificio di Luciano Nicoletti, ucciso a Corleone dai mafiosi

Luciano Nicoletti era un contadino originario di Prizzi che sin dall’età giovanile si era stabilito a Corleone dove sposò Caterina Guagliardo.

Da questo matrimonio nacquero cinque figli. Aderì con ardore e convinzione al Partito Socialista e divenne attivista dei Fasci siciliani, un movimento di inizio novecento tendente a riscattare gli operai e i contadini dalla condizione di sfruttamento e indigenza.

Nicoletti si distinse per il coraggio e la volontà con cui partecipò alle mobilitazioni che culminarono in uno sciopero agrario dell’autunno 1893.

Per non cedere alla prepotenza dei padroni Nicoletti mangiò per giorni con la sua famiglia solo fichidindia, non avendo paghe e alimenti per potersi cibare.

Le lotte si conclusero con un successo per i contadini e così molti padroni si arresero e sottoscrissero i “Patti di Corleone”. Tuttavia la repressione del governo non tardò e fu proclamato lo stato d’assedio con la decisione di sciogliere i Fasci.

Nel 1903 ci fu l’esilio forzato a cui fu costretto Bernardino Verro e, quindi, Nicoletti lo sostituì guidando il movimento contadino corleonese nella lotta per i nuovi Patti agrari e per le affittanze collettive.

Proprio agli inizi del ‘900 a Corleone e nella Sicilia interna erano ricominciate vigorose e tenaci le lotte dei contadini e proprio Corleone era divenuta il centro più importante del movimento di lotta siciliano al punto che la cittadina fu scelta come sede del congresso delle leghe e delle cooperative socialiste di tutte le provincie siciliane, che si svolse il 23 e il 24 aprile 1904.

A Corleone giunsero all’inaugurazione del Congresso diecimila contadini, provenienti da più paesi. Il popolo e i delegati convenuti acclamavano continuamente Bernardino Verro e, dal balcone della sede della cooperativa, parlarono diversi oratori Montalto, Lo Vetere, Loncao, Salevor.

Il congresso prese decisioni importanti tra cui l’approvazione di un ordine del giorno sul credito agrario teso a permettere ai contadini di affittare in comune le terre ed avere la disponibilità di macchine agricole, di concimi e sementi.

Su questi argomenti svolsero relazioni il palermitano Filippo Lo Vetere. Giacomo Montalto, mentre si approfondì la necessità di costituire una federazione siciliana delle leghe contadine, con un comitato centrale che doveva avere la sede a Corleone e tale proposta venne approvata all’unanimità. Fu anche realizzata una cartolina postale per ricordare l’evento.

All’inizio del 1905, Verro rientrò clandestinamente a Palermo, per ricoverarsi all’ospedale civile “San Saverio” dove si operò di una vecchia ernia con la precisa idea, grazie alla compiacenza dei sanitari, di trascorrere in ospedale i 18 mesi che doveva scontare in carcere.

Purtroppo la situazione precipitò verso un epilogo violento. La mafia degli agrari si preoccupò del fatto che Verro stava rientrando a Corleone e del modo in cui Nicoletti con abilità e determinazione guidava i contadini nella battaglia per le affittanze collettive.

La sera del 14 ottobre 1905, due sicari mafiosi attesero Luciano Nicoletti alla periferia del paese, nei pressi della chiesa di san Marco quando il coraggioso contadino stava ritornando a piedi dal duro lavoro dei campi.

I killer lo chiamarono per nome e appena si girò verso di loro venne ucciso con due colpi di lupara al petto. Il giudice istruttore Patti apri un fascicolo e un indagine contro ignoti, inquadrando l’omicidio persino nell’ambito di presunti “attriti di partito” e fu una sorta di depistaggio ante litteram che condusse in breve tempo all’archiviazione cosicché l’omicidio di Luciano Nicoletti rimase impunito.

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