Il ritorno a casa di Chico Forti. Una vittoria per l’Italia e gli italiani

Finisce la lunga odissea di Chico Forti che torna in Italia. Venne arrestato nel 1998 in Florida per omicidio e venne condannato all’ergastolo con indizi assai labili, anzi infondati.

Tutti i tentativi in questi vent’anni di porre fine alla sua detenzione sono stati fallimentari, improvvisamente adesso, verrà ora trasferito nel nostro Paese. Ad annunciarlo è stato il ministro degli Esteri Luigi Di Maio, a cui va sicuramente il merito per aver risolto in pochi giorni un altro caso scottante dopo quello dei 18 pescatori di Mazara del Vallo tenuti in ostaggio dalle milizie libiche di Haftar a Bengasi per tre mesi.

Naturalmente bisogna riconoscere lo sforzo silente e prezioso della diplomazia italiana che da anni lavora senza clamori  per raggiungere un accordo con le autorità americana. La vicenda di Chico, produttore televisivo, iniziò negli anni novanta quando si trasferì negli Stati Uniti.

Nel  febbraio 1998 venne ucciso Dale Pike, figlio dell’imprenditore Anthony Pike, dal quale Forti doveva concludere un affare con l’acquisto di un albergo. Nel 2000 venne condannato “oltre ogni ragionevole dubbio” anche se lui ha sempre proclamato la sua innocenza. Da allora si diede vita ad una grande battaglia legale che è stata condotta dall’avvocato newyorkese Joe Tacopina.

“Sono personalmente grato al governatore DeSantis e all’Amministrazione Federale degli Stati Uniti – ha detto il ministro Di Maio – un ringraziamento speciale al Segretario di Stato Mike Pompeo, con il quale ho seguito personalmente la vicenda e con il quale ho parlato ancora nel fine settimana, per l’amicizia e la collaborazione che ha offerto per giungere a questo esito così importante. Il governo seguirà ora i prossimi passi per accelerare il più possibile l’arrivo di Chico. Erano vent’anni che aspettava questo momento e siamo felici per lui, per i suoi cari, per la sua famiglia, per tutta la città di Trento. È un momento commovente anche per noi”.

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