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Il referendum del ’74 che cambiò l’Italia

by Rosario Sorace

Nel 1974 si svolse un referendum che segnò la storia del nostro Paese e che ha confermato la permanenza della legge, che aveva introdotto nel 1970 l’istituto del divorzio in Italia.

Il referendum promosso era inteso ad abrogare la legge e avvenne tra il 12 e il 13 maggio di quell’anno, aveva ad oggetto la richiesta ai cittadini se volessero o meno abrogare questa normativa vigente. I cattolici più integralisti si fecero forti della tradizione dottrinaria che affermava il dogma del matrimonio indissolubile, mentre i laici sostenevano che il matrimonio è un istituto di diritto naturale e non doveva essere considerato sacro, quindi, eventualmente, non doveva essere sciolto solo dai tribunali ecclesiastici.

La legge entrò, appunto, in vigore in quegli anni di riforme del centro sinistra, in cui i socialisti furono una componente fondamentale e provocò una profonda spaccatura nella società civile, al punto che si formarono due fronti contrapposti. Da una parte i divorzisti che dice difendevano la legge dagli attacchi poiché la reputavano un caposaldo dei diritti civili e delle libertà individuali.

Prevalse il “No” con una maggioranza ampia di quasi il 60% contro il 40%, e questo aprì una fase nuova anche nella vita politica del Paese, in cui le sinistre e i laici stavano da una parte, mentre la Dc insieme al Msi si schierarono per l’abrogazione, subendo di conseguenza una forte e clamorosa sconfitta.

Furono le forze laiche Psi, Pri, Psdi, il Pli e, l’indiscusso impegno, anche fuori dalle aule parlamentari, dei radicali di Marco Pannella che si erano fatti sostenitori e difensori della legge che fu opera del socialista Loris Fortuna e del liberale Antonio Baslini.

Mentre il comitato promotore del referendum era diretto da Gabrio Lombardi, schierando contro il divorzio diversi intellettuali e politici anche non cattolici. La Democrazia Cristiana e il Movimento Sociale Italiano si erano opposti alla legge ma una parte del mondo cattolico si era comunque dichiarato favorevole. Infatti le ACLI, cattolici democratici come Mario Gozzini, Pietro Scoppola, Raniero La Valle e Paolo Prodi. Mentre Comunione e Liberazione, movimento in forte crescita in quegli anni, era rimasto completamente fedele alle indicazioni della Conferenza Episcopale Italiana che sostenne con forza il “SI”.

Forattini su Fanfani: Il tappo è saltato

Il Vaticano, in un primo momento, sembrava orientata per ammettere il divorzio per i matrimoni civili e vietarlo per quello concordatario. Rinunciò subito perché in tal modo sarebbero aumentati i matrimoni civili a scapito di quelli religiosi. Fu soprattutto Amintore Fanfani, segretario della Dc, che si impegnò in prima linea per la battaglia che puntava all’abrogazione, mentre la sinistra Dc è il presidente del consiglio Rumor non si attivarono e non presero posizione.

In tal senso questa netta sconfitta fu addebitata a Fanfani che aveva politicizzato lo scontro, al di là del quesito referendario, poiché era convinto che una vittoria del “Si” avrebbe comportato un contenimento politico dell’avanzata del Pci di Enrico Berlinguer. Al di là di queste considerazioni fu un momento memorabile della storia italiana e una svolta per l’affermazione dei diritti contro l’oscurantismo clericale.

Resta celebre a suggellare questo fatto rilevante, la vignetta satirica di Giorgio Forattini, pubblicata sul quotidiano romano Paese Sera, che vale più di mille commenti, nella quale si ironizza per l’appunto sul leader della Dc Fanfani, in cui lo stesso viene descritto come un tappo che parte da una bottiglia di spumante.

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