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Il post Covid-19 e l’indebitamento dello Stato cui saremo chiamati a risanare, prima o poi

by Maurizio Ciotola

Come abbiamo constatato la popolazione italiana ha saputo rispondere, in modo egregio e responsabile alle disposizioni governative aderenti alla nostra Costituzione.

Meno hanno fatto alcuni organi mediatici e i tanti politici, giacché sia gli uni che gli altri hanno avuto la necessità di spingersi in interpretazioni soggettive della Costituzione, pur di vendere copie, aumentare l’audience e mantenere il consenso.

Per questi ultimi e in entrambi i casi, le risposte nell’immediato e nel breve termine sono state tutte negative, come è corretto che sia.

Quanto è emerso invece è che, quell’area politica, quanto gli stessi organi mediatici, non vogliono mettere in discussione il pasticcio legislativo e costituzionale generato dal titolo V e dalle successive leggi ordinarie, cui si è dovuto far fronte in questi giorni senza violare la Costituzione.

La modifica del titolo V della Cost., ha avuto come obiettivo la frammentazione del sistema sanitario nazionale, che con il coordinamento di leggi nazionali definite ad hoc negli anni della grande spartizione, ha smantellato la sanità pubblica, estirpando tutti i settori attivi da cui la stessa traeva guadagno, per il corretto e parziale sostentamento.

La Sardegna è forse il feudo in cui questo è avvenuto riuscendo a espropriare anche una parte privata della sanità presente e di cui tutti hanno un buon ricordo, per offrire ai grandi soggetti internazionali, ad alcuni prestanome locali, la nuova fetta della torta appena resa disponibile.

L’altro aspetto su cui i cronisti e soprattutto la nostra politica di governo e opposizione regionale non si sono soffermati, è l’inconsistenza della rete di comunicazioni in fibra ottica e non, per cui si è reso impossibile attuare un corretto smart working, per i lavoratori e per gli studenti.

Non solo, ma su questo punto è necessario focalizzare il problema nella misura dell’incapienza delle famiglie, per cui diversi soggetti non sono stati in grado di consentire che i loro figli potessero seguire regolarmente le lezioni, o quanto meno seguirle in una misura tecnicamente accettabile e utile per gli stessi.

Come al solito tutti hanno incominciato a osservare il dito, ma non la luna, e chi doveva distogliere l’attenzione dal sostanziale ha avuto gioco facile, almeno sul piano mediatico e non reale.

Chiunque sia dotato di una media intelligenza e responsabilità avrebbe spinto verso una riflessione adeguata, quanto consapevole, del crollo cui il sistema economico e sociale così com’è organizzato, si è trovato far fronte.

Anche i meno dotati, ma liberi, avrebbero compreso che di fronte a una pandemia di natura più violenta dell’attuale, non sarebbe rimasto in piedi alcun brandello dell’economia, almeno così come ci si ostina a tenerlo in piedi ancora oggi.

Tutti hanno già dimenticato il prezzo negativo del barile del petrolio, meno 37 dollari, cui la borsa di New York ha scolpito sul granito della storia dell’economia qualche giorno fa.

Motivo per cui abbiamo pochi dubbi sul perché il tam tam mediatico e politico abbia incominciato a sollevare l’opinione pubblica verso l’operato dei governi, del nostro governo che si è mosso per tutelare la salute della popolazione, come sancito dalla Costituzione.

Non vi saranno aiuti e interventi commisurati alle perdite, cui i piccoli e medi imprenditori hanno subito, per la fermata imprevista e inaspettata del sistema economico.

Non mancheranno invece i sostanziali interventi a sostegno di quelle grandi aziende che, diversamente, hanno prontamente ridotto i danni liberandosi da subito dell’onere relativo agli obblighi verso i propri lavoratori, scaricandoli sul “conto” pubblico.

Alla fine dell’anno l’accrescimento stimato del debito pubblico sarà oltre il 150% del PIL, cui nel lungo termine saremo chiamati a rispondere, sul piano generale e diffuso.

In nessun caso verrà eroso il surplus del capitale, passatemi questa definizione marxista, cui le grandi aziende hanno accresciuto grazie alla mietitura più o meno libera, avvenuta in questi anni sul territorio Italiano, e verso cui oggi non sembra si sentano obbligate a rispondere.

Probabilmente la possibile crescita dell’evasione fiscale per le piccole imprese, le partite IVA, avrà lo scopo di far fronte agli oneri non rientrati in alcuna moratoria o riduzione, mentre le grandi imprese proseguiranno a eludere gli oneri, cui  invece la condizione di sofferenza nazionale dovrebbe imporre.

Apprezziamo il richiamo del Presidente Giuseppe Conte, per cui le banche dovrebbero dare spazio all’amore, nei confronti di chi fa ricorso a finanziamenti per sopravvivere, ma in un Paese in cui il “buon senso” non ha la medesima valenza che ha in Svezia, tale richiamo è totalmente utopistico.

Nel lungo termine siamo di fronte a un possibile default dello Stato, cui solo la ricchezza individuale dei cittadini e delle imprese può far fronte.

Fino a quando non si accrescerà il pericolo di una troika per salvare il Paese dal disastro, è necessario che quegli stessi soggetti attivi e forti, partecipino in modo significativo alla ripartenza economica del Paese per scongiurarla.

Perché nel caso di un simile intervento sovranazionale, quelle aziende non avranno spazio per decidere la politica del Paese, tanto meno nel perseverare in una esenzione dagli obblighi economici e sociali, cui i creditori esteri li richiameranno.

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